Economia

Le Borse faticano nel giorno della Fed, lo spread sopra 110

I listini ancora deboli dopo la flessione di ieri: torna il timore per la Grecia. Lo spread tra Btp e Bund sale a 112 punti base, Milano chiude a -0,69%. La Federal Reserve si riunisce per decidere il percorso di innalzamento dei tassi d'interesse, il primo dal 2006. Tokyo consolida i massimi da quindici anni, il petrolio a nuovi minimi con il boom di scorte Usa

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MILANO - I mercati europei faticano a rimbalzare dopo una seduta di prese di beneficio, scontando i rinnovati timori sulla Grecia nella giornata caratterizzata dall'attesa per l'esito del Fomc (Federal open market committee) della Fed . La riunione dei governatori centrali Usa farà luce sulle prospettive economiche degli Stati Uniti e sul percorso di innalzamento dei tassi d'interesse, il primo dal 2006. Gli osservatori sono in attesa di soppesare le parole di Janet Yellen al termine del summit: ci si aspetta l'abolizione del riferimento alla "pazienza" nell'alzare i tassi, che caratterizza il comunicato della Fed dallo scorso dicembre, ma anche qualche altra indicazione di appoggio ai mercati. Sullo sfondo, resta da misurare il battito della ripresa economica: i dati occupazionali sono ottimi, ma alcune recenti rilevazioni - dalle vendite al dettaglio, all'industria, passando per l'inflazione - hanno tolto un po' di smalto alla prima economia mondiale. I future sui Fed-funds mostrano una probabilità del 21% per un rialzo del costo del denaro a giugno contro il 18% di un mese fa. Per luglio la probabilità è del 42%, contro il 37% di lunedì e il 38% di un mese fa.

In Europa, si registra la presentazione del budget nel Regno Unito: elemento centrale anche in chiave elettorale, visto che il 7 maggio i sudditi sono chiamati alle urne. George Osborne parla di un bilancio che porta "fuori dall'austerità verso la prosperità", con una previsione di crescita del 2,5% nel 2015. Sempre in Gran Bretagna si segnala la disoccupazione stabile al 5,7% a fine gennaio, mentre in Italia la bilancia commerciale segna un surplus di 219 milioni a gennaio nonostante il calo dell'export. L'Ocse conferma il miglioramento delle previsioni di ripresa, mentre la Grecia continua a essere un dossier caldo sul tavolo europeo con la Troika che accusa Atene di scarsa collaborazione.

Sul mercato dei titoli di Stato, interessato dalla seconda settimana di Quantitative easing della Bce, si registrano alcuni realizzi e un po' di tensione: lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco supera i 110 punti base, con il rendimento del titolo italiano all'1,32%. L'euro chiude in leggero rialzo sopra quota 1,06 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,0642 dollari e a 128,69 yen. Cede il biglietto verde nei confronti della valuta nipponica a 120,92 yen. La Svezia ha deciso di tagliare ulteriormente i tassi d'interesse a -0,25% e aumentato il volume del suo Quantitative easing, nel tentativo di difendersi dal rafforzamento verso l'euro.

Quanto alle Borse europee, Milano avvia gli scambi in positivo ma poi gira in rosso e chiude in calo dello 0,69%, sopra i minimi di seduta. Nel resto d'Europa, Parigi riesce a recuperare la parità (+0,09% finale), Francoforte cede lo 0,48% e Londra accelera in rialzo dell'1,57% con le stime sul Pil. Atene chiude in netto calo (-4,1%) in scia alle turbolenze irrisolte con la Ue. Andamento in territorio negativo per Wall Street: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones perde lo 0,6%, il Nasdaq cede lo 0,4% e lo S&P 500 perde lo 0,2%.

A Piazza Affari si guarda a Unicredit e Intesa Sanpaolo: l'agenzia di rating Moody's ha messo sotto osservazione le banche italiane, ma si tratta di una buona notizia perché è nell'aria un innalzamento del giudizio attualmente a Baa2. Ben intonata Carige, che incassa l'ok della Bce al rafforzamento patrimoniale. Continua il lavoro di Consob sul prospetto presentato da Ei Towers per l'offerta su Rai Way. "Cerchiamo di sbrigarci, ci vorranno un paio di settimane", ha detto il presidente Vegas. La società delle torri Rai ha intanto avviato una procedura interna sul consigliere Anna Gatti e verificarne le credenziali. Prysmian prende il largo sull'ipotesi di un interessamento per la concorrente americana General Cable. Movimenti nell'azionariato di Saipem, con il fondo Usa Dodge&Cox che raddoppia la quota oltre il 10%.

Tornano a scendere le quotazioni del petrolio: crolla verso quota 42 dollari al barile dopo il dato sulle scorte settimanali americane, cresciute decisamente più delle attese e arrivate su nuovi massimi record. Il dato è salito di 9,622 milioni di barili contro stime per un rialzo di 4,1 milioni di barili. Il Wti si prepara così ad archiviare la settima seduta in calo, la striscia temporale più lunga dallo scorso luglio quando le quotazioni erano scivolate per nove giornate di fila. Il petrolio ad aprile cede il 2,97% a 42,17 dollari al barile. Oro ai minimi da tre mesi. Il metallo prezioso viene scambiato a 1.151,35 dollari l'oncia in Asia da 1.149,57 dollari di ieri. Il prezzo dell'oro è sceso ieri fino a 1.142,92 dollari l'oncia, toccando il livello più basso dal primo dicembre 2014.

In mattinata, si è registrato il nuovo massimo da 15 anni per la Borsa di Tokyo, dove il Nikkei 225 ha guadagnato lo 0,55% a 19.544,48 punti sui massimi di giornata. Positivo per l'economia nipponica il dimezzamento del deficit commerciale a febbraio, aiutato dalla caduta dei prezzi del petrolio che ha alleggerito la fattura energetica: il saldo, negativo da 32 mesi, si è attestato a 424,6 miliardi di yen dagli 806,12 miliardi dello stesso mese di un anno fa. Non preoccupa il rallentamento della Cina, con i prezzi delle case ai minimi record a febbraio: per Shanghai la giornata si archivia con una crescita del 2%.