MILANO - Alexis Tsipras non cambia rotta verso l'Europa: in un durissimo - e a tratti commosso - discorso al Parlamento, nella serata di domenica il leader di Syiriza ha scelto la linea del muro contro muro, confermando tutte le richieste più rigide di Atene verso Bruxelles. Il neo presidente del Consiglio greco ha ribadito quanto già spiegato nella campagna elettorale che lo ha visto trionfare: stop al riconoscimento degli accordi con la Troika, programma ponte di finanziamenti per arrivare all'estate e intanto studiare un nuovo quadro di rilancio con il supporto internazionale, avvio di quelle misure di 'giustizia sociale' che invertano il corso interno di austerità e tagli indiscriminati.
Parole che non potevano non ripercuotersi sui mercati, nonostante oggi lo stesso leader ellenico si sia detto certo che un accordo verrà trovato. Si è comuqnue scaldato il clima verso l'Eurogruppo di mercoledì 11 febbraio, quando la Grecia sarà al centro delle accese discussioni dei membri Ue e bisognerà arrivare a una soluzione quanto più condivisa, per evitare che si allunghino di nuovo ombre lunghe sull'Eurozona e la sua moneta.
In questo contesto europeo di incertezza piomba di nuovo la crisi tra Russia e Ucraina, arrivata alla stretta decisiva con il vertice finale dei leader a Minsk. Le Borse del Vecchio continente sono negative, dopo che venerdì lo Stoxx Europe 600, che traccia l'andamento dei mercati Ue, ha chiuso ai massimi da sette anni. Milano allarga le perdite dell'apertura e chiude in calo dell'1,9%, Parigi scivola dello 0,85%, Francoforte retrocede dell'1,69% e Londra dello 0,24%. Pesante Atene, che chiude in netto calo con una flessione del 4,75%. Sugli indici di Italia e Spagna, poco influente, è arrivata la promozione degli analisti della JP Morgan, che hanno rivisto al rialzo la loro raccomandazione sulle azioni dei Paesi del mediterraneo portando il rating a 'Overweight', cioè consigliano di sovrappesare i titoli iberici e tricolori.
Debole anche Wall Street: alla chiusura, l'indice Dow Jones cede lo 0,53% fino a 17729,21 punti, l'indice Nasdaq perde lo 0,39% fino a 4726,01 punti, calo simile a quello dell'S&P500, che perde lo 0,42%, arrivando a 2046,74 punti.
A nulla sono servite le parole del Segretario all'Economia Usa, Jacob Lew, secondo cui il paese "ha svoltato, grazie a una crescita sostenibile delle attività industriali e dell'occupazione. Mi sento abbastanza fiducioso sul fatto che ci attende un buon periodo".
La tensione si fa sentire sul comparto obbligazionario, con lo spread tra Btp e Bund che risale a 130 punti base e il rendimento dei decennali italiani che risupera quota 1,6%. Per la Grecia la tensione è ancora maggiore: i decennali arrivano a rendere più del 10% e lo spread risale verso quota 1.000 punti. L'euro vive una giornata altalenante: tiene sul dollaro, crolla e quindi chiude sopra 1,13 dollari, non lontano dai valori di apertura. La moneta europea passa di mano a 1,1336 dollari, euro/yen a 134,43 e dollaro/yen a 118,60.
L'agenda macroeconomica, che in settimana porterà ai dati sul Pil italiano e della zona euro (gli appuntamenti), è oggi piuttosto scarica. Nel Vecchio continente la bilancia commerciale tedesca segna un surplus, a dicembre, di quasi 22 miliardi. Si è chiuso così un anno record per l'import/export tedesco, con un avanzo di 217 miliardi di euro, livello mai raggiunto dalla creazione delle serie statistiche e migliore del primato toccato nel 2007 (195,3 miliardi di euro). Numeri che confermano quanto sia squilibrata la posizione tedesca rispetto alle norme Ue, come già sottolineato da diversi osservatori. Negli Stati Uniti non sono previsti dati significativi.
Segnali positivi arrivano dal superindice Ocse di dicembre secondo cui la crescita nell'Eurozona dà "segni di un cambiamento positivo dello slancio", soprattutto per Spagna e Germania, e anche per l'Italia si registrano "miglioramenti", con "una fase di slancio stabile, dopo i segni di indebolimento del mese precedente".
In mattinata, nonostante i timori all'orizzonte per la Grecia, la Borsa di Tokyo ha inaugurato la settimana in rialzo con l'indice Nikkei che ha guadagnato lo 0,36% a 17.711,93 punti. Il Topix index ha chiuso nvece a +0,55% a 1.424,92 punti. Da Oriente sono arrivati nel fine settimana i dati sulla bilancia commerciale in Cina, che a gennaio ha registrato un surplus di 60,03 miliardi di dollari. Male però il dato annuo sulle esportazioni: sono calate del 3,3% (+5,9% atteso, +9,7% precedente) mentre le importazioni sono scese del 19,9% (-3,2% consensus, -2,4% precedente).
Quanto infine alle materie prime, i prezzi del petrolio sono in rialzo: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Wti viaggia in positivo di oltre 2 punti percentuali rispetto alla chiusura precedente e tratta a 53 dollari al barile. Oro nuovamente in rialzo sull'onda della crisi greca e del conflitto in Ucraina in avvio di settimana sui mercati asiatici dopo il tonfo di venerdì scorso: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,5% circa e viene scambiato a 1.240 dollari l'oncia.
Parole che non potevano non ripercuotersi sui mercati, nonostante oggi lo stesso leader ellenico si sia detto certo che un accordo verrà trovato. Si è comuqnue scaldato il clima verso l'Eurogruppo di mercoledì 11 febbraio, quando la Grecia sarà al centro delle accese discussioni dei membri Ue e bisognerà arrivare a una soluzione quanto più condivisa, per evitare che si allunghino di nuovo ombre lunghe sull'Eurozona e la sua moneta.
In questo contesto europeo di incertezza piomba di nuovo la crisi tra Russia e Ucraina, arrivata alla stretta decisiva con il vertice finale dei leader a Minsk. Le Borse del Vecchio continente sono negative, dopo che venerdì lo Stoxx Europe 600, che traccia l'andamento dei mercati Ue, ha chiuso ai massimi da sette anni. Milano allarga le perdite dell'apertura e chiude in calo dell'1,9%, Parigi scivola dello 0,85%, Francoforte retrocede dell'1,69% e Londra dello 0,24%. Pesante Atene, che chiude in netto calo con una flessione del 4,75%. Sugli indici di Italia e Spagna, poco influente, è arrivata la promozione degli analisti della JP Morgan, che hanno rivisto al rialzo la loro raccomandazione sulle azioni dei Paesi del mediterraneo portando il rating a 'Overweight', cioè consigliano di sovrappesare i titoli iberici e tricolori.
Debole anche Wall Street: alla chiusura, l'indice Dow Jones cede lo 0,53% fino a 17729,21 punti, l'indice Nasdaq perde lo 0,39% fino a 4726,01 punti, calo simile a quello dell'S&P500, che perde lo 0,42%, arrivando a 2046,74 punti.
A nulla sono servite le parole del Segretario all'Economia Usa, Jacob Lew, secondo cui il paese "ha svoltato, grazie a una crescita sostenibile delle attività industriali e dell'occupazione. Mi sento abbastanza fiducioso sul fatto che ci attende un buon periodo".
La tensione si fa sentire sul comparto obbligazionario, con lo spread tra Btp e Bund che risale a 130 punti base e il rendimento dei decennali italiani che risupera quota 1,6%. Per la Grecia la tensione è ancora maggiore: i decennali arrivano a rendere più del 10% e lo spread risale verso quota 1.000 punti. L'euro vive una giornata altalenante: tiene sul dollaro, crolla e quindi chiude sopra 1,13 dollari, non lontano dai valori di apertura. La moneta europea passa di mano a 1,1336 dollari, euro/yen a 134,43 e dollaro/yen a 118,60.
L'agenda macroeconomica, che in settimana porterà ai dati sul Pil italiano e della zona euro (gli appuntamenti), è oggi piuttosto scarica. Nel Vecchio continente la bilancia commerciale tedesca segna un surplus, a dicembre, di quasi 22 miliardi. Si è chiuso così un anno record per l'import/export tedesco, con un avanzo di 217 miliardi di euro, livello mai raggiunto dalla creazione delle serie statistiche e migliore del primato toccato nel 2007 (195,3 miliardi di euro). Numeri che confermano quanto sia squilibrata la posizione tedesca rispetto alle norme Ue, come già sottolineato da diversi osservatori. Negli Stati Uniti non sono previsti dati significativi.
Segnali positivi arrivano dal superindice Ocse di dicembre secondo cui la crescita nell'Eurozona dà "segni di un cambiamento positivo dello slancio", soprattutto per Spagna e Germania, e anche per l'Italia si registrano "miglioramenti", con "una fase di slancio stabile, dopo i segni di indebolimento del mese precedente".
In mattinata, nonostante i timori all'orizzonte per la Grecia, la Borsa di Tokyo ha inaugurato la settimana in rialzo con l'indice Nikkei che ha guadagnato lo 0,36% a 17.711,93 punti. Il Topix index ha chiuso nvece a +0,55% a 1.424,92 punti. Da Oriente sono arrivati nel fine settimana i dati sulla bilancia commerciale in Cina, che a gennaio ha registrato un surplus di 60,03 miliardi di dollari. Male però il dato annuo sulle esportazioni: sono calate del 3,3% (+5,9% atteso, +9,7% precedente) mentre le importazioni sono scese del 19,9% (-3,2% consensus, -2,4% precedente).
Quanto infine alle materie prime, i prezzi del petrolio sono in rialzo: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Wti viaggia in positivo di oltre 2 punti percentuali rispetto alla chiusura precedente e tratta a 53 dollari al barile. Oro nuovamente in rialzo sull'onda della crisi greca e del conflitto in Ucraina in avvio di settimana sui mercati asiatici dopo il tonfo di venerdì scorso: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,5% circa e viene scambiato a 1.240 dollari l'oncia.