Economia

Borse deboli in attesa dei verbali della Fed: prevale la cautela

I mercati del Vecchio continente non confermano il rally della vigilia: pesa la delusione degli ordini all'industria tedesca, Milano chiude in calo dello 0,5%. Il petrolio sotto pressione con la produzione dell'Arabia Saudita ai massimi storici e il boom di scorte Usa. Asia in rally: Tokyo è al top da giugno 2008 dopo la conferma della politica monetaria espansiva della BoJ

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MILANO - Le Borse del Vecchio continente tirano il fiato dopo il rally della vigilia che ha portato Piazza Affari ai massimi dall'autunno 2008. A pesare sulla seduta odierna sono le attese per la diffusione dei verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve dello scorso 17-18 marzo: potrebbero emergere le reali intenzioni del governatore Janet Yellen in materia di stretta monetaria. Gli addetti ai lavori erano convinti che il rialzo dei tassi sarebbe cominciato entro l'estate, ma gli ultimi dati sul lavoro americano hanno mostrato una debolezza inattesa che potrebbe convincere la banca centrale Usa a essere più prudente.

Sullo sfondo, poi, resta la questione greca con il tiramolla sulle riforme tra Atene e Bruxelles. Oggi il premier Alexis Tsipras è andato in visita a Mosca: Putin ha negato che abbia ricevuto richiesta di prestiti dal collega greco, "ma i prestiti nel quadro della cooperazione sono possibili". Sul fronte macroeconomico, invece, la giornata è piuttosto scarica di appuntamenti di rilievo. Prima dell'apertura delle Borse sono stati diffusi i dati sugli ordini dell'industria tedesca che a febbraio sono scesi dello 0,9% rispetto a gennaio (-2,4% sullo stesso mese del 2014): gli ordini esteri sono scesi dell'1,6% su mese, mentre quelli nazionali sono rimasti invariati, ben al di sotto delle attese. Deludono le vendite al dettaglio all'interno dell'Eurozona, dopo che Ifo, Insee e Istat hanno rivisto al rialzo le loro stime di crescita del Pil. Questa sera, poi, a mercati chiusi, prenderà il via la stagione della trimestrali americane con Alcoa. Negli Usa intanto si registra la risalita della domanda settimanale di mutui: +0,4%.

In Asia, invece, il Giappone ha registrato un surplus delle partite correnti a febbraio per l'ottavo mese di fila, pari a 1.440 miliardi di yen (poco più di 11 miliardi di euro). Tra le voci principali, secondo quanto riferito dal ministero delle Finanze, l'interscambio commerciale ha segnato un deficit ridottosi a 143,1 miliardi di yen. Contestualmente la Bank of Japan ha confermato sia l'attuale politica di allentamento monetario sia la valutazione dell'economia che "si sta riprendendo moderatamente". Al termine della riunione di due giorni il consiglio della Banca centrale ha votato per mantenere lo schema di espansione della base monetaria con l'acquisto di asset al ritmo annuo di 80.000 miliardi di yen (620 miliardi di euro). Ribadite le stime sull'inflazione, con l'ipotesi di stallo della crescita dei prezzi su base annua pari a "circa lo 0% per il momento", scontando il calo dei petrolio.

In questo contesto a Milano Piazza Affari cede lo 0,54% finale, Francoforte lascia sul terreno lo 0,72% mentre Parigi lima lo 0,28% e Londra lo 0,35%. In fermento il comparto petrolifero dopo la maxi acquisizione da 65 miliardi: Shell si fonderà con Bg. L'euro chiude in calo a 1,0783 dollari, minimo di seduta, e 129,46 yen. Sulla moneta comune pesano le dichiarazioni del presidente della Fed di New York, William Dudley, che si è detto "ragionevolmente convinto" che la banca centrale Usa alzerà i tassi di interesse entro la fine dell'anno. Stabile il cambio dollaro/yen a quota 119,92. Lo spread tra titoli di Stato italiani e bund tedeschi a 10 anni è in leggero rialzo a 108 punti, con i Btp che rendono l'1,25%. Intanto la Grecia ha collocato titoli di Stato a 6 mesi per 1,1375 miliardi di euro, ben oltre il target massimo di 875 milioni, a fronte di una domanda che ha raggiunto 1,138 miliardi. Il tasso è rimasto fermo al 2,97%. Contemporaneamente la Svizzera ha emesso il primo decennale a rendimento negativo (391 milioni di dollari a un tasso del -0,005%).

Andamento in rialzo, dopo un'apertura cauta, per Wall Street: quando chiudono i mercati del Vecchio continente il Dow Jones recupera lo 0,1% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq guadagna lo 0,5%. In mattinata le Borse asiatiche hanno archiviato una seduta ai massimi da giugno 2008 al termine di una giornata trainata da Hong Kong (+2,7%), mentre - come visto - il supporto dei governi e delle banche centrali continua a sostenere i listini. Tokyo è salita dello 0,76% dopo che la Boj ha confermato le sue misure di stimolo, indebolendo lo yen. Bene anche Shanghai (+0,74%), più che raddoppiata negli ultimi 14 mesi, mentre l'indice delle aziende cinesi di Hong Kong balza del 4%.

Sul fronte delle materie prime, l'oro è in calo a 1.209,22 dollari l'oncia. Il metallo giallo è in ribasso in tutte le piazze asiatiche sulle speculazioni relative ad un imminente cambio di strategia della Federal Reserve americana sui tassi. Il prezzo del petrolio è in netto calo, per le prese di beneficio degli investitori e per il boom di scorte negli Usa: sono cresciute di 10,949 milioni di unità a 482,393 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 3,4 milioni di barili dopo l'aumento di 4,77 milioni di unità precedente. Sul circuito elettronico i future sul Light crude Wti arretra di 1,21 dollari a 52,77 dollari e quelli sul Brent cedono di 92 cent a 58,18 dollari al barile. Il greggio registra anche il picco di produzione dell'Arabia Saudita: è salita al massimo storico alimentando l'eccesso di offerta sul mercato, in un momento di domanda flebile.