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Draghi spinge in ribasso euro e rendimenti Btp. Tassi giù nell'asta di Bot annuali

Gli acquisti della Bce comprimono i rendimenti dei titoli di Stato: i decennali italiani sotto l'1,2%. Il Tesoro vende 6,5 miliardi di titoli con un tasso al minimo record dello 0,079%. Per la divisa unica si prospetta il trimestre di maggior ribasso della sua storia: verso la parità contro il dollaro. Mercati azionari rimbalzano, per Milano +2,1%. Fca è ai massimi da 17 anni, vola Telecom Italia
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MILANO - L'avvio del Quantitative easing della Banca centrale europea, con l'acquisto massiccio di titoli in gran parte di Stato sul mercato secondario, continua a comprimere i rendimenti del debito pubblico. "La reazione dei mercati dimostra che funziona", rivendica il governatore Mario Draghi in una conferenza a Francoforte. Quasi tutti i titoli decennali dell'Eurozona stanno registrando un apprezzamento, soprattutto nelle scadenze più a lungo termine, che significa minor offerta di rendimento agli investitori. Nel caso dei Btp italiani, il rendimento della scadenza decennale ha infranto al ribasso la soglia dell'1,1%, nuovo minimo storico, prima di chiudere a 1,12%. Lo spread verso il Bund tedesco scende a 90 punti base, inferiore a quello tra i Bonos spagnoli e i titoli tedeschi. Il Tesoro coglie ancora il dividendo della situazione: ha venduto tutti i 6,5 miliardi del nuovo Bot a 12 mesi, con scadenza marzo 2016, con un tasso sceso a 0,079%, nuovo…
MILANO - L'avvio del Quantitative easing della Banca centrale europea, con l'acquisto massiccio di titoli in gran parte di Stato sul mercato secondario, continua a comprimere i rendimenti del debito pubblico. "La reazione dei mercati dimostra che funziona", rivendica il governatore Mario Draghi in una conferenza a Francoforte. Quasi tutti i titoli decennali dell'Eurozona stanno registrando un apprezzamento, soprattutto nelle scadenze più a lungo termine, che significa minor offerta di rendimento agli investitori. Nel caso dei Btp italiani, il rendimento della scadenza decennale ha infranto al ribasso la soglia dell'1,1%, nuovo minimo storico, prima di chiudere a 1,12%. Lo spread verso il Bund tedesco scende a 90 punti base, inferiore a quello tra i Bonos spagnoli e i titoli tedeschi. Il Tesoro coglie ancora il dividendo della situazione: ha venduto tutti i 6,5 miliardi del nuovo Bot a 12 mesi, con scadenza marzo 2016, con un tasso sceso a 0,079%, nuovo minimo record e con tasso netto di fatto negativo. Domani toccherà ai Btp. Per capire quanto sia diversa la situazione di Atene basta pensare che oggi ha venduto 1,3 miliardi di titoli a tre mesi con un rendimento esploso al 2,7%.

Quello dell'abbassamento dei rendimenti è solo uno dei canali individuati da Draghi per la trasmissione della politica monetaria e avere un miglioramento delle condizioni del credito. Ma anche il "canale del tasso di cambio", cioè la svalutazione dell'euro legata alla crescita di liquidità e alla riduzione dei tassi d'interesse, si sta dispegando nella sua intera forza. La valuta unica si avvia a chiudere il trimestre di maggior calo della sua storia, dicono i dati Bloomberg, con benefici diretti per le aziende esportatrici che guadagnano competitività. L'euro ha perso circa l'11,6% da inizio anno,contro il dollaro, mettendosi alle spalle il calo del 10,6% registrato nel 2008. Secondo Sean Callow, strategist del settore valutario alla Westpac Banking Corp. di Sydney, il fatto che l'indebolimento sia motivato da ragioni di fondamentali economici ma anche dalle divergenti intenzioni delle Banche centrali, rende improbabile un cambio di rotta nel breve periodo. Oggi l'euro chiude sempre più vicino alla parità con il dollaro: la moneta comune termina la giornata in calo a 1,0589 dollari dopo aver aggiornato a 1,0556 dollari il proprio minimo da 12 anni, e scende ai minimi da quasi due anni sulla divisa nipponica a 128,16 yen. La situazione si ripercuote per altro sui Paesi vicini all'Eurozona, come Danimarca e Svezia, dove si cerca di tenere bassa la valuta con enormi sforzi delle Banche centrali. Proprio in Danimarca, però, l'aver portato i tassi ufficiali sotto lo zero rischia di ri-innescare una bolla immobiliare: un effetto collaterale del rendere "conveniente" il prendere denaro a prestito.



L'Ocse, intanto, ha rilevato che l'Italia ha chiuso l'ultimo trimestre del 2014 con crescita zero, dopo nove mesi consecutivi di contrazione del Pil.  Il ritmo di crescita del nostro Paese resta comunque il più basso dell'area G20, che nel suo insieme ha fatto registrare una crescita dello 0,9% negli ultimi tre mesi dello scorso anno. Fa poco meglio la Francia, con una crescita dello 0,1%, mentre l'Eurozona totalizza un +0,3%.

I mercati azionari restano volatili. Quelli europei sono reduci, in molti casi, da galoppate prolungate e quindi nelle sale operative sono scattate le prese di beneficio. Resta poi alta la tensione sul caso greco: oggi partono le trattative sul piano di riforma tra gli ispettori della ex Troika (Ue, Bce e Fmi) e le controparti ateniesi per sbloccare la tranche da oltre 7 miliardi di prestiti internazionali. Piazza Affari trova il rimbalzo, accelerando dopo le parole di Draghi: alla fine registra un rialzo del 2,18%, sui massimi dal febbraio 2011. Bene anche le altre Ue: Parigi recupera il 2,37%, Francoforte il 2,66% (che aggiorna i massimi storici), mentre Londra aggiunge lo 0,28%. Resta debole Atene, che lima poco più di un punto percentuale. In fermento il settore delle Tlc, con Telecom in luce: torna di moda la fusione tra Wind e 3, mentre intorno alla società telefonica si sviluppano i progetti per la realizzazione della rete in banda larga. Su un altro dossier caldo, quello dell'Opas di Ei Towers su Rai Way, il presidente Consob, Giuseppe Vegas, dice che il prospetto dell'offerta ancora non è arrivato all'Autorità. Vola, invece, Fca che agguanta la soglia dei 14,5 euro (+2,47%) spinta dai report degli analisti. E' nuovo record dalla quotazione a ottobre come Fiat Chrysler. Se si considera la vecchia Fiat le lancette tornano indietro di 17 anni, ad agosto 1998.

Wall Street, reduce dalla peggior performance da gennaio con il Dow in calo di quasi due punti percentuali, chiude con il segno meno:  il Dow Jones perde lo 0,14%, il Nasdaq cede lo 0,20% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,18%.

L'agenda macroeconomica non è particolarmente ricca: a gennaio, la produzione industriale del Regno Unito ha segnato un calo dello 0,1% mensile, +1,3% su anno. In Francia, nel quarto trimestre 2014 è rimasta stabile l'occupazione nei settori non agricoli, con un calo di appena 1.300 posti dopo il -59mila del terzo trimestre. Negli Usa le richieste settimanali di mutui calano dell'1,3%.

Più importanti le rilevazioni giunte in mattinata da Oriente. La Cina dà segnali di "rallentamento": le vendite al dettaglio in Cina nei primi due mesi del 2015 sono cresciute del 10,7% su base annuale per un controvalore di 779 miliardi di dollari, rispetto al +12% registrato nel 2014. Altri segnali di debolezza dalla produzione industriale: in gennaio-febbraio è cresciuta ad un ritmo più lento e si è attestata a +6,8% su anno contro il 7,9% di dicembre. In Giappone, gli ordini di macchinari nel settore privato sono arretrati dell'1,7% mensile, ma hanno fatto meglio dell'attesa frenata del 4,1%. Anche per questo la Borsa di Tokyo, spinta anche dalla debolezza dello yen, ha chiuso in lieve rialzo dopo la debolezza iniziale in scia di Wall Street: l'indice Nikkei dei titoli guida ha terminato la giornata guadagnando lo 0,31%.

L'incremento leggermente superiore alle attese delle scorte settimanali di greggio statunitensi e il rafforzamento del dollaro sul mercato dei cambi mantengono in ribasso il prezzo del petrolio sui circuiti di New York: il light crude Wti più dell'1,5 per cento in area 46 dollari al barile. Il Brent di Londra aggiunge al contrario un punto percentuale a 57 dollari al barile. Il rafforzamento del dollaro spinge il prezzo dell'oro a un minimo da tre mesi in area 1.150 dollari all'oncia.