MILANO - Grecia e Stati Uniti sono i cardini della giornata dei mercati. La partita su Atene resta dominante sullo scenario del Vecchio Continente, mentre gli Usa mostrano i musoli della ripresa creando molti più posti di lavoro delle attese e la Casa Bianca vanta la sua posizione in chiave anti-rigore: "L'America è pronta per un altro anno di forte crescita. E sarà fondamentale evitare ogni forma di austerity irragionevole e rischiosa, facendo invece investimenti per la futura crescita", fa sapere Washington in riferimento al budget espansivo presentato da Barack Obama.
La querelle tra Ue e Grecia prosegue in vista dell'Eurogruppo ufficializzato per l'11 febbraio. Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, continua a sostenere che non intende prendere impegni nell'ambito dell'attuale piano di salvataggio, quello sottoscritto con la Troika in cambio di tagli lacrime e sangue. Ma l'Eurogruppo, per il presidente Dijsselbloem, non vuole fare prestiti ponte per arrivare a un nuovo accordo.
A dominare, dunque, sono le preoccupazioni finanziarie internazionali. La Bce ha irrigidito le condizioni per accedere alla sua liquidità da parte delle banche elleniche e i commenti dominanti dopo l'ultima tornata di colloqui, soprattutto quello Varoufakis-Schaeuble in Germania, dipingono Atene più isolata dalla Ue di quanto non lo fosse due giorni fa. Il canale che Mario Draghi ha lasciato aperto prevede poco meno di 60 miliardi di finanziamenti agli istituti greci, esauriti i quali sarà necessario un accordo, o si dovrà affrontare il rischio insolvenza. La reazione del popolo greco è stata di nuovo fiera, con il ritorno in piazza, che ha supportato il premier Tsipras, la cui intenzione è di non trattare più con gli ispettori di Ue, Bce e Fmi. E non a caso il leader russo, Vladimir Putin, lo corteggia invitandolo a Mosca e offrendo un po' di ossigeno.
Da Oltreoceano arrivano invece gli attesi dati sul mercato del lavoro Usa. L'economia americana, a gennaio, ha creato 257 mila nuovi occupati, mentre la media di Bloomberg parlava di 228mila posti di lavoro. Gli occupati di dicembre e novembre sono stati rivisti al rialzo rispettivamente a 329 mila e 423 mila unità, contro le iniziali 252 mila e 353 mila unità, per un totale di 243 mila addetti in più. Si tratta del maggior balzo, in tre mesi, da diciassette anni a questa parte. Gli osservatori prendono nota con compiacimento anche del balzo dello 0,5% dei salari, la crescita più forte dal novembre 2008, Il tasso di disoccupazione (calcolato su una diversa base statistica) è invece salito a gennaio al 5,7% dal 5,6% di dicembre, il livello più basso dal giugno 2008, mentre gli analisti si aspettavano che restasse invariato. Ma l'aumento si spiega con l'ampliamento della forza lavoro: più americani cercano occupazione, sintono di ritrovata fiducia.
In questo contesto i mercati vivono una fase di instabilità che, a differenza del recente passato, non sta causando particolari scossoni. I listini europei si muovono deboli, con Piazza Affari a Milano che chiude in calo dello 0,28%. Deboli anche le altre: Londra -0,18% finale, Francoforte lima lo 0,54%, Parigi segna -0,26%. Atene apre in positivo, poi gira in rosso fino al saldo finale di -1,97%. Enel, ieri tra i titoli più venduti, prova a recuperare terreno; resta sotto i riflettori Eni, sul quale circolano ipotesi di scorporo dell'attività di luce&gas in vista di una quotazione.
Wall Street si muove in cauto rialzo dopo i dati sull'occupazione: il Dow Jones sale dello 0,2%, lo S&P 500 e il Nasdaq sono allineati al +0,3%. Gli investitori riflettono sul fatto che la Fed ha ora mano più libera per alzare i tassi d'interesse, magari anche prima del settembre prossimo. L'euro chiude in calo a 1,1350 dollari e 135,05 yen sulla scia degli ottimi dati sul mercato del lavoro statunitense, che lasciano presagire un rialzo dei tassi di interesse Usa non oltre la prossima estate. Il biglietto verde si rafforza anche sulla divisa nipponica, a quota 118,96 (foto). L'ombrello del quantitative easing annunciato da Draghi fa sì che sul mercato obbligazionario non ci siano scossoni: lo spread tra Btp e Bund è poco mosso in area 120 punti base con un rendimento dell'1,57%. Nel caso della Grecia, il differenziale verso i decennali tedeschi è stabile poco sopra 900 punti.
Dopo le rilevazioni positive di ieri, oggi ha deluso la produzione industriale in Germania, cresciuta meno delle attese nel dicembre scorso: +0,1% mensile (il dato di novembre è stato rivisto a +0,1% da -0,1%) contro pronostici per un +0,3% e sotto il peso del calo delle costruzioni. La variazione annua mostra una flessione dello 0,7%. In Spagna il manifatturiero cala dello 0,3% a livello mensile e dello 0,9% su base annuale. Oltre ai dati sulla produzione, in Europa si guarda alla bilancia commerciale del Regno Unito, in deficit per 10,2 miliardi di sterline a dicembre. Nello stesso mese, la Francia presenta conti in rosso per 3,45 miliardi.
Sul fronte delle materie prime si segnala un cambio di rotta dell'Arabia Saudita, che ha comunicato i prezzi del petrolio per marzo (primo 'listino' quando il re Abdullah Bin Abdulaziz Al Saud è morto). Riad, attraverso la compagnia petrolifera Saudi Aramco, ha detto di avere alzato di 0,15 dollari al barile i prezzi del greggio destinato agli Usa e di avere invece tagliato di 0,9 dollari al barile quelli all'Asia, dove sta combattendo la concorrenza di Colombia e Nigeria. Il mercato si interroga su queste mosse, intanto il prezzo del petrolio continua il rimbalzo verso l'alto. A New York, quando in Europa terminano gli scambi, il Wti viaggia in deciso rialzo in area 52 dollari al barile, mentre il Brent sfiora i 58 dollari. Sul greggio domina comunque la volatilità; lo testimonia anche l'Oil volatily index di cui dà conto Bloomberg, che ieri ha terminato la giornata al picco dall'aprile del 2009. Anche il comparto azionario energetico, di conseguenza, vive continui alti e bassi. Accelerazione al ribasso dell'oro, dopo il Job Report statunitense: il prezzo spot del metallo giallo è sceso in area 1.235 dollari l'oncia.
In Giappone si registra l'andamento dell'indice anticipatore: si attesta a 105,2 punti in rialzo dal dato di novembre a 103,7 punti, che era sceso da ottobre. L'indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell'economia, sale a dicembre a 110,7 punti da 109,2 di novembre. La Borsa di Tokyo termina gli scambi in rialzo dello 0,82%, trainata dai guadagni di Wall Street, dal rally dei prezzi del petrolio e dall'ottimismo sull'economia Usa nel giorno della diffusione sui dati del mercato del lavoro. L'indice Nikkei guadagna 143,88 punti e si porta a 17.648,50 punti, anche grazie all'andamento dello yen, debole verso le principali valute.
La querelle tra Ue e Grecia prosegue in vista dell'Eurogruppo ufficializzato per l'11 febbraio. Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, continua a sostenere che non intende prendere impegni nell'ambito dell'attuale piano di salvataggio, quello sottoscritto con la Troika in cambio di tagli lacrime e sangue. Ma l'Eurogruppo, per il presidente Dijsselbloem, non vuole fare prestiti ponte per arrivare a un nuovo accordo.
A dominare, dunque, sono le preoccupazioni finanziarie internazionali. La Bce ha irrigidito le condizioni per accedere alla sua liquidità da parte delle banche elleniche e i commenti dominanti dopo l'ultima tornata di colloqui, soprattutto quello Varoufakis-Schaeuble in Germania, dipingono Atene più isolata dalla Ue di quanto non lo fosse due giorni fa. Il canale che Mario Draghi ha lasciato aperto prevede poco meno di 60 miliardi di finanziamenti agli istituti greci, esauriti i quali sarà necessario un accordo, o si dovrà affrontare il rischio insolvenza. La reazione del popolo greco è stata di nuovo fiera, con il ritorno in piazza, che ha supportato il premier Tsipras, la cui intenzione è di non trattare più con gli ispettori di Ue, Bce e Fmi. E non a caso il leader russo, Vladimir Putin, lo corteggia invitandolo a Mosca e offrendo un po' di ossigeno.
Da Oltreoceano arrivano invece gli attesi dati sul mercato del lavoro Usa. L'economia americana, a gennaio, ha creato 257 mila nuovi occupati, mentre la media di Bloomberg parlava di 228mila posti di lavoro. Gli occupati di dicembre e novembre sono stati rivisti al rialzo rispettivamente a 329 mila e 423 mila unità, contro le iniziali 252 mila e 353 mila unità, per un totale di 243 mila addetti in più. Si tratta del maggior balzo, in tre mesi, da diciassette anni a questa parte. Gli osservatori prendono nota con compiacimento anche del balzo dello 0,5% dei salari, la crescita più forte dal novembre 2008, Il tasso di disoccupazione (calcolato su una diversa base statistica) è invece salito a gennaio al 5,7% dal 5,6% di dicembre, il livello più basso dal giugno 2008, mentre gli analisti si aspettavano che restasse invariato. Ma l'aumento si spiega con l'ampliamento della forza lavoro: più americani cercano occupazione, sintono di ritrovata fiducia.
In questo contesto i mercati vivono una fase di instabilità che, a differenza del recente passato, non sta causando particolari scossoni. I listini europei si muovono deboli, con Piazza Affari a Milano che chiude in calo dello 0,28%. Deboli anche le altre: Londra -0,18% finale, Francoforte lima lo 0,54%, Parigi segna -0,26%. Atene apre in positivo, poi gira in rosso fino al saldo finale di -1,97%. Enel, ieri tra i titoli più venduti, prova a recuperare terreno; resta sotto i riflettori Eni, sul quale circolano ipotesi di scorporo dell'attività di luce&gas in vista di una quotazione.
Wall Street si muove in cauto rialzo dopo i dati sull'occupazione: il Dow Jones sale dello 0,2%, lo S&P 500 e il Nasdaq sono allineati al +0,3%. Gli investitori riflettono sul fatto che la Fed ha ora mano più libera per alzare i tassi d'interesse, magari anche prima del settembre prossimo. L'euro chiude in calo a 1,1350 dollari e 135,05 yen sulla scia degli ottimi dati sul mercato del lavoro statunitense, che lasciano presagire un rialzo dei tassi di interesse Usa non oltre la prossima estate. Il biglietto verde si rafforza anche sulla divisa nipponica, a quota 118,96 (foto). L'ombrello del quantitative easing annunciato da Draghi fa sì che sul mercato obbligazionario non ci siano scossoni: lo spread tra Btp e Bund è poco mosso in area 120 punti base con un rendimento dell'1,57%. Nel caso della Grecia, il differenziale verso i decennali tedeschi è stabile poco sopra 900 punti.
Dopo le rilevazioni positive di ieri, oggi ha deluso la produzione industriale in Germania, cresciuta meno delle attese nel dicembre scorso: +0,1% mensile (il dato di novembre è stato rivisto a +0,1% da -0,1%) contro pronostici per un +0,3% e sotto il peso del calo delle costruzioni. La variazione annua mostra una flessione dello 0,7%. In Spagna il manifatturiero cala dello 0,3% a livello mensile e dello 0,9% su base annuale. Oltre ai dati sulla produzione, in Europa si guarda alla bilancia commerciale del Regno Unito, in deficit per 10,2 miliardi di sterline a dicembre. Nello stesso mese, la Francia presenta conti in rosso per 3,45 miliardi.
Sul fronte delle materie prime si segnala un cambio di rotta dell'Arabia Saudita, che ha comunicato i prezzi del petrolio per marzo (primo 'listino' quando il re Abdullah Bin Abdulaziz Al Saud è morto). Riad, attraverso la compagnia petrolifera Saudi Aramco, ha detto di avere alzato di 0,15 dollari al barile i prezzi del greggio destinato agli Usa e di avere invece tagliato di 0,9 dollari al barile quelli all'Asia, dove sta combattendo la concorrenza di Colombia e Nigeria. Il mercato si interroga su queste mosse, intanto il prezzo del petrolio continua il rimbalzo verso l'alto. A New York, quando in Europa terminano gli scambi, il Wti viaggia in deciso rialzo in area 52 dollari al barile, mentre il Brent sfiora i 58 dollari. Sul greggio domina comunque la volatilità; lo testimonia anche l'Oil volatily index di cui dà conto Bloomberg, che ieri ha terminato la giornata al picco dall'aprile del 2009. Anche il comparto azionario energetico, di conseguenza, vive continui alti e bassi. Accelerazione al ribasso dell'oro, dopo il Job Report statunitense: il prezzo spot del metallo giallo è sceso in area 1.235 dollari l'oncia.
In Giappone si registra l'andamento dell'indice anticipatore: si attesta a 105,2 punti in rialzo dal dato di novembre a 103,7 punti, che era sceso da ottobre. L'indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell'economia, sale a dicembre a 110,7 punti da 109,2 di novembre. La Borsa di Tokyo termina gli scambi in rialzo dello 0,82%, trainata dai guadagni di Wall Street, dal rally dei prezzi del petrolio e dall'ottimismo sull'economia Usa nel giorno della diffusione sui dati del mercato del lavoro. L'indice Nikkei guadagna 143,88 punti e si porta a 17.648,50 punti, anche grazie all'andamento dello yen, debole verso le principali valute.