Economia

La continuità dell'Abenomics piace ai mercati

L'elezioni giapponesi hanno confermato a larghissima maggioranza la linea del premier Abe: via libera implicito anche alle misure ultre-espansive della Banca centrale. Ma si apre qualche dubbio sulla conferma del governatore Kuroda. Il taglio delle tasse non è più la priorità: salirà l'Iva

2 minuti di lettura
MILANO - Con la netta vittoria del premier Shinzo Abe alle elezioni del fine settimana, gli investitori hanno spinto ancora più in alto la Borsa di Tokyo coprendo il Nikkei di acquisti tanto da arrivare al punto massimo in 21 anni. Un movimento che ha avuto un effetto-traino sul resto del mondo, con l'indice che registra le azioni globali al suo picco di sempre nonostante il pericolo di un lungo braccio di ferro sull'indipendenza catalana, che scuote l'Europa.

Gli osservatori specializzati, a cominciare dalla Reuters, annotano come l'affermazione di Abe sia un semaforo verde alla prosecuzione di una politica monetaria ultra-espansiva da parte della Banca centrale locale. Un segnale positivo per il comparto dei bond, che attendono di capire dalla Bce di Mario Draghi come verrà architettata la lenta uscita dal programma di stimoli del Quantitative easing in salsa europea. Dal voto nipponico Peter Chatwell di Mizuho legge "un mandato rinnovato per un allentamento monetario" in Giappone, "che sul mercato significa uno yen più debole e prezzi più alti per i titoli di Stato" del Sol levante, oltre ad avare "un impatto significativo sugli altri mercati sviluppati".

Nota Bloomberg che il successo schiacciante ottenuto di domenica candida seriamente Shinzo Abe a una vittoria nelle elezioni del prossimo anno e quindi la conferma di un mandato fino al 2021, che farebbe di lui il leader nipponico più longevo. L'agenzia finanziaria americana ricorda che il supporto all'economia è valso fino ad ora sei trimestri consecutivi di crescita. Ma ci sono dei capitoli sui quali il popolo e gli osservatori chiedono un'azione più incisiva: Tokyo deve aggredire il suo enorme debito pubblico, deve far sì che i salari stagnanti tornino a crescere e deve riformare il mercato del lavoro, anche tenendo in considerazione la struttura demografica di una popolazione in rapido invecchiamento. Insomma, i risultati della sua "Abenomics" ancora non si possono dire del tutto soddisfacenti.

La maggioranza dei due terzi conquistata alle urne è utile ad Abe soprattutto per rivedere la costituzione pacifista che guida l'azione giapponese dalla Seconda guerra mondiale (passaggio in chiave anti-minaccia Corea del Nord), anche se il processo potrebbe svilupparsi solo nel corso dei prossimi anni. Sul discorso economico, invece, si prospetta una azione in continuità con il passato. D'altra parte lo stesso Abe, al potere dal 2012, durante la campagna elettorale ha ricordato come il tasso di disoccupazione sotto il 3 per cento e un export in crescita anche grazie allo yen debole siano successi da ascrivere alle sue scelte. Sulla scrivania di Abe restano scelte difficili: anche Tokyo, come l'Italia, ha un problema di successione al vertice della Banca centrale.

Il governatore Haruhiko Kuroda è in scadenza ad aprile e alcuni membri del suo partito Ldp hanno sollevato le prime preoccupazioni sul supporto senza precedenti ai mercati, che ha incluso la prima assoluta dei "tassi negativi" e un programma di controllo della curva dei rendimenti che non ha precedenti". "L'economia cresce, lo yen è debole e Abe vuole mantenere lo status-quo", ha spiegato il capo economista di Japan Macro Advisors, Takuji Okubo. Che non vede invece nel futuro l'impiego del dividendo di fiducia incassato dalle urne "sulla riforma del mercato del lavoro o sui tagli di tasse alle imprese". Abe ha già chiarito che l'aumento dell'Iva al 10% - che è stato congelato due volte in passato - questa volta scatterà nell'ottobre del 2019, a meno che non ci siano choc sui mercati tali da giustificare ancora l'intervento. I soldi così incassati andranno in parte al welfare, e non ad abbattere il debito.