Economia

Sale la tensione per la Grecia. Le Borse frenano con la fiducia delle imprese tedesche

La bandiera dell'Unione sotto la Banca nazionale greca 
L'indice che misura la volatilità sui mercati europei è a livelli di guardia, i titoli triennali ellenici rendono il 28% sul mercato secondario. La Bce potrebbe stringere i cordoni della liquidità d'emergenza alle banche greche. Delude l'indice Zew sulle imprese tedesche, l'euro si indebolisce sotto 1,07 dollari. Euribor a tre mesi in negativo, grazie al Qe
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MILANO - La preoccupazione per la situazione della Grecia continua a riflettersi sui mercati europei, che pure hanno avviato la settimana rimbalzando dopo un venerdì di vendite. Che la volatilità sia ai massimi è dimostrato dal fatto che il VStoxx Index, che misura l'aspettativa di balzi d'umore dei listini del Vecchio continente, sia salito del 43% la scorsa settimana e tratti 1,8 volte sopra il suo equivalente calcolato sugli Usa: una forbice così ampia non si vedeva dalla fine del 2002. Il tempo stringe, sotto il Partenone, e il governo di Syiriza ha deciso per l'accentramento della liquidità degli enti locali e delle amministrazioni pubbliche nelle mani del Tesoro. Una confisca che ha pochi precedenti e che dovrebbe portare 2,5 o 3 miliardi ad Atene, per far fronte ai pagamenti di fine mese (stipendi e pensioni) e rappresentare un cuscinetto di garanzia in vista del rimborso miliardario che la Grecia deve al Fmi nella prima metà di maggio.

La situazione resta dunque tesa, con i titoli a tre anni che rendono più del 28% e le banche appese alla liquidità d'emergenza fornita dalla Bce. Proprio all'Eurotower, pare che la pazienza sia agli sgoccioli: Bloomberg riporta della possibilità che si tagli la quantità di denaro erogato dalla Bce, tramite la Banca centrale di Atene, agli istituti locali (il programma Ela è giunto a 74 miliardi di euro), a fronte del collaterale portato in dote dalle banche. Un modo per tenere a bada i membri del Consiglio di Francoforte che scalpitano per bloccare gli aiuti al Paese mediterraneo. L'attenzione corre intanto alla conference call di domani tra i ministri delle Finanze dell'Eurozona e quindi al vertice di Riga, venerdì, dove si spera possano arrivare passi avanti. Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha detto oggi a Politico: "Siamo pronti a qualsiasi evento, ma escludo al 100% una 'Grexit'". Tagliato fuori il default, Juncker chiede però "chiarezza" ad Atene che "non collabora come vorremmo".

Sul fronte tassi, l'Euribor a 3 mesi scende per la prima volta sotto zero. E' il tasso che le banche applicano fra loro per i prestiti trimestrali e che viene preso come riferimento per indicizzare i mutui, è sceso a -0,001%, in base ai dati riportati dall'European Money Markets Institute, per effetto del quantitative easing della Bce.Tra i dati macro, l'attenzione è catalizzata dall'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche: delude a 53,3 punti, in calo sotto le attese. Intanto Eurostat registra che nel 2014 il deficit/Pil nella zona euro (sono presi in considerazione i 19 attuali stati membri per ragioni comparative) è calato da 2,9% nel 2013 a 2,14%; nella Ue da 3,2% a 2,9%. In Italia, l'Istat certifica il 3% nel 2014 con un saldo primario all'1,6% del Pil. Giornata scarica negli Usa, dove prosegue la pubblicazione dei risultati trimestrali. E' stato rivisto al ribasso l'indice più importante per il Giappone, che misura il futuro dell'attività economica a febbraio. Lo indicano i dati finali del Cabinet Office: è sceso a 104,8 nel mese di febbraio, rivisto dalla stima preliminare di 105,3. A gennaio il punteggio era stato rivisto a 105,0.

Dopo la pubblicazione dei dati tedeschi, i mercati rallentano: Piazza Affari chiude in calo dello 0,26%. Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco è in lieve calo in area 135 punti, con un rendimento per il decennale italiano all'1,46%. L'euro chiude sopra quota 1,07 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0754 dollari, dopo aver toccato un minimo di seduta a 1,0658 dollari per i timori di un default greco. Tengono meglio i listini nel resto d'Europa: Londra sale dello 0,15%, mentre Parigi recupera lo 0,1% e Francoforte lo 0,4%. Atene perde il 3,3%.

Complice l'Europa, Wall Street fatica a confermare il rialzo della vigilia: ieri New York ha archiviato la migliore seduta da tre settimane, complici gli stimoli annunciati domenica scorsa dalla Banca centrale cinese. L'istituto ha tagliato dell'1% - massimo dal dicembre 2008 - la quantità di denaro che le banche devono avere come riserve. A supporto dell'ottimismo ci sono anche le trimestrali Usa: delle 59 aziende quotate sull'S&P 500 che la settimana scorsa hanno pubblicato i conti, il 75% ha centrato le stime sugli utili, più della media del 70% vista lo scorso anno nello stesso periodo. Solo il 45% però ha superato le attese sul fronte dei ricavi contro il 58% di inizio 2014. Tuttavia, oggi, mentre chiudono i mercati del Vecchio continente, il Dow Jones cede lo 0,3%, mentre l'S&P 500 è invariata e il Nasdaq avanza dello 0,5%.

In mattinata si è registrato il primo rialzo delle Borse di Asia e Pacifico dopo tre sedute in calo. Il rafforzamento del dollaro sulle varie divise orientali è stato un toccasana per Tokyo (+1,4%) e Sidney (+0,67%) e soprattutto per Hong Kong (+1,84%). Quanto infine alle materie prime, prezzi in leggero calo per il petrolio: il Brent viaggia a -0,14% a 63,36 dollari al barile, il Wti a -0,17% a 57,78 dollari al barile. L'oro è in calo sotto i 1.200 dollari l'oncia a 1.192,29 dollari cedendo lo 0,3%.