Lo stallo tra Grecia e Ue sul piano di aiuti non pesa sulle Borse
Giuliano Balestreri , di GIULIANO BALESTRERIProseguono le trattative tra Atene e Bruxelles, ma senza un'estensione il programma di salvataggio termina a fine febbraio e il governo potrebbe rimanere senza soldi da marzo. Lo Zew tedesco al top da un anno. Cauti i listini europei, ma senza scossoni: Milano spunta un +0,5%, soffre solo Atene. L'euro risale verso 1,14 contro il dollaro
MILANO - Dall'Eurogruppo all'Ecofin. Il destino della Grecia - e probabilmente dell'Eurozona - si gioca a Bruxelles tra i tavoli dei ministri delle Finanze della zona euro e quelli dell'Unione europea. L'incontro di ieri si è risolto in un nulla di fatto con uno strappo che rischia di allontanare le posizioni. Le proposte dell'Ue ad Atene di estendere il piano di aiuti sono tornate al mittente definite come "inaccettabili", ottenendo come risposta solo un ultimatum fino a venerdì prossimo. Il tempo però stringe, perché il programma di aiuti termina a fine febbraio e la Grecia rischia di non poter più far fronte alla spese correnti dalla fine di marzo.
Nonostante tutti gli addetti ai lavori restino moderatamente fiduciosi: secondo il ministro Pier Carlo Padoan l'uscita della Grecia dall'euro è fuori discussione. Secondo il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis la Ue "continuerà a cercare l'accordo migliore non sol…
Nonostante tutti gli addetti ai lavori restino moderatamente fiduciosi: secondo il ministro Pier Carlo Padoan l'uscita della Grecia dall'euro è fuori discussione. Secondo il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis la Ue "continuerà a cercare l'accordo migliore non sol…
MILANO - Dall'Eurogruppo all'Ecofin. Il destino della Grecia - e probabilmente dell'Eurozona - si gioca a Bruxelles tra i tavoli dei ministri delle Finanze della zona euro e quelli dell'Unione europea. L'incontro di ieri si è risolto in un nulla di fatto con uno strappo che rischia di allontanare le posizioni. Le proposte dell'Ue ad Atene di estendere il piano di aiuti sono tornate al mittente definite come "inaccettabili", ottenendo come risposta solo un ultimatum fino a venerdì prossimo. Il tempo però stringe, perché il programma di aiuti termina a fine febbraio e la Grecia rischia di non poter più far fronte alla spese correnti dalla fine di marzo.
Nonostante tutti gli addetti ai lavori restino moderatamente fiduciosi: secondo il ministro Pier Carlo Padoan l'uscita della Grecia dall'euro è fuori discussione. Secondo il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis la Ue "continuerà a cercare l'accordo migliore non solo per gli olandesi o per i greci ma per tutti", ma il ministro olandese e presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha risposto: "Spero che la Grecia chieda un'estensione del programma. E una volta che l'avranno fatto potremmo accordare la flessibilità all'interno del programma, in cui potrà inserire le proprie priorità politiche. Spetta ai greci decidere, noi siamo pronti a lavorare con loro". Duro il ministro tedesco Woflgang Schaeuble secondo cui il governo di Atene è "irresponsabile".
In questo contesto, come detto, le Borse si muovono con cautela, ma senza il temuto crollo. Il dato più atteso di giornata riguardava l'indice Zew, che misura l'aspettative degli investitori tedeschi: sale a febbraio a 53 punti da 48,4 di gennaio, segnando i massimi da un anno a questa parte ma sotto le attese degli analisti che puntavano su un rialzo a 55 punti. La bilancia commerciale italiana registra un attivo record, mentre dagli Usa arriva l'indice manifatturiero Empire State che a febbraio è sceso oltre le attese a 7,78 punti da 9,95 in gennaio (agenda).
Milano chiude una seduta nervosa avanzando dello 0,47% in linea con Londra (+0,6%), mentre Parigi aggiunge lo 0,04% e Francoforte lo 0,25%. Ancora debole Atene, che chiude in rosso del 2,45%, mentre lo spread sui titoli a tre anni vola con il rendimento che vede il 20%. Lo spread a 10 anni tra Btp e Bund tedeschi è stabile poco sotto quota 130 punti con i titoli italiani che rendono l'1,64%. L'euro chiude sotto 1,14 dollari, ma non distante (1,1390). Wall Street, chiusa ieri per festività, chiude in rialzo con il Dow Jones che sale dello 0,15%, il Nasdaq che guadagna lo 0,11% e lo S&P 500 che segna un progresso dello 0,16%.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha recuperato le perdite segnate in avvio e terminato gli scambi a -0,10%. L'indice Nikkei scivola di appena 17,68 punti, attestandosi a quota 17.987,09, anche grazie al contestuale indebolimento dello yen contro le principali valute e al rientro delle prese di beneficio, scattate dopo che i listini sono saliti ai massimi da luglio 2007.
Sul fronte delle materie prime, dopo tre giorni di rialzi dovuti alle incertezza della vicenda greca l'oro arresta la sua corsa e cede lo 0,5% a 1226 dollari l'oncia. Il petrolio, invece, è in rialzo sull'ottimismo di diversi paesi Opec sui dati della produzione di greggio, che dovrebbe essere inferiore alle stime: il Wti del Texas avanza a 53,19 dollari con un aumento di 41 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì (ieri i mercati Usa erano chiusi per festività). Cresce il Brent di 74 centesimi a 62,14 dollari.
Nonostante tutti gli addetti ai lavori restino moderatamente fiduciosi: secondo il ministro Pier Carlo Padoan l'uscita della Grecia dall'euro è fuori discussione. Secondo il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis la Ue "continuerà a cercare l'accordo migliore non solo per gli olandesi o per i greci ma per tutti", ma il ministro olandese e presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha risposto: "Spero che la Grecia chieda un'estensione del programma. E una volta che l'avranno fatto potremmo accordare la flessibilità all'interno del programma, in cui potrà inserire le proprie priorità politiche. Spetta ai greci decidere, noi siamo pronti a lavorare con loro". Duro il ministro tedesco Woflgang Schaeuble secondo cui il governo di Atene è "irresponsabile".
In questo contesto, come detto, le Borse si muovono con cautela, ma senza il temuto crollo. Il dato più atteso di giornata riguardava l'indice Zew, che misura l'aspettative degli investitori tedeschi: sale a febbraio a 53 punti da 48,4 di gennaio, segnando i massimi da un anno a questa parte ma sotto le attese degli analisti che puntavano su un rialzo a 55 punti. La bilancia commerciale italiana registra un attivo record, mentre dagli Usa arriva l'indice manifatturiero Empire State che a febbraio è sceso oltre le attese a 7,78 punti da 9,95 in gennaio (agenda).
Milano chiude una seduta nervosa avanzando dello 0,47% in linea con Londra (+0,6%), mentre Parigi aggiunge lo 0,04% e Francoforte lo 0,25%. Ancora debole Atene, che chiude in rosso del 2,45%, mentre lo spread sui titoli a tre anni vola con il rendimento che vede il 20%. Lo spread a 10 anni tra Btp e Bund tedeschi è stabile poco sotto quota 130 punti con i titoli italiani che rendono l'1,64%. L'euro chiude sotto 1,14 dollari, ma non distante (1,1390). Wall Street, chiusa ieri per festività, chiude in rialzo con il Dow Jones che sale dello 0,15%, il Nasdaq che guadagna lo 0,11% e lo S&P 500 che segna un progresso dello 0,16%.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha recuperato le perdite segnate in avvio e terminato gli scambi a -0,10%. L'indice Nikkei scivola di appena 17,68 punti, attestandosi a quota 17.987,09, anche grazie al contestuale indebolimento dello yen contro le principali valute e al rientro delle prese di beneficio, scattate dopo che i listini sono saliti ai massimi da luglio 2007.
Sul fronte delle materie prime, dopo tre giorni di rialzi dovuti alle incertezza della vicenda greca l'oro arresta la sua corsa e cede lo 0,5% a 1226 dollari l'oncia. Il petrolio, invece, è in rialzo sull'ottimismo di diversi paesi Opec sui dati della produzione di greggio, che dovrebbe essere inferiore alle stime: il Wti del Texas avanza a 53,19 dollari con un aumento di 41 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì (ieri i mercati Usa erano chiusi per festività). Cresce il Brent di 74 centesimi a 62,14 dollari.