MILANO - Le Borse europee chiudono la settimana in ordine sparso, mentre l'euro torna a indebolirsi nei confronti del dollaro dopo che ieri aveva recuperato il terreno. L'attività della Bce, che sta acquistando titoli sul mercato secondario nell'ambito del Quantitative easing, comprime ancora il rendimento dei titoli di Stato sui minimi storici, mentre il differenziale con i Bund tedeschi è tornato sotto i 90 punti, ai livelli antecedenti l'esplosione della crisi greca.
La dinamica del cambio è strettamente monitorata all'Eurotower. Come nota l'Ft, quando la Bce ha aggiornato le sue stime macroeconomiche gli esperti hanno assunto un cambio contro il dollaro in area 1,13 fino al 2017 (stabile rispetto ai livelli di allora) per riportare l'inflazione all'1,7%. Ma in un riquadro aggiuntivo delle previsioni si spiegava come fosse possibile un andamento più debole rispetto allo scenario di base, che avrebbe messo a rischio il target sull'inflazione con prospettive di sforare il tetto del 2% che la Bce ha nel mandato. Sta di fatto che, ora, l'euro è già ben sotto quel livello e questo fatto - ben accolto come spinta alle aziende esportatrici - potrebbe avere un rovescio della medaglia: sollevare i dubbi dei falchi di Francoforte, che tra pochi mesi potrebbero iniziare a domandare un rallentamento degli acquisti da 60 miliardi di euro al mese.
Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,42%, fa peggio Londra che cede lo 0,3%, mentre Francoforte avanza dello 0,87% e Parigi dello 0,3%. Atene ha chiuso la seduto a -3,01%. Vendite a Milano su Tod's, che paga i conti diffusi ieri. In rosso anche Wall Street, con l'indice Dow Jones che mentre chiudono i mercati europei perde l'1,1%, lo S&P500 lo 0,9% e il Nasdaq che mostra un calo dello 0,7%. Ieri gli indici Usa hanno recuperato dopo una due giorni di forti vendite. Oggi si attendono responsi sulla congiuntura economica dal sentment dei consumatori e dai prezzi alla produzione di febbraio: questi ultimi calano dello 0,5% a febbraio, peggio delle attese.
Stabile sotto la soglia di 90 punti base lo spread fra Bund e Btp decennali, con un rendimento del titolo italiano che si posiziona intorno all'1,15%, appena sopra i bonos spagnoli. Dai dati del Mef, diffusi oggi, si vede che a gennaio la spesa per interessi è stata di 1,2 miliardi, meno dei 2,6 miliardi del gennaio 2014. L'euro chiude in calo a 1,0523 dollari e scambia a 128,8 con lo yen. Sospiro di sollievo in Danimarca, dove la Banca centrale ha detto di non aver più bisogno di interventi per difendere la valuta locale dalla eccessiva rivalutazione su quella comune: vinta (per ora) la battaglia contro gli hedge fund che scommettevano su una rottura dell'obiettivo di cambio a 7,46 corone (con il 2,25% di banda di oscillazione). La Russia intanto ha stimato un calo del 4% del Pil per quest'anno, mentre la Banca centrale ha tagliato come d'attese i tassi dal 15 al 14%.
L'agenda economica non ha presentato eventi di rilievo per il Vecchio Continente. In Italia, l'Istat ha confermato il miglioramento del clima economico con un rallentamento della deflazione. I prezzi all'ingrosso in Germania a febbraio sono calati del 2,1% rispetto al 2014, in rallentamento rispetto ai dati di dicembre e gennaio. Gli investitori seguono con ansia anche l'evoluzione delle trattative sulla Grecia, che si aggiornano con l'incontro tra il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e il premier Alexis Tsipras.
Seduta positiva, in mattinata, per le borse asiatiche che grazie al guizzo di fine settimana hanno recuperato quanto lasciato sul parterre nella prima parte dell'ottava. Tokyo è salita dell'1,39%, a nuovi massimi da 15 anni, le piazze asiatiche di Shanghai e Shenzhen hanno aggiunto lo 0,7% circa. Il ministro delle finanze di Tokyo, Taro Aso, al termine della regolare riunione di gabinetto ha sottolineato l'importanza di uno yen debole: "Fa bene all'economia". In effetti, il dato finale sulla produzione industriale in Giappone a gennaio registra un +3,7% mensile, anche se rivisto al ribasso dal +4% del dato preliminare.
Il recupero del petrolio, che nei giorni scorsi era tornato sopra i 60 dollari al barile, è stato di breve durate. Il greggio oggi torna a calare bruscamente: mentre ci si avvicina alla soglia di metà giornata al Nymex, i contratti ad aprile cedono 1,73 dollari, il 3,68%, a 45,32 dollari al barile, dopo essere scesi fino a 45,13 dollari. A determinare l'ondata di vendite sono state le dichiarazioni dell'Agenzia internazionale dell'energia che ha detto che la stabilizzazione dei prezzi è temporanea e che gli stoccaggi negli Usa rischiano di far ripartire nuovi ribassi. L'oro è in rialzo a 1.161,85 dollari l'oncia, con un progresso dello 0,7%.
La dinamica del cambio è strettamente monitorata all'Eurotower. Come nota l'Ft, quando la Bce ha aggiornato le sue stime macroeconomiche gli esperti hanno assunto un cambio contro il dollaro in area 1,13 fino al 2017 (stabile rispetto ai livelli di allora) per riportare l'inflazione all'1,7%. Ma in un riquadro aggiuntivo delle previsioni si spiegava come fosse possibile un andamento più debole rispetto allo scenario di base, che avrebbe messo a rischio il target sull'inflazione con prospettive di sforare il tetto del 2% che la Bce ha nel mandato. Sta di fatto che, ora, l'euro è già ben sotto quel livello e questo fatto - ben accolto come spinta alle aziende esportatrici - potrebbe avere un rovescio della medaglia: sollevare i dubbi dei falchi di Francoforte, che tra pochi mesi potrebbero iniziare a domandare un rallentamento degli acquisti da 60 miliardi di euro al mese.
Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,42%, fa peggio Londra che cede lo 0,3%, mentre Francoforte avanza dello 0,87% e Parigi dello 0,3%. Atene ha chiuso la seduto a -3,01%. Vendite a Milano su Tod's, che paga i conti diffusi ieri. In rosso anche Wall Street, con l'indice Dow Jones che mentre chiudono i mercati europei perde l'1,1%, lo S&P500 lo 0,9% e il Nasdaq che mostra un calo dello 0,7%. Ieri gli indici Usa hanno recuperato dopo una due giorni di forti vendite. Oggi si attendono responsi sulla congiuntura economica dal sentment dei consumatori e dai prezzi alla produzione di febbraio: questi ultimi calano dello 0,5% a febbraio, peggio delle attese.
Stabile sotto la soglia di 90 punti base lo spread fra Bund e Btp decennali, con un rendimento del titolo italiano che si posiziona intorno all'1,15%, appena sopra i bonos spagnoli. Dai dati del Mef, diffusi oggi, si vede che a gennaio la spesa per interessi è stata di 1,2 miliardi, meno dei 2,6 miliardi del gennaio 2014. L'euro chiude in calo a 1,0523 dollari e scambia a 128,8 con lo yen. Sospiro di sollievo in Danimarca, dove la Banca centrale ha detto di non aver più bisogno di interventi per difendere la valuta locale dalla eccessiva rivalutazione su quella comune: vinta (per ora) la battaglia contro gli hedge fund che scommettevano su una rottura dell'obiettivo di cambio a 7,46 corone (con il 2,25% di banda di oscillazione). La Russia intanto ha stimato un calo del 4% del Pil per quest'anno, mentre la Banca centrale ha tagliato come d'attese i tassi dal 15 al 14%.
L'agenda economica non ha presentato eventi di rilievo per il Vecchio Continente. In Italia, l'Istat ha confermato il miglioramento del clima economico con un rallentamento della deflazione. I prezzi all'ingrosso in Germania a febbraio sono calati del 2,1% rispetto al 2014, in rallentamento rispetto ai dati di dicembre e gennaio. Gli investitori seguono con ansia anche l'evoluzione delle trattative sulla Grecia, che si aggiornano con l'incontro tra il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e il premier Alexis Tsipras.
Seduta positiva, in mattinata, per le borse asiatiche che grazie al guizzo di fine settimana hanno recuperato quanto lasciato sul parterre nella prima parte dell'ottava. Tokyo è salita dell'1,39%, a nuovi massimi da 15 anni, le piazze asiatiche di Shanghai e Shenzhen hanno aggiunto lo 0,7% circa. Il ministro delle finanze di Tokyo, Taro Aso, al termine della regolare riunione di gabinetto ha sottolineato l'importanza di uno yen debole: "Fa bene all'economia". In effetti, il dato finale sulla produzione industriale in Giappone a gennaio registra un +3,7% mensile, anche se rivisto al ribasso dal +4% del dato preliminare.
Il recupero del petrolio, che nei giorni scorsi era tornato sopra i 60 dollari al barile, è stato di breve durate. Il greggio oggi torna a calare bruscamente: mentre ci si avvicina alla soglia di metà giornata al Nymex, i contratti ad aprile cedono 1,73 dollari, il 3,68%, a 45,32 dollari al barile, dopo essere scesi fino a 45,13 dollari. A determinare l'ondata di vendite sono state le dichiarazioni dell'Agenzia internazionale dell'energia che ha detto che la stabilizzazione dei prezzi è temporanea e che gli stoccaggi negli Usa rischiano di far ripartire nuovi ribassi. L'oro è in rialzo a 1.161,85 dollari l'oncia, con un progresso dello 0,7%.