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La stretta della Bce su Atene indebolisce i mercati

La Banca centrale manda un forte segnale al governo di Tsipras, stringendo le condizioni di accesso alla liquidità per le banche elleniche. Mercati azionari deboli, Milano chiude lo 0,59%. Lo spread ha una fiammata ma rientra nei ranghi. Le previsioni economiche della Commissione europea confermano un timido recupero della Ue.  Wall Street in netto rialzo
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MILANO - L'industria tedesca dà importanti segni di ripresa, ma la preoccupazione per la situazione della Grecia torna a farsi sentire sui mercati. A pesare sulle contrattazioni è la doccia gelata arrivata dalla Banca centrale europea nella serata di mercoledì, a conclusione di un giro d'incontri che avevano visto il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, proprio a colloquio con il governatore Mario Draghi, mentre il premier greco Alexis Tsipras faceva visita ai vertici della Ue e al presidente francese, Francois Hollande.

Nonostante l'incontro "fruttuoso" tra il presidente della Bce e il titolare dei conti di Atene, in serata l'Eurotower ha annunciato che non accetterà più, a partire dall'11 febbraio, i titoli di Stato con garanzia della Repubblica ellenica come collaterale presentabile dalle banche greche per finanziarsi presso la Bce stessa. Mentre resta in vigore il canale di liquidità Emergency Liquidity Assistance (E…
MILANO - L'industria tedesca dà importanti segni di ripresa, ma la preoccupazione per la situazione della Grecia torna a farsi sentire sui mercati. A pesare sulle contrattazioni è la doccia gelata arrivata dalla Banca centrale europea nella serata di mercoledì, a conclusione di un giro d'incontri che avevano visto il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, proprio a colloquio con il governatore Mario Draghi, mentre il premier greco Alexis Tsipras faceva visita ai vertici della Ue e al presidente francese, Francois Hollande.

Nonostante l'incontro "fruttuoso" tra il presidente della Bce e il titolare dei conti di Atene, in serata l'Eurotower ha annunciato che non accetterà più, a partire dall'11 febbraio, i titoli di Stato con garanzia della Repubblica ellenica come collaterale presentabile dalle banche greche per finanziarsi presso la Bce stessa. Mentre resta in vigore il canale di liquidità Emergency Liquidity Assistance (Ela), che eviterà choc nell'immediato ma renderà più caro il finanziamento degli istituti, il messaggio politico è forte e chiaro: il piano di governo non è ancora definito, le intenzioni di Atene non si possono giudicare nel loro complesso e quindi non si può dare per scontato che il programma sottoscritto con la Troika vada a buon fine.

Insomma, una presa di posizione che rigetta nel dubbio gli investitori, dopo che sembrava essersi rasserenato il cielo sul Partenone e si era diffusa la convinzione che tutti - Eurogruppo e Atene - sarebbero giunti a miti consigli. Varoufakis ha provato a smorzare la scelta Bce indicando che Draghi spinge così proprio per una rapida soluzione a livello di Eurogruppo, che si dovrebbe riunire d'urgenza (guardacaso) l'11 febbraio prossimo. Intanto prosegue oggi il suo tour europeo, facendo visita al collega - e falco - tedesco Wolfgang Schaeuble.

In ogni caso, la nota serale inattesa ha subito frenato Wall Street, riportato gli acquisti sui Treasury e sui Bund tedeschi, spinto in ribasso l'euro. Oggi i listini sono deboli, anche se di grossi scossoni non se ne vedono e la divisa unica riprende quota. Lo spread fra Btp e Bund, dopo l'iniziale risalita, torna sui liveli di ieri, sotto 120 punti base. Il rendimento dei decennali italiani è all'1,54%. Discorso simile per lo spread della Grecia, che sfonda i 1.000 punti in mattina poi si abbassa sotto i livelli di ieri, in areae 900, mentre il rendimento si allontana dal 10%. Che la tensione sia alta è però evidente dal rendimento delle scadenze più brevi: si allarga quella sui tre anni. La divisa unica Ue torna a recuperare terreno dopo aver perso posizioni in scia allo scossone della Bce: l'euro chiude sopra quota 1,14 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1432 dollari e a 134,23 yen. Il cambio dollaro/yen è a 117,45. La Banca centrale danese ha tagliato di nuovo i tassi (a -0,75%) per non far rivalutare troppo la Corona, per cercare di tenere il cambio fisso nella fascia d'oscillazione imposta.

I mercati azionari si muovono in prevedibile calo, ma come detto non ci sono tracolli ad eccezione della Borsa greca: Milano chiude in rosso dello 0,59%, Londra è piatta sul finale (+0,09%), Francoforte arretra dello 0,05% e Parigi tiene a +0,15%. Sulla Borsa di Atene arriva una batosta da -9% in apertura di giornata, ma poi i corsi migliorano e alla fine la chiusura è -3,4%. E' però da ricordare che il listino greco è reduce da giorni di rally, che l'hanno riportato ai livelli pre-elezioni. Giù i bancari con Piraeus Bank che cede il 14,9%, Attica Bank il 12,9% e National Bank of Greece il 12,3 per cento. Tra i singoli titoli milanesi torna a soffrire il comparto energetico: Eni e Saipem ne sono un esempio. Da monitorare Telecom Italia, dopo che Marco Fossati ha mollato la presa scendendo sotto il 2% dalla posizione di secondo socio.

Wall Street, dopo la chiusura in frenata di ieri (le vendite sono scattate nell'ultima mezz'ora, dopo il comunicato Bce) rimbalza decisamente: il Dow Jones guadagna l'1,17% a 17.884,43 punti e il Nasdaq l'1,03% a 4.765,10 punti. Bene anche l'indice S&P500 che sale dell'1,03% a 2.062,46
punti. Negli Stati Uniti, i sussidi settimanali di disoccupazione sono cresciuti meno delle attese a quota 278mila, mentre il deficit commerciale del 2014 è cresciuto del 6% a 505 miliardi di dollari nonostante la bolletta energetica sia stata ai minimi dal 1993. Da ultimo si segnala il calo dell'1,8% della produttività nel quarto trimestre dell'anno scorso, molto peggio delle aspettative.

Come detto, sono arrivate indicazioni positive dal fronte macro, passate però in secondo piano: gli ordini di fabbrica in Germania hanno registrato a dicembre valori ampiamente superiori alle aspettative. La lettura mensile ha segnato una crescita pari al 4,2%, dal -2,4% del mese precedente. Bene anche la lettura annualizzata che segna un +3,4% dal -0,4% di novembre. Le attese degli analisti erano per una crescita decisamente più contenuta: +1,5% mensile, +0,7% annualizzata. Dal bollettino economico della Bce emerge ancora la fragilità della ripresa Ue, testimoniata anche delle previsioni d'autunno della Commissione europea che pure vedono qualche importante segnale di miglioramento. Incoraggiante l'indice Ifo sulla fiducia nella zona euro, balzato a 112,7 punti nel primo trimestre dai 102,3 punti dell'ultimo trimestre.

Chiusura in calo in mattinata per la Borsa di Tokyo che ha bruciato la metà del rimbalzo di ieri in scia alla mossa Bce: l'indice Nikkei dei titoli guida ha terminato la seduta in calo dello 0,98% (-174,12 punti) a 17.504,62 punti.

Venendo infine alle materie prime, anche in questo campo restano gli elementi di tensione: il prezzo del petrolio è molto volatile. Il greggio negli Usa torna sopra quota 50 dollari al barile dopo la debolezza di ieri: alla chiusura dei mercati Ue il Wti guadagna 2,3 dollari a 50,8 dollari al barile. Oro in stabilizzazione dopo la crescita legata al riaffacciarsi delle tensioni sulla situazione in Grecia: il metallo tratta poco sopra 1.260 punti base.