Economia

Banche e imprese: nel 2014 persi 6 miliardi di finanziamenti

Tra il 2011 e l'ottobre 2014 le sofferenze - i crediti difficilmente esigibili - sono quasi raddoppiate: sono salite di circa 66 miliardi di euro. Nello stesso periodo è stato boom di titoli di Stato: fin oltre la soglia di 400 miliardi in pancia alle banche tricolori

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MILANO -  "Nell'ultimo anno gli impieghi bancari alle imprese sono scesi di 6 miliardi, le sofferenze, invece, sono aumentate di 29 miliardi, mentre gli investimenti delle banche in titoli di Stato sono cresciuti di 14,7 miliardi". Questi i dati, secondo la Cgia di Mestre, che hanno caratterizzato il rapporto tra istituti di credito e tessuto imprenditoriale nel corso del 2014. A testimonianza di come, nonostante le promesse della Bce di Draghi, la trasmissione di denaro al mondo produttivo sia ancora inceppata, sia per le esigenze di bilancio delle banche sia - sostengono questa volta gli istituti - perché manca la domanda stessa di soldi.

"Nell'ultimo anno (tra l'ottobre 2014, ultimo dato disponibile, e lo stesso mese del 2013) le imprese hanno subito una riduzione degli impieghi pari a 6 miliardi di euro (-0,7 per cento) - spiegano gli artigiani di Mestre -. Rispetto alla fine del mese di ottobre del 2011, fase in cui ha inizio il cosiddetto credit crunch, la contrattura sfiora i 95 miliardi di euro (-9,4 per cento). Nel contempo, le sofferenze hanno subito un vero e proprio boom: nell'ultimo anno sono aumentate di 29 miliardi di euro (+25,5 per cento), mentre dal 2011 all'ottobre del 2014 l'incremento si è attestato attorno ai 66 miliardi di euro (+85,6 per cento)".

"Con la crescita dei rischi legati all'aumento delle sofferenze, le banche italiane hanno deciso di ridurre gli impieghi alle attività economiche, privilegiando gli investimenti in Bot, Btp, Cct e Ctz. Tra l'ottobre del 2011 e lo stesso mese dell'anno scorso, infatti, la quantità di titoli di Stato italiani detenuti dalle banche residenti nel nostro Paese è pressoché raddoppiata. Se tre anni fa nelle cassette di sicurezza dei nostri istituti di credito gli asset governativi ammontavano a 208,6 miliardi di euro, nell'ultima rilevazione hanno toccato i 414,3 miliardi di euro. Nell'ultimo anno, invece, lo stock è cresciuto di 14,7 miliardi di euro (+ 3,7 per cento)", continua la Cgia.

"Questa operazione non va demonizzata - sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi -. A seguito di questi copiosi investimenti nei titoli di Stato ci siamo riappropriati del nostro debito pubblico che 4 anni fa era per il 40,4 per cento nelle mani degli investitori stranieri; oggi, invece, tale quota è scesa al 34 per cento. Certo, a seguito della contrazione degli impieghi non sono state poche le attività che hanno chiuso i battenti. Pertanto è necessario cambiare rotta. Tuttavia, se da un lato siamo diventati un Paese meno a rischio, dall'altro lato l'acquisto di Bot, Cct e Btp ha consentito alle nostre banche di aumentare il proprio livello di patrimonializzazione, così come imposto dagli accordi di Basilea".

Dalla Cgia ricordano che "una buona parte dei soldi utilizzati dagli istituti di credito italiani per l'acquisto dei titoli di Stato è stata ottenuta dalla Bce con le due aste avvenute nel dicembre 2011 e nel febbraio 2012. Complessivamente le banche italiane hanno ottenuto a condizioni molto vantaggiose ben 255 miliardi di euro". "A settembre e a dicembre dell'anno appena trascorso le banche italiane hanno potuto accedere ad altre due operazioni di rifinanziamento denominate Tltro per un ammontare complessivo di 50 miliardi di euro. Soldi che la Bce ha espressamente chiesto che venissero erogati all'economia reale -continua la Cgia-. Nonostante questa indicazione, da una prima analisi effettuata dalla Banca d'Italia pare che le cose siano andate diversamente".