MILANO - La nuova riunione dell'Eurogruppo sulla Grecia fa da asse portante della giornata finanziaria internazionale. Gli investitori sembrano approcciare il nuovo round di trattative tra il governo del tandem Tsipras-Varoufakis e i partner europei con ottimismo, almeno a giudicare dalla spinta di inizio settimana sulla moneta unica nei confronti del dollaro, ma le indicazioni politiche sono improntate allo scetticismo. Prima del summit di Bruxelles, il premier Alexis Tsipras precisa ancora la richiesta di Atene: tempo per arrivare a un nuovo piano di supporto finanziario e riforme, pensionamento immediato del vecchio accordo con la Troika. Ma l'incontro si è risolto in un nulla di fatto: Atene ha bocciato la bozza dell'Eurogruppo parlando di "proposte assurde e inaccettabili". E l'Eurogruppo ha reagito con un ultimatum: Atene ha tempo fino a venerdì per decidere, se chiederà l'estensione del programma di aiuti ci sarà l'accordo.
D'altra parte oggi non c'erano altri appuntamenti rilevanti sull'agenda della giornata, ad eccezione della bilancia commerciale dell'Eurozona: nel 2014 il surplus nel commercio dei beni della zona euro nei confronti del resto del monto ha registrato un incremento arrivando a 194,8 miliardi di euro, rispetto ai 152,3 nel 2013. Nella Ue il surplus è stato di 24,2 miliardi contro i 51,8. Negli Usa i mercati restano chiusi per celebrare il Presidents' day; mercoledì, però, con la pubblicazione delle minute Fed potranno emergere dettagli ulteriori sul ritmo di innalzamento dei tassi americani. Anche la Bce, il giorno dopo, debutterà con la pubblicazione dei suoi verbali.
In questo contesto, con le schermaglie tra Russia e Ucraina tutt'altro che assopite e il timore per l'avanzata del terrorismo in Libia, le Borse chiudono deboli: Milano cede lo 0,18% in linea con Parigi (-0,16%), Francoforte (-0,37%) e Londra (-0,23%). Male Atene, sulla quale pesa lo scetticismo del tedesco Wolfgang Schaeble: perde il 3,83% finale. Da segnalare, a Piazza Affari, il debutto in rosso di Banzai, mentre continua il rally del Monte dei Paschi, che viene anche sospeso per eccesso di rialzo.
Come accennato, l'euro è in rialzo: la moneta unica europea sopra 1,14 dollari e 135 yen. Lo spread fra Btp italiani a dieci anni e omologhi Bund tedeschi è in lieve rialzo a quota 130 punti con un rendimento all'1,64%. Sul mercato obbligazionario, nonostante sia alta la tensione per la Grecia, vince l'ombrello aperto da Mario Draghi con il quantitative easing della Bce. Tanto che, segnalano i dati Bloomberg, si registra una vera e propria corsa ai rendimenti alternativi, anche a costo di sottoscrivere strumenti più rischiosi. Non è un caso che da inizio anno siano stati emessi 21 miliardi di junk-bond, prestiti valutati a livello di 'spazzatura' dalle agenzie di rating e per questo disposti a pagare interessi più alti. Ma comunque ben lontani dal passato: nell'estate del 2011, prima che Draghi pronunciasse il famoso discorso nel quale annuncio che avrebbe fatto 'ogni cosa' per salvare l'euro, i junk-bond rendevano in media il 10,8%. Oggi siamo sotto il 4%.
In mattinata, sono arrivati dati positivi (anche se sotto le attese) dal Giappone. L'economia nipponica è uscita dalla recessione tecnica, grazie al Pil tornato a espandersi dello 0,6% a ottobre dicembre rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% su base annualizzata. Secondo quanto diffuso dall'Ufficio di gabinetto, la crescita del 2014 si è attestata ad appena lo 0,04%. Dopo questi dati, la Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi a +0,51%, anche in scia ai rialzi di venerdì dei listini internazionali. L'indice Nikkei ha superato quota 18.000, fino ai massimi da luglio 2007. Pur se meno delle attese, i dati del Pil mostrano un'economia in moderata ripresa: in particolare, il deflatore nel 2014 è a +1,6%, positivo per la prima volta dal 1997, segnalando la presenza di inflazione. Da segnalare, sempre in Giappone, che la produzione industriale a dicembre, nella lettura finale, ha registrato un +0,8% mensile, sotto il +1% della lettura flash.
Chiusa per festività Wall Street dove venerdì scorso l'S&P 500 e il Russell 2000 hanno archiviato una seduta su livelli record, il Dow Jones ha conquistato quota 18.000 per la prima volta nel 2015 e il Nasdaq si è riportato sui massimi del marzo 2000. Il settore energetico è quello che ha corso di più (+2%) grazie al rimbalzo del greggio. Oggi prezzi stabili per il petrolio: il Brent viaggia a 61,5 dollari al barile, mentre il Wti è stabile poco sotto quota 53 dollari al barile. Avvio di settimana in rialzo, invece, per le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata sale a 1231 dollari l'oncia.
D'altra parte oggi non c'erano altri appuntamenti rilevanti sull'agenda della giornata, ad eccezione della bilancia commerciale dell'Eurozona: nel 2014 il surplus nel commercio dei beni della zona euro nei confronti del resto del monto ha registrato un incremento arrivando a 194,8 miliardi di euro, rispetto ai 152,3 nel 2013. Nella Ue il surplus è stato di 24,2 miliardi contro i 51,8. Negli Usa i mercati restano chiusi per celebrare il Presidents' day; mercoledì, però, con la pubblicazione delle minute Fed potranno emergere dettagli ulteriori sul ritmo di innalzamento dei tassi americani. Anche la Bce, il giorno dopo, debutterà con la pubblicazione dei suoi verbali.
In questo contesto, con le schermaglie tra Russia e Ucraina tutt'altro che assopite e il timore per l'avanzata del terrorismo in Libia, le Borse chiudono deboli: Milano cede lo 0,18% in linea con Parigi (-0,16%), Francoforte (-0,37%) e Londra (-0,23%). Male Atene, sulla quale pesa lo scetticismo del tedesco Wolfgang Schaeble: perde il 3,83% finale. Da segnalare, a Piazza Affari, il debutto in rosso di Banzai, mentre continua il rally del Monte dei Paschi, che viene anche sospeso per eccesso di rialzo.
Come accennato, l'euro è in rialzo: la moneta unica europea sopra 1,14 dollari e 135 yen. Lo spread fra Btp italiani a dieci anni e omologhi Bund tedeschi è in lieve rialzo a quota 130 punti con un rendimento all'1,64%. Sul mercato obbligazionario, nonostante sia alta la tensione per la Grecia, vince l'ombrello aperto da Mario Draghi con il quantitative easing della Bce. Tanto che, segnalano i dati Bloomberg, si registra una vera e propria corsa ai rendimenti alternativi, anche a costo di sottoscrivere strumenti più rischiosi. Non è un caso che da inizio anno siano stati emessi 21 miliardi di junk-bond, prestiti valutati a livello di 'spazzatura' dalle agenzie di rating e per questo disposti a pagare interessi più alti. Ma comunque ben lontani dal passato: nell'estate del 2011, prima che Draghi pronunciasse il famoso discorso nel quale annuncio che avrebbe fatto 'ogni cosa' per salvare l'euro, i junk-bond rendevano in media il 10,8%. Oggi siamo sotto il 4%.
In mattinata, sono arrivati dati positivi (anche se sotto le attese) dal Giappone. L'economia nipponica è uscita dalla recessione tecnica, grazie al Pil tornato a espandersi dello 0,6% a ottobre dicembre rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% su base annualizzata. Secondo quanto diffuso dall'Ufficio di gabinetto, la crescita del 2014 si è attestata ad appena lo 0,04%. Dopo questi dati, la Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi a +0,51%, anche in scia ai rialzi di venerdì dei listini internazionali. L'indice Nikkei ha superato quota 18.000, fino ai massimi da luglio 2007. Pur se meno delle attese, i dati del Pil mostrano un'economia in moderata ripresa: in particolare, il deflatore nel 2014 è a +1,6%, positivo per la prima volta dal 1997, segnalando la presenza di inflazione. Da segnalare, sempre in Giappone, che la produzione industriale a dicembre, nella lettura finale, ha registrato un +0,8% mensile, sotto il +1% della lettura flash.
Chiusa per festività Wall Street dove venerdì scorso l'S&P 500 e il Russell 2000 hanno archiviato una seduta su livelli record, il Dow Jones ha conquistato quota 18.000 per la prima volta nel 2015 e il Nasdaq si è riportato sui massimi del marzo 2000. Il settore energetico è quello che ha corso di più (+2%) grazie al rimbalzo del greggio. Oggi prezzi stabili per il petrolio: il Brent viaggia a 61,5 dollari al barile, mentre il Wti è stabile poco sotto quota 53 dollari al barile. Avvio di settimana in rialzo, invece, per le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata sale a 1231 dollari l'oncia.