Economia

Abe prova a scuotere il Giappone, domenica il voto

Il primo ministro Shinzo Abe (reuters)
Il Paese è tornato in recessione e la politica ultraespansiva del premier conservatore non è riuscita per ora a dare la scossa all'economia. Ora si attende una grande maggioranza per fare le riforme, senza le quali il Sol Levante rischia di contare sempre meno sullo scenario internazionale
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MILANO - Una scossa che passi attraverso le urne, dia vigore alla politica e quindi rilanci l'Abenomics, la politica espansiva che dovrebbe tirare fuori il Giappone da una secca lunga vent'anni. Così il primo ministro nipponico Shinzo Abe approccia da largamente favorito le elezioni anticipate, convocate dal premier stesso, che si svolgeranno domenica in Giappone.

Con il voto, il Paese rinnoverà i 475 deputati della Camera bassa sciolta a novembre. I partiti in corsa sono 11, con il Partito liberaldemocratico (Ldp) del premier conservatore che oscilla tra il 28 e il 37% e il Partito democratico (Dpj) del leader dell'opposizione Banri Kaieda, che dovrebbe avere tra il 9 e il 13% dei voti.

Abe si aspetta una vittoria consistente, nonostante i problemi che continuano a colpire la terza economia del mondo. Secondo gli ultimi sondaggi dell'agenzia di stampa giapponese Kyodo, infatti, le percentuali del partito del premier sono vicine all'obiettivo dei 300 seggi sui 475: Lpd, in coalizione con Nuovo Komeito, si aspetta di ottenere circa i due terzi dei seggi. Staccato il Partito democratico e, a seguire, altre formazioni politiche tra cui gli ultra-nazionalisti del sindaco di Osaka, Toru Hashimoto.

Dal risultato elettorale, e ancora di più dalla misura del successo di Abe, dipende quindi l'imminente futuro del Giappone: il voto è infatti una sorta di referendum sulla cosiddetta 'Abenomics', la politica economica ultra-espansiva del premier. Il Paese è finito in recessione nell'ultimo trimestre, dopo l'aumento dell'Iva all'8% (dal 5%), e lo yen ha toccato il suo minimo in sette anni, senza dimenticare il reddito delle famiglie che è diminuito per il 13esimo mese consecutivo.

Il ritorno alla recessione ha provocato, oltre all'indizione delle elezioni, altre due conseguenze notevoli: Abe ha congelato il successivo aumento dell'Iva previsto nel 2015, portandolo avanti nel tempo di un anno e mezzo, mentre la Banca centrale ha ampliato il programma di acquisto di asset, che ora arriva al 15% del Pil circa. La mossa dell'istituto dovrebbe aiutare ad evitare la deflazione, anche se è molto lontano l'obiettivo di portare la dinamica dei prezzi al +2%.

Quello che si chiede ora ad Abe, dal punto di vista economico, è di fare le riforme necessarie a dare competitività al Paese. Uno Stato che negli anni Novanta pesava per il 12% del Pil globale, ma che nel 2030 rischia di scendere al 5,5 per cento. Secondo un'indagine dell'agenzia Kyodo, però, il 52% degli intervistati si è detto contrario alla politica economica del premier conservatore - che poggia su stimolo fiscale e riforme strutturali per uscire dalla recessione - con un 37% che si è invece espresso a favore.

Altre questioni chiave per il Giappone - il peggioramento dei rapporti con Cina e Corea del Sud e le problematiche legate ai cittadini giapponesi rapiti dalla Corea del Nord - hanno avuto un ruolo minore in campagna elettorale, anche se Abe ha guadagnato la popolarità con l'adozione di una posizione nazionalista, inimicandosi in questo modo i Paesi vicini.

Secondo gli analisti, l'inadeguato dibattito sulle questioni chiave e una diffusa apatia degli elettori potrebbero provocare un record di bassa affluenza. Situazione che favorirebbe il partito liberaldemocratico di Abe. Del resto, aggiungono gli esperti, in molti si sentono delusi dalla politica dei precedenti governi del Partito democratico dopo che, tra il 2009 e il 2011, hanno visto tre primi ministri in tre anni.