MILANO - La decisione della Banca centrale svizzera di slegare l'andamento del franco da quello dell'euro, dopo tre anni di 'imposizione' di un cambio a 1,2, ha scosso pesantemente i mercati europei, che sono riusciti comunque a trovare per il secondo giorno consecutivo lo spunto buono per chiudere in rialzo. La tensione è comunque alta e ben rappresentata dalla crescita di valore delle obbligazioni 'sicure' - come quelle giapponesi o tedesche - e dall'apprezzamento dell'oro, bene rifugio per eccellenza. La maggior parte degli operatori finanziari, come risulta da alcuni esempi riportati da Bloomberg, ha pagato la mossa a sorpresa di Berna con perdite improvvise sulle proprie posizioni: il celebre operatore del forex Fxcm, ha denunciato 225 milioni di perdite in un colpo solo e accusa un pesantissimo ribasso a Wall Street, ma ad altri è andata peggio e l'elenco dei caduti è lungo. "Mi stupirei di non vedere ancora più 'vittime'" di questa situazione, dice all'agenzia Usa Nick Parsons, a capo della ricerca per National Australia Bank. "E' stata un'inversione a U di strategia da parte della Bns, gli investitori si sentono traditi e feriti".
La Bns ha deciso anche di estendere fino al -0,75% la posizione negativa dei tassi d'interesse, in un percorso che mostra l'ulteriore divergenza dell'Europa rispetto alla Fed, dove invece ci si prepara a innalzare il costo del denaro in scia alla ripresa economica. Una situazione ben diversa rispetto a quella della Banca centrale europea, che invece si appresta ad annunciare il suo intervento straordinario di allargamento della base monetaria attraverso l'acquisto di titoli di Stato. "Se vogliamo aumentare significativamente gli asset che compriamo, l'opzione di base è comprare titoli sovrani", dice a tal proposito all'Irish Times il membro del direttorio Benoit Coeurè, aggiungendo: "Posso solo dire che, perché sia efficiente, deve essere grande". Le indicazioni sono per almeno 500 miliardi di euro di acquisti.
In questa chiave sono importanti le rilevazioni sull'inflazione in Germania e nel complesso dell'Eurozona, con il dato finale di dicembre. Per Berlino si registra lo stallo nell'ultimo mese dell'anno, con i prezzi fermi su novembre e in linea con le attese degli analisti. Sul dicembre 2013 l'incremento è risultato dello 0,2 per cento e anche in questo caso non ha sorpreso gli analisti. Per quanto riguarda l'Eurozona, invece, Eurostat conferma il dato negativo dei prezzi a dicembre quando l'inflazione è statati pari al meno 0,2% contro il più 0,3% di novembre.
I mercati europei, dopo i guadagni di ieri, consolidano i rialzi dopo un avvio complicato. Milano apre in ribasso poi torna sulla parità e accelera chiudendo in rialzo del 2,18%. In rialzo anche le altre Borse Ue, dopo una mattinata in rosso: Londra archivia la seduta a +0,79%, Francoforte a +1,35%, mentre Parigi sale dell'1,31%. Ancora sotto pressione Zurigo, con un rosso del 5,9% dopo il crollo di ieri del 9%. Tra i singoli titoli di Piazza Affari si guarda a Fca, ma al comparto auto in generale, dopo i dati diffusi da Acea sull'andamento del mercato europeo nel 2014: per Fiat Chrysler i dodici mesi si sono chiusi peggio del mercato (+3,5% contro il +5,4% Ue), ma dicembre ha mostrato un'accelerata con un +7,2%. Pesante Wdf, che paga le bocciature degli analisti al piano industriale.
Wall Street, reduce da cinque sedute in calo, alla chiusura è in netto rialzo: il Dow Jones ha guadagnato l'1,10% a 17.511,31 punti, il Nasdaq l'1,39% a 4.634,38 punti. Bene anche l'indice S&P500 che sale dell'1,34% a 2.019,35 punti.
L'agenda di dati macro parte con il calo dello 0,4% dei prezzi al consumo in dicembre, tirati giù dalla benzina: è il peggiore dal 2008 ma era atteso. Negativa anche la produzione industriale, che scende dello 0,1% contro attese per un dato invariato; ancora, la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è salita a 98,2 punti a gennaio. Continua intanto la stagione delle trimestrali, è la volta di Goldman Sachs.
L'euro torna a indebolirsi: la moneta unica europea scivola sotto quota 1,15 contro il dollaro (1,1616 ieri sera dopo la chiusura di Wall Street), ai minimi dal novembre 2003 prima di chiudere a 1,1507 contro il biglietto verde e a 135,20 yen. In calo anche lo spread tra Btp e Bund, che segna 118 punti, sui livelli del giugno 2010. Il rendimento del titolo decennale italiano, invece, è all'1,64%, nuovo minimo storico dall'introduzione dell'euro. Sull'obbligazionario si segnala anche il passaggio in negativo dei rendimenti sui decennali svizzeri. Torna a preoccupare la situazione in Grecia, dove alcune banche sarebbero a corto di liquidità e per questo avrebbero chiesto aiuto al meccanismo europeo di assistenza d'emergenza (Ela, Emergency Liquidity Assistance). Responsabili della situazione sarebbero i pochi depositi bancari, con la popolazione che tiene i contanti in tasca prima delle elezioni del prossimo 25 gennaio.
Uno dei temi dominanti del periodo resta l'andamento del petrolio, che ieri è letteralmente salito sulle montagne russe. Il prezzo è in netto in rialzo a New York sulla scia del rapporto mensile dell'Aie, che vede i primi segnali di un'inversione della tendenza al ribasso delle quotazioni. Quando nel Vecchio continente terminano gli scambi, il Wti guadagna oltre 3 punti percentuali in area 47,7 dollari al barile, il Brent di Londra sale a un passo dalla soglia di 50 dollari al barile. Ieri - dopo giorni di calo - le quotazioni del Wti erano risalite sopra quel livello per poi riscendere fino ai 46,48 dollari al barile. L'oro è ancora sugli scudi: il contratto spot è stato scambiato nel corso della seduta fino a 1.278,78 dollari l'oncia, nuovo massimo degli ultimi quattro mesi.
Seduta in netto calo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo penalizzata dal rialzo dello yen sul mercato dei cambi. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha chiuso una giornata, vivace per l'entità degli scambi, in ribasso dell'1,43%. L'apprezzamento dello yen è conseguenza delle tensioni sul mercato valutario provocato dalla decisione della Bns. Il bilancio della settimana è negativo per la Piazza asiatica che lascia sul terreno complessivamente un 2 per cento circa calcolato sull'indice di riferimento.
La Bns ha deciso anche di estendere fino al -0,75% la posizione negativa dei tassi d'interesse, in un percorso che mostra l'ulteriore divergenza dell'Europa rispetto alla Fed, dove invece ci si prepara a innalzare il costo del denaro in scia alla ripresa economica. Una situazione ben diversa rispetto a quella della Banca centrale europea, che invece si appresta ad annunciare il suo intervento straordinario di allargamento della base monetaria attraverso l'acquisto di titoli di Stato. "Se vogliamo aumentare significativamente gli asset che compriamo, l'opzione di base è comprare titoli sovrani", dice a tal proposito all'Irish Times il membro del direttorio Benoit Coeurè, aggiungendo: "Posso solo dire che, perché sia efficiente, deve essere grande". Le indicazioni sono per almeno 500 miliardi di euro di acquisti.
In questa chiave sono importanti le rilevazioni sull'inflazione in Germania e nel complesso dell'Eurozona, con il dato finale di dicembre. Per Berlino si registra lo stallo nell'ultimo mese dell'anno, con i prezzi fermi su novembre e in linea con le attese degli analisti. Sul dicembre 2013 l'incremento è risultato dello 0,2 per cento e anche in questo caso non ha sorpreso gli analisti. Per quanto riguarda l'Eurozona, invece, Eurostat conferma il dato negativo dei prezzi a dicembre quando l'inflazione è statati pari al meno 0,2% contro il più 0,3% di novembre.
I mercati europei, dopo i guadagni di ieri, consolidano i rialzi dopo un avvio complicato. Milano apre in ribasso poi torna sulla parità e accelera chiudendo in rialzo del 2,18%. In rialzo anche le altre Borse Ue, dopo una mattinata in rosso: Londra archivia la seduta a +0,79%, Francoforte a +1,35%, mentre Parigi sale dell'1,31%. Ancora sotto pressione Zurigo, con un rosso del 5,9% dopo il crollo di ieri del 9%. Tra i singoli titoli di Piazza Affari si guarda a Fca, ma al comparto auto in generale, dopo i dati diffusi da Acea sull'andamento del mercato europeo nel 2014: per Fiat Chrysler i dodici mesi si sono chiusi peggio del mercato (+3,5% contro il +5,4% Ue), ma dicembre ha mostrato un'accelerata con un +7,2%. Pesante Wdf, che paga le bocciature degli analisti al piano industriale.
Wall Street, reduce da cinque sedute in calo, alla chiusura è in netto rialzo: il Dow Jones ha guadagnato l'1,10% a 17.511,31 punti, il Nasdaq l'1,39% a 4.634,38 punti. Bene anche l'indice S&P500 che sale dell'1,34% a 2.019,35 punti.
L'agenda di dati macro parte con il calo dello 0,4% dei prezzi al consumo in dicembre, tirati giù dalla benzina: è il peggiore dal 2008 ma era atteso. Negativa anche la produzione industriale, che scende dello 0,1% contro attese per un dato invariato; ancora, la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è salita a 98,2 punti a gennaio. Continua intanto la stagione delle trimestrali, è la volta di Goldman Sachs.
L'euro torna a indebolirsi: la moneta unica europea scivola sotto quota 1,15 contro il dollaro (1,1616 ieri sera dopo la chiusura di Wall Street), ai minimi dal novembre 2003 prima di chiudere a 1,1507 contro il biglietto verde e a 135,20 yen. In calo anche lo spread tra Btp e Bund, che segna 118 punti, sui livelli del giugno 2010. Il rendimento del titolo decennale italiano, invece, è all'1,64%, nuovo minimo storico dall'introduzione dell'euro. Sull'obbligazionario si segnala anche il passaggio in negativo dei rendimenti sui decennali svizzeri. Torna a preoccupare la situazione in Grecia, dove alcune banche sarebbero a corto di liquidità e per questo avrebbero chiesto aiuto al meccanismo europeo di assistenza d'emergenza (Ela, Emergency Liquidity Assistance). Responsabili della situazione sarebbero i pochi depositi bancari, con la popolazione che tiene i contanti in tasca prima delle elezioni del prossimo 25 gennaio.
Uno dei temi dominanti del periodo resta l'andamento del petrolio, che ieri è letteralmente salito sulle montagne russe. Il prezzo è in netto in rialzo a New York sulla scia del rapporto mensile dell'Aie, che vede i primi segnali di un'inversione della tendenza al ribasso delle quotazioni. Quando nel Vecchio continente terminano gli scambi, il Wti guadagna oltre 3 punti percentuali in area 47,7 dollari al barile, il Brent di Londra sale a un passo dalla soglia di 50 dollari al barile. Ieri - dopo giorni di calo - le quotazioni del Wti erano risalite sopra quel livello per poi riscendere fino ai 46,48 dollari al barile. L'oro è ancora sugli scudi: il contratto spot è stato scambiato nel corso della seduta fino a 1.278,78 dollari l'oncia, nuovo massimo degli ultimi quattro mesi.
Seduta in netto calo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo penalizzata dal rialzo dello yen sul mercato dei cambi. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha chiuso una giornata, vivace per l'entità degli scambi, in ribasso dell'1,43%. L'apprezzamento dello yen è conseguenza delle tensioni sul mercato valutario provocato dalla decisione della Bns. Il bilancio della settimana è negativo per la Piazza asiatica che lascia sul terreno complessivamente un 2 per cento circa calcolato sull'indice di riferimento.