MILANO - Le Borse europee chiudono poco mosse in una settimana che guarda soprattutto a giovedì, quando la Banca Centrale Europea potrebbe annunciare una prima riduzione degli acquisti mensile nell'ambito del Quantitative Easing. Milano termina gli scambi in rialzo dello 0,14% e in linea con le altre Piazze del Vecchio continente: Londra è praticamente invariata (+0,02%) a fine giornata, Francoforte cresce dello 0,09% e Parigi dello 0,2%. Resta debole Madrid, con l'Ibex35 che perde lo 0,6%. Sul finire della seduta europea, Wall Street tratta mista: il Dow Jones sale dello 0,1%, quanto basta per segnare gli ennesimi record, lo S&P500 è piatto mentre il Nasdaq cede lo 0,3%.
Tokyo intanto ha brindato alla netta riconferma del premier in carica Shinzo Abe, la Borsa nipponica ha archiviato la seduta in rialzo dell'1,11% a 21.696,65 punti, il livello più alto mai toccato dal Nikkei dalla sua creazione nel 1950. L'impatto del voto si è fatto sentire anche sullo yen, in ribasso, con gli operatori di mercato che scommettono sul proseguimento di una politica monetaria, quella della Bank of Japan, incentrata sull'indebolimento dello yen.
Chiusura in calo per l'euro, ma sempre sopra quota 1,17 dollari. Il biglietto verde è in rialzo sulla scia delle aspettative riguardanti il varo della riforma fiscale negli Stati Uniti. Anche lo yen, dopo un'apertura debole, risente della vittoria di Shinzo Abe alle elezioni anticipate in Giappone. La moneta unica passa di mano a 1,1746 dollari e a 133,55 yen. Ancora poco mosso lo spread, intorno a 159 punti, con il rendimento del decennale italiano sotto il 2%.
A Piazza Affari, è ripresa la stagione delle trimestrali mentre Fca ha incassato le notizie provenienti dalla Francia, secondo le quali la casa italiana sarebbe accusata di aver ostacolato le indagini sul Dieselgate. In serata, a mercati chiusi, sono attesi oggi i conti del terzo trimestre di Luxottica. Tra le pubblicazioni macroeconomiche si registrano i numeri di Eurostat, secondo la quale il deficit nella zona euro si è assottigliato all'1,5% nel 2016 e l'Italia si è posta al 2,5%. Con il 132% del Pil, l'Italia ha registrato il secondo debito pubblico più alto della zona euro e dell'Unione Europea a 28 dopo la Grecia (180,8%). Sempre in sede europea, l'indice della della Commissione che misura la fiducia dei consumatori è aumentato di 0,2 punti rispetto a settembre portandosi a quota -1 nella zona euro. Nella Ue è rimasto stabile a quota -1,6 punti. Istat ha tracciato il quadro sulle partecipate pubbliche italiane, secondo i dati del 2015.
Dagli Usa si registrano le affermazioni del presidente Donald Trump sulla prossima leadership della Federal Reserve: "Deciderò a breve", ha detto in un'intervista a Fox. "Ho incontrato diversi candidati. Molti dicono che si tratta di una corsa a due fra John Taylor e Jerome Powell. Ho incontrato anche Janet Yellen, che mi piace molto, veramente molto. Ci sono quindi tre candidati che sto valutando, ma anche altre due possibilità" ha detto Trump che potrebbe sciogliere le sue riserve tra la fine del mese e l'inizio di novembre.
Petrolio in rialzo anche a causa delle tensioni in Iraq, in seguito al referendum per l'indipendenza del Kurdistan: quando chiudono i mercati europei il Wti sale di mezzo punto percentuale aggrappandosi a quota 52 dollari, mentre il Brent si stabilizza a 57,8 dollari al barile. Sotto pressione l'oro che sconta il rafforzamento del dollaro, con il lingotto che vale 1.274 dollari l'oncia.
Tokyo intanto ha brindato alla netta riconferma del premier in carica Shinzo Abe, la Borsa nipponica ha archiviato la seduta in rialzo dell'1,11% a 21.696,65 punti, il livello più alto mai toccato dal Nikkei dalla sua creazione nel 1950. L'impatto del voto si è fatto sentire anche sullo yen, in ribasso, con gli operatori di mercato che scommettono sul proseguimento di una politica monetaria, quella della Bank of Japan, incentrata sull'indebolimento dello yen.
Chiusura in calo per l'euro, ma sempre sopra quota 1,17 dollari. Il biglietto verde è in rialzo sulla scia delle aspettative riguardanti il varo della riforma fiscale negli Stati Uniti. Anche lo yen, dopo un'apertura debole, risente della vittoria di Shinzo Abe alle elezioni anticipate in Giappone. La moneta unica passa di mano a 1,1746 dollari e a 133,55 yen. Ancora poco mosso lo spread, intorno a 159 punti, con il rendimento del decennale italiano sotto il 2%.
A Piazza Affari, è ripresa la stagione delle trimestrali mentre Fca ha incassato le notizie provenienti dalla Francia, secondo le quali la casa italiana sarebbe accusata di aver ostacolato le indagini sul Dieselgate. In serata, a mercati chiusi, sono attesi oggi i conti del terzo trimestre di Luxottica. Tra le pubblicazioni macroeconomiche si registrano i numeri di Eurostat, secondo la quale il deficit nella zona euro si è assottigliato all'1,5% nel 2016 e l'Italia si è posta al 2,5%. Con il 132% del Pil, l'Italia ha registrato il secondo debito pubblico più alto della zona euro e dell'Unione Europea a 28 dopo la Grecia (180,8%). Sempre in sede europea, l'indice della della Commissione che misura la fiducia dei consumatori è aumentato di 0,2 punti rispetto a settembre portandosi a quota -1 nella zona euro. Nella Ue è rimasto stabile a quota -1,6 punti. Istat ha tracciato il quadro sulle partecipate pubbliche italiane, secondo i dati del 2015.
Dagli Usa si registrano le affermazioni del presidente Donald Trump sulla prossima leadership della Federal Reserve: "Deciderò a breve", ha detto in un'intervista a Fox. "Ho incontrato diversi candidati. Molti dicono che si tratta di una corsa a due fra John Taylor e Jerome Powell. Ho incontrato anche Janet Yellen, che mi piace molto, veramente molto. Ci sono quindi tre candidati che sto valutando, ma anche altre due possibilità" ha detto Trump che potrebbe sciogliere le sue riserve tra la fine del mese e l'inizio di novembre.
Petrolio in rialzo anche a causa delle tensioni in Iraq, in seguito al referendum per l'indipendenza del Kurdistan: quando chiudono i mercati europei il Wti sale di mezzo punto percentuale aggrappandosi a quota 52 dollari, mentre il Brent si stabilizza a 57,8 dollari al barile. Sotto pressione l'oro che sconta il rafforzamento del dollaro, con il lingotto che vale 1.274 dollari l'oncia.