Economia

Petrolio ai minimi dal 2009. Le Borse chiudono positive, Francoforte record

Il greggio paga l'eccesso di scorte negli Usa e il rafforzamento del dollaro. Le Borse Ue in netto rialzo nella settimana della Federal Reserve: la Banca centrale Usa si avvicina all'innalzamento dei tassi d'interesse. Francoforte al record storico, Milano al top da quattro anni: Piazza Affari +1%. Lo spread sotto 90 punti base, torna a indebolirsi l'euro. Pechino pronta a sostenere l'economia, rally delle Borse cinesi

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MILANO - Il petrolio riprende la sua corsa al ribasso nella settimana che porta gli investitori a spostare l'attenzione dalla Banca centrale europea a quella americana. Dopo l'avvio del Quantitative easing, il programma d'acquisto di titoli da parte della Bce che ha ulteriormente compresso gli spread, l'attenzione si sposta fuori dal Vecchio continente. L'oro nero è tornato a scendere precipitosamente: dopo aver limato il 9,6% la scorsa settimana, ha aggiornato i minimi dalla primavera del 2009 spingendo il Wti sotto la soglia di 43 dollari al barile. A influire sui corsi del petrolio è l'incremento delle scorte Usa: non basta la chiusura di numerosi pozzi negli States per raffreddare l'eccesso di produzione.

L'altro elemento centrale per i mercati è la riunione di domani e mercoledì della Federal Reserve, che dovrebbe eliminare dal comunicato finale il riferimento alla "pazienza" nell'innalzare i tassi (agenda dei mercati). Gli investitori si aspettano però la massima cautela e una Janet Yellen in grado di accompagnare i mercati sulla strada della normalizzazione della politica monetaria, con il rialzo dei tassi che potrebbe partire da giugno o settembre. Una cosa è certa: la parola d'ordine a Wall Street è volatilità, quella vista nelle ultime settimane e attesa nei prossimi mesi. Anche il rafforzamento del dollaro, che fa da corollario al cambio di politica monetaria della Fed e alla divergenza rispetto a quello della Bce, contribuisce ad abbassare i prezzi delle commodity e del petrolio.

In questo contesto, i listini Ue continuano a brindare al Quantitative easing: Milano chiude con un progresso dello 0,96% dopo aver superato quota 23mila punti, ai massimi da quattro anni. Nuovi record storici per il Dax di Francoforte, che scatta in rally del 2,2% e supera la soglia di 12mila punti. Bene anche Parigi (+1,01%) e Londra (+0,94%). Eni paga subito il calo del petrolio, che si somma alla presentazione di un piano strategico fortemente conservativo e con il taglio del dividendo. Acquisti su Safilo, che ha presentato il nuovo piano e si attende ricavi tra 1,6 e 1,7 miliardi nel 2020. Continua invece la corsa di Fca: la casa auto sfiora i 16 euro a Piazza Affari. Bene intonata anche Atlantia, al traino dell'annuncio del Giubileo che porterà visitatori a Fiumicino e sulle autostrade.

Wall Street, reduce da un'altra settimana negativa, è in buon rialzo: alla chiusura il Dow Jones rialzo guadagna l'1,27%. Positivo anche l'indice Nasdaq a +1,19%. L'agenda macro americana è la più ricca di giornata: l'indice Empire State sul manifatturiero di New York è calato a sorpresa a 6,9 punti in marzo dai 7,78 di aprile. Il dato reso noto dalla locale Federal Reserve è appena inferiore alle attese degli analisti, che si aspettavano una lettura a quota 7. Timida la crescita della produzione industriale: +0,1% a febbraio, contro attese per un +0,2%.

L'euro ha ripreso leggermente quota in una fase comunque debole: la valuta europea ha chiuso sul dollaro a 1,0576 dopo aver toccato un nuovo minimo da 12 anni sui mercati asiatici a 1,0456 dollari. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi avvia la settimana stabile poco sotto 90 punti base, in linea con il differenziale tra Bonos e titoli della Germania. Il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario è all'1,16%. Approfittando della situazione, il Tesoro ha annunciato il collocamento di un nuovo titolo benchmark a 15 anni. Resta urgente la questione greca: Atene ha pagato una tranche da 584 milioni di rimborso al Fmi, ma la situazione con Berlino resta tesa complice anche un incidente diplomatico del ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis.

In Europa, si attendono le parole di Mario Draghi (nella serata italiana) sul futuro del settore finanziario. Intanto, la Germania registra il pieno d'occupazione nel manifatturiero: a gennaio sono 5,3 milioni gli addetti delle imprese con più di 50 addetti, con una crescita di 61mila addetti pari al +1,2% rispetto al 2014.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato invariata gli scambi (-0,04%), in una seduta improntata alla cautela con l'avvio del board della Bank of Japan (BoJ) che domani annuncerà le sue decisioni in materia di politica monetaria. L'indice Nikkei ha ceduto solo 8,19 punti, a 19.246,06, ai massimi degli ultimi 15 anni, limando i rialzi intraday raggiunti sulle attese dei consistenti aumenti salariali da parte delle imprese, al fine di sostenere i consumi e la ripresa economica. Lo yen debole ha sostenuto i titoli delle società esportatrici. Chiusure in forte rialzo per le Borse cinesi: Shanghai +2,26% e Shenzhen +2,6%. A trainare gli acquisti sono state le rassicurazioni del premier Li, secondo il quale la politica è pronta a intervenire qualora la crescita economica di quest'anno non sia sufficientemente vicina all'obiettivo del 7% circa. L'oro è debole in area 1.150 dollari l'oncia.