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Tassa sulle transazioni finanziarie verso un nulla di fatto

L'argomento sul tavolo dell'Ecofin di domani, ma le posizioni su derivati e residenza degli emittenti restano troppo lontane. Gli 11 Paesi che hanno avviato la cooperazione rafforzata, tra i quali l'Italia, rinvieranno al 2015
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MILANO - La Tobin Tax europea, la tassa sulle transazioni finanziarie, si avvia ancora a un nulla di fatto. Dovrebbe slittare ancora ancora l'accordo tra gli 11 Paesi della cooperazione rafforzata (tra cui l'Italia), che avevano annunciato la volontà di raggiungere un'intesa entro fine anno. Le cancellerie, però, sono ancora lontane da una possibile intesa, stando a quanto emerge dalle fonti europee. Dopo l'Eurogruppo odierno sulle leggi di Stabilità dei Paesi membri, l'Ecofin di domani, che discuterà del dossier perché gli 11 Paesi sono obbligati a riferire al Consiglio, prenderà atto del blocco e rinvierà tutto alla prossima presidenza a gennaio.

Le questioni che ancora dividono gli 11 Stati sono sempre le stesse da mesi: se la tassa deve colpire in base al principio di residenza dell'entità che emette il titolo o in base a quello di emissione del titolo azionario, e se deve colpire anche i prodotti derivati oppure no.

Rischia c…
MILANO - La Tobin Tax europea, la tassa sulle transazioni finanziarie, si avvia ancora a un nulla di fatto. Dovrebbe slittare ancora ancora l'accordo tra gli 11 Paesi della cooperazione rafforzata (tra cui l'Italia), che avevano annunciato la volontà di raggiungere un'intesa entro fine anno. Le cancellerie, però, sono ancora lontane da una possibile intesa, stando a quanto emerge dalle fonti europee. Dopo l'Eurogruppo odierno sulle leggi di Stabilità dei Paesi membri, l'Ecofin di domani, che discuterà del dossier perché gli 11 Paesi sono obbligati a riferire al Consiglio, prenderà atto del blocco e rinvierà tutto alla prossima presidenza a gennaio.

Le questioni che ancora dividono gli 11 Stati sono sempre le stesse da mesi: se la tassa deve colpire in base al principio di residenza dell'entità che emette il titolo o in base a quello di emissione del titolo azionario, e se deve colpire anche i prodotti derivati oppure no.

Rischia così di andare a vuoto il pressing portato dai sostenitori delle campagne a favore della tassazione sulle transazioni finanziarie, rappresentati in Italia dalla campagna ZeroZeroCinque. "L'introduzione di questa tassa", spiegano i sostenitori nell'ipotesi minima di uno 0,05% sulle compravendite di strumenti finanziari (per non scoraggiare gli investimenti di medio-lungo periodo, ma arginare gli eccessi di trading sul brevissimo termine), avrebbe potuto "garantire un gettito annuo fino a 35 miliardi di euro per gli 11 Paesi coinvolti, gettito che - secondo le Robin Hood Campaigns - dovrebbe essere ridistribuito a sostegno delle famiglie povere colpite dalla crisi, nel proprio Paese e nei Paesi in via di sviluppo, ma anche per finanziare misure di contrasto al cambiamento climatico".

Solo per l'Italia, si stima un gettito annuo tra i 5 e i 6 miliardi di euro. Un obiettivo che risolverebbe non pochi problemi, se si pensa che, in sole due settimane, la tassa europea raccoglierebbe risorse per recuperare i tagli effettuati in Italia dal 2008 al 2012 al fondo nazionale per le politiche sociali, mentre con 2,9 miliardi (gettito mensile della tassa europea) si potrebbero pagare i salari di un intero anno di 1,5 milioni di infermiere in Africa o ancora con 240 milioni di euro raccolti dalla TTF in soli due giorni e mezzo, si potrebbe finanziare la costruzione di 2.500 rifugi anticiclone, proteggendo così 8 milioni di persone che vivono in zone soggette a tali fenomeni".