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L'Ifo tedesco risale dopo sette cali, Btp record al 2,16%

In ripresa la fiducia verso il business in Germania. Gli investitori confidano nelle mosse della Bce di Mario Draghi che venerdì scorso ha anticipato il quantitative easing, ma Weidmann frena e i listini si indeboliscono. Piazza Affari chiude piatta. Il rendimento del debito italiano è ai minimi storici, lo spread cala sotto 140 punti base
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MILANO - Prima le Borse del Vecchio continente beneficiano dei segnali di risveglio della locomotiva tedesca e migliorano, poi ritracciano dopo l'intervento del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann che - a distanza - replica al presidente della Bce, Mario Draghi: venerdì scorso il numero uno dell'Eurotower aveva promesso di fare tutto il necessario per rilanciare l'economia e soprattutto evitare la deflazione. Un'affermazione che gli addetti ai lavori hanno interpretato come un avvicinarsi dell'intervento della Bce sotto forma di quantitative easing, l'acquisto di titoli anche di Stato sui mercati: secondo gli analisti di Crédit Suisse l'operazione potrebbe essere lanciata già prima di Natale. Oggi la replica di Weidmann, secondo cui i governi europei dovrebbero concentrarsi sulla crescita piuttosto che sul quantitative easing anche perché "esistono grossi ostacoli legali alla possibilità che la Bce acquisti titoli di Stato".

Insomma …
MILANO - Prima le Borse del Vecchio continente beneficiano dei segnali di risveglio della locomotiva tedesca e migliorano, poi ritracciano dopo l'intervento del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann che - a distanza - replica al presidente della Bce, Mario Draghi: venerdì scorso il numero uno dell'Eurotower aveva promesso di fare tutto il necessario per rilanciare l'economia e soprattutto evitare la deflazione. Un'affermazione che gli addetti ai lavori hanno interpretato come un avvicinarsi dell'intervento della Bce sotto forma di quantitative easing, l'acquisto di titoli anche di Stato sui mercati: secondo gli analisti di Crédit Suisse l'operazione potrebbe essere lanciata già prima di Natale. Oggi la replica di Weidmann, secondo cui i governi europei dovrebbero concentrarsi sulla crescita piuttosto che sul quantitative easing anche perché "esistono grossi ostacoli legali alla possibilità che la Bce acquisti titoli di Stato".

Insomma l'ala tedesca continua a premere per il rigore non ascoltando le sirene proveniente dalle altre banche centrali: a sopresa, infatti, venerdì scorso, era arrivata la mossa della Banca centrale della Cina, che ha tagliato i tassi annunciando di essere pronta a liquidità al sistema bancario.

Nel frattempo, gli investitori registrano oggi gli attesi dati dalla Germania, l'economia che aveva dato segni di preoccupante debolezza nel recente passato: l'indice Ifo sulla fiducia verso il clima di business sale a 104,7 punti a novembre, sopra le attese per un livello di 103 punti. Si tratta della prima risalita dopo sette mesi di ribasso. Considerando la chiusura della Borsa di Tokyo per la festa del lavoro, è questo il dato più rilevante per i mercati in attesa di quello sul Pil nei prossimi giorni (l'agenda della settimana). In Italia si guarda ai dati sul commercio estero extra Ue, con il surplus che registra i massimi da gennaio del 1993. Dagli Usa, l'indice della Fed di Chicago segna +0,14 punti a ottobre, sotto le attese; debole anche l'indice Pmi di Markit sui servizi: nella lettura flash di novembre scende a 56,3 punti dai 57,1 di ottobre.

Oggi però è anche il giorno degli esami politici all'indomani della grande fuga dalle urne: in Emilia Romagna per la scelta del governatore ha votato meno del 38% degli aventi diritto, in Calabria il 44%. Uno scenario che in qualche modo allontana dal rischio voto anticipato a livello nazionale, ma mette ancora più pressione al governo che continua sulla strada delle riforme: mercoledì è atteso il via libera della Camera al Jobs Act. Sempre in settimana si attende l'ok della Commissione Ue alla legge di Stabilità e - soprattutto - il piano da 300 miliardi di investimenti per il rilancio dell'Europa promesso dal neo presidente
Jean Claude Juncker. Nel frattempo l'euro chiude in leggero rialzo sul dollaro sopra quota 1,24. La moneta unica passa di mano a 1,2437 dollari e a 147,27 yen.

In questo contesto a Milano Piazza Affari, azzera in guadagni e chiude in ribasso dello 0,14% in scia alle parole di Weidmann. Considerando che sul listino italiano pesa per un -0,16% lo stacco di cedole importanti quali Tenaris, Mediolanum, Atlantia, Terna e Mediobanca, si può dire che la giornata è stata piatta. Bene il comparto bancario, con Intesa Sanpaolo che beneficia del possibile shopping nel Regno Unito. Scatto per Wdf che, secondo indiscrezioni, guarda a un'alleanza con un partner asiatico. Contrastate le altre Borse europee: Parigi segna +0,49% finale, Francoforte sale dello 0,54% e Londra cede lo 0,31%. Le parole del banchiere tedesco, però, non frenano la corsa al ribasso del Btp sul mercato secondario: i titoli decennali del debito pubblico italiano aggiornano i loro minimi storici al 2,16%, mentre lo spread, il premio pagato per investire nel debito di Roma anziché in quello di Berlino, si stabilizza in area 140 punti base. Record anche per i Bonos spagnoli, che per la prima volta nella storia arrivano a rendere meno del 2%.

Wall Street prova a consolidare gli ultimi record, anche se l'andamento risente della debolezza europea: in chiusura il Dow jones sale dello 0,04%, il Nasdaq dello 0,89%. Bene anche l'indice S&P500 che guadagna lo 0,29%. La scorsa settimana le blue chip avevano guadagnato l'1%, il listino tecnologico lo 0,5% e l'S&P 500 l'1,2%.

Sul fronte della materie prime, avvio di settimana poco mosso per le quotazioni del petrolio, che si stabilizzano dopo il recente recupero. Alla chiusura delle Borse Ue, i futures sul greggio americano, il Wti, con consegna a gennaio veleggiano in area 76,5 dollari al barile. In vista della riunione dell'Opec è emerso l'intento dell'Iran di chiedere un taglio della produzione; anche la Russia potrebbe tagliare 300mila barili al giorno per spingere gli altri Paesi del cartello a fare altrettanto. Le quotazioni dell'oro, invece, tornano a scendere sotto la quota dei 1.200 dollari l'oncia e lì stazionano.