LUGANO - Di qui al 2020 ai vertici delle aziende svizzere quotate in borsa, e con un fatturato di almeno 40 milioni di franchi, ci dovrà essere almeno un 30 per cento di quote rosa. Lo ha deciso il Governo di Berna, di fronte alla ritrosia di molte imprese a dare più spazio alle donne, nei quadri dirigenti. Per raggiungere
quell'obbiettivo la strada da fare sarà, comunque, parecchio in salita se si considera che, attualmente, le donne che ricoprono ruoli di manager non superano il 4 per cento. Nei consigli di amministrazione, invece, la situazione è in qualche modo migliore, visto che sono tre volte tante, ovvero il 12 per cento.
Questi dati collocano la Svizzera al 12 esimo posto, in Europa, in quanto a promozione di elementi femminili, nei ruoli dirigenziali, dietro alla Spagna e davanti a Grecia e Italia. Un vero e proprio paradosso se si pensa, ad esempio, alla composizione dell'esecutivo elvetico, nel quale tre membri su sette sono donne.
"All'inizio- dice Rajna Gibson Brandon, docente universitaria di Economia a Losanna al mensile Bilan - ero contraria alle quote rosa, perché ritenevo illiberale venissero imposte d'imperio. Adesso, tuttavia, notando come si muovono lentamente le cose, in Svizzera, sono pienamente d'accordo". E che, sulla questione femminile, la Confederazione sia perennemente in ritardo lo dimostra il fatto che, solo nel '71, venne concesso il suffragio alle donne.
Ma come funzionerà il controllo dell'applicazione delle quote rosa, deciso dal Governo? "In occasione del rendiconto annuale - è stato spiegato - le aziende quotate in borsa dovranno dimostrare di averle raggiunte e, in caso contrario, spiegare il perché". "Intendiamoci- ha rassicurato il ministro di Giustizia e Polizia, Simonetta Sommaruga - non applicheremo alcuna sanzione a chi non si metterà in regola, ma una certa forma di pressione intendiamo esercitarla. Riteniamo che il solo fatto di doversi giustificare costituirà motivo di imbarazzo".
Per il ministro "è estremamente deludente constatare che, oggi, nel management del 60 per cento delle aziende quotate alla Borsa di Zurigo non ci sia alcuna donna". Contro le quote rosa obbligatorie sono, intanto, già insorti i partiti di centro-destra che denunciano "un'inammissibile ingerenza statalista nella libertà di impresa".
quell'obbiettivo la strada da fare sarà, comunque, parecchio in salita se si considera che, attualmente, le donne che ricoprono ruoli di manager non superano il 4 per cento. Nei consigli di amministrazione, invece, la situazione è in qualche modo migliore, visto che sono tre volte tante, ovvero il 12 per cento.
Questi dati collocano la Svizzera al 12 esimo posto, in Europa, in quanto a promozione di elementi femminili, nei ruoli dirigenziali, dietro alla Spagna e davanti a Grecia e Italia. Un vero e proprio paradosso se si pensa, ad esempio, alla composizione dell'esecutivo elvetico, nel quale tre membri su sette sono donne.
"All'inizio- dice Rajna Gibson Brandon, docente universitaria di Economia a Losanna al mensile Bilan - ero contraria alle quote rosa, perché ritenevo illiberale venissero imposte d'imperio. Adesso, tuttavia, notando come si muovono lentamente le cose, in Svizzera, sono pienamente d'accordo". E che, sulla questione femminile, la Confederazione sia perennemente in ritardo lo dimostra il fatto che, solo nel '71, venne concesso il suffragio alle donne.
Ma come funzionerà il controllo dell'applicazione delle quote rosa, deciso dal Governo? "In occasione del rendiconto annuale - è stato spiegato - le aziende quotate in borsa dovranno dimostrare di averle raggiunte e, in caso contrario, spiegare il perché". "Intendiamoci- ha rassicurato il ministro di Giustizia e Polizia, Simonetta Sommaruga - non applicheremo alcuna sanzione a chi non si metterà in regola, ma una certa forma di pressione intendiamo esercitarla. Riteniamo che il solo fatto di doversi giustificare costituirà motivo di imbarazzo".
Per il ministro "è estremamente deludente constatare che, oggi, nel management del 60 per cento delle aziende quotate alla Borsa di Zurigo non ci sia alcuna donna". Contro le quote rosa obbligatorie sono, intanto, già insorti i partiti di centro-destra che denunciano "un'inammissibile ingerenza statalista nella libertà di impresa".