Le Borse Ue rimbalzano nonostante i dati deludenti dell'Eurozona
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDII mercati europei sono reduci dalla peggior settimana dallo scorso dicembre, nonostante il Quantitative easing della Bce. Oggi gli investitori guardano agli indici Pmi: Italia al ritmo più veloce dell'anno, delusione nell'Eurozona e in Cina. Tokyo e Londra chiuse per festività, bene Wall Street. Spread in area 110 punti base, cala il fabbisogno dello Stato. Grecia: si tratta ancora
MILANO - I deboli dati macroeconomici dell'Eurozona non frenano il mini rimbalzo dei mercati europei dopo aver mandato in archivio la peggior settimana dallo scorso dicembre. Anche i rendimenti dei titoli di Stato, nonostante la presenza della Bce sui mercati nelle vesti di acquirente di bond sovrani, sono risaliti. Per gli analisti, è l'inizio di una fase di volatilità che probabilmente accompagnerà tutto l'arco del quantitative easing della Bce, che si protrarrà almeno fino al settembre 2016. Anche se il trend resta positivo, vista l'abbondanza di liquidità sul mercato, ci sono segnali di un'inversione di tendenza da non sottovalutare, suggeriscono. L'Euro Stoxx 600 è reduce da una perdita settimanale del 3,4%, ma oggi ha rialzato la testa: Milano chiude in recupero dello 0,74% dopo un passaggio in rosso, Francoforte sale dell'1,57% e Parigi aggiunge lo 0,84%. Positiva anche Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,…
MILANO - I deboli dati macroeconomici dell'Eurozona non frenano il mini rimbalzo dei mercati europei dopo aver mandato in archivio la peggior settimana dallo scorso dicembre. Anche i rendimenti dei titoli di Stato, nonostante la presenza della Bce sui mercati nelle vesti di acquirente di bond sovrani, sono risaliti. Per gli analisti, è l'inizio di una fase di volatilità che probabilmente accompagnerà tutto l'arco del quantitative easing della Bce, che si protrarrà almeno fino al settembre 2016. Anche se il trend resta positivo, vista l'abbondanza di liquidità sul mercato, ci sono segnali di un'inversione di tendenza da non sottovalutare, suggeriscono. L'Euro Stoxx 600 è reduce da una perdita settimanale del 3,4%, ma oggi ha rialzato la testa: Milano chiude in recupero dello 0,74% dopo un passaggio in rosso, Francoforte sale dell'1,57% e Parigi aggiunge lo 0,84%. Positiva anche Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,26%, il Nasdaq avanza dello 0,23% e lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,3%. Londra resta chiusa per la festività del lavoro.
Sul fronte obbligazionario, lo spread Btp-Bund si stabilizza: il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta in area 110 punti base, con i titoli tricolori che rendono l'1,52%. Il Tesoro, intanto, ha annunciato il calo del fabbisogno dello Stato nei primi quattro mesi dell'anno: tra gennaio e aprile, il fabbisogno del settore statale si attesta a circa 29,5 miliardi, con un miglioramento di circa 13 miliardi rispetto al primo quadrimestre 2014. Il mese scorso, in particolare, si è realizzato un fabbisogno del settore statale pari a circa 6 miliardi, con un calo del 40% rispetto ai 10,142 miliardi dello scorso anno quando era stata pagata l'ultima rata dell'Esm per oltre 2,8 miliardi.
Uno dei temi di maggiore impatto nell'Eurozona è la prosecuzione delle trattative nel Brussel Group sugli aiuti alla Grecia: nel corso del fine settimana i lavori sono andati avanti e - a detta di fonti Ue - sono emerse le prime "convergenze", ma servono supplementi di tempo per arrivare a un punto fermo. Alexis Tsipras, il premier greco, chiedeva un accordo entro il 9 maggio, eventualmente da sottoporre al referendum interno qualora le condizioni siano troppo dure per la Grecia. Le casse elleniche sono però vuote ed entro il 12 maggio bisogna versare circa 1 miliardo al Fmi: l'Eurogruppo della vigilia, 11 maggio, è da tutti riconosciuto come il tempo limite per evitare serie conseguenze. Il cambio tra euro e dollaro mostra un indebolimento della moneta unica, che scende in area 1,115 sul biglietto verde.
Tra i singoli titoli di Piazza Affari si guarda a Fca, nella giornata delle immatricolazioni di aprile: buone nuove arrivano dalla Francia. Sul resto del listino spicca il balzo di Brembo dopo la notizia dell'interesse per la società della cinese Weichai. Tra le azioni di minor capitalizzazione, la Juventus festeggia, ma senza grandi scossoni, la vittoria in Campionato: dal punto di vista del bilancio è molto più significativa una affermazione europea. Exor incassa invece il "no" di PartnerRe alla proposa d'acquisto da 6,4 miliardi di dollari, ma prosegue con il suo tentativo di shopping. Attenzione anche a Carige: è arrivato il via libera della Bce alla vendita alla famiglia Malacalza del 10,5% detenuto dalla Fondazione Carige.
I dati macroeconomici più rilevanti di giornata riguardano gli indici Pmi sul settore manifatturiero (agenda): i sondaggi dell'istituto Markit presso i direttori degli acquisti riescono ad anticipare il ciclo economico. Positivo l'indice dell'Italia: sale ad aprile a 53,8 punti e - sottolinea l'istituto - per il quarto mese consecutivo aumenta. Il livello di occupazione del settore cresce al tasso maggiore in più di quattro anni. In Francia, però, il manifatturiero resta debole: l'indice scende a 48 punti, dai 48,8 marzo, e resta quindi ben sotto la soglia di 50 che separa la contrazione dall'espansione economica. Anche in Germania si registra una leggera flessione, da 52,8 a 52,1 punti. Si contrae, così, il Pmi dell'Eurozona nel suo complesso: scende da 52,2 a 52 punti. Delusione, in mattinata, anche dal Pmi calcolato da Hsbc sulla Cina: al netto dei fattori stagionali, il Pmi manifatturiero è sceso a 48,9 da 49,6 di marzo. Il dato segnala un peggioramento del settore per il secondo mese consecutivo e il più forte in un anno. Gli ordini hanno segnato il il calo maggiore in 13 mesi, la produzione è in stagnazione e la domanda interna è relativamente debole, mentre l'occupazione continua a diminuire.
Negli Usa, sono cresciuti oltre le attese gli ordini alle fabbriche: a marzo la variazione rispetto al mese precedente segna un +2,1% a fronte di attese degli analisti per +1,9%. Al netto del settore trasporti gli ordini sono rimasti stabili. Al netto invece degli ordini relativi al settore difesa si è registrato +1,3%. Rivisto in peggioramento il dato di febbraio: -0,1% rispetto alla precedente lettura di +0,2%. Boom anche per l'Indice Ism manifatturiero di New York: in aprile arriva a quota 58,1 punti, nettamente sopra i 50 punti di marzo.
I mercati asiatici hanno trattato deboli in scia ai dati di Pechino. In Giappone si celebra la Giornata della natura e per questo la Borsa di Tokyo è rimasta chiusa; gli investitori restano alla finestra in attesa di capire se arriveranno nuovi stimoli per l'economia cinese e così Hong Kong tratta poco sopra la parità, mentre Shanghai aggiunge circa mezzo punto percentuale.
Quanto infine alle materie prime, quando in Europa si prepara la chiusura delle contrattazioni il petrolio a giugno scivola dello 0,8% in area 58,6 dollari al barile. L'oro recupera oltre un punto percentuale a 1.190 dollari l'oncia.
Sul fronte obbligazionario, lo spread Btp-Bund si stabilizza: il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta in area 110 punti base, con i titoli tricolori che rendono l'1,52%. Il Tesoro, intanto, ha annunciato il calo del fabbisogno dello Stato nei primi quattro mesi dell'anno: tra gennaio e aprile, il fabbisogno del settore statale si attesta a circa 29,5 miliardi, con un miglioramento di circa 13 miliardi rispetto al primo quadrimestre 2014. Il mese scorso, in particolare, si è realizzato un fabbisogno del settore statale pari a circa 6 miliardi, con un calo del 40% rispetto ai 10,142 miliardi dello scorso anno quando era stata pagata l'ultima rata dell'Esm per oltre 2,8 miliardi.
Uno dei temi di maggiore impatto nell'Eurozona è la prosecuzione delle trattative nel Brussel Group sugli aiuti alla Grecia: nel corso del fine settimana i lavori sono andati avanti e - a detta di fonti Ue - sono emerse le prime "convergenze", ma servono supplementi di tempo per arrivare a un punto fermo. Alexis Tsipras, il premier greco, chiedeva un accordo entro il 9 maggio, eventualmente da sottoporre al referendum interno qualora le condizioni siano troppo dure per la Grecia. Le casse elleniche sono però vuote ed entro il 12 maggio bisogna versare circa 1 miliardo al Fmi: l'Eurogruppo della vigilia, 11 maggio, è da tutti riconosciuto come il tempo limite per evitare serie conseguenze. Il cambio tra euro e dollaro mostra un indebolimento della moneta unica, che scende in area 1,115 sul biglietto verde.
Tra i singoli titoli di Piazza Affari si guarda a Fca, nella giornata delle immatricolazioni di aprile: buone nuove arrivano dalla Francia. Sul resto del listino spicca il balzo di Brembo dopo la notizia dell'interesse per la società della cinese Weichai. Tra le azioni di minor capitalizzazione, la Juventus festeggia, ma senza grandi scossoni, la vittoria in Campionato: dal punto di vista del bilancio è molto più significativa una affermazione europea. Exor incassa invece il "no" di PartnerRe alla proposa d'acquisto da 6,4 miliardi di dollari, ma prosegue con il suo tentativo di shopping. Attenzione anche a Carige: è arrivato il via libera della Bce alla vendita alla famiglia Malacalza del 10,5% detenuto dalla Fondazione Carige.
I dati macroeconomici più rilevanti di giornata riguardano gli indici Pmi sul settore manifatturiero (agenda): i sondaggi dell'istituto Markit presso i direttori degli acquisti riescono ad anticipare il ciclo economico. Positivo l'indice dell'Italia: sale ad aprile a 53,8 punti e - sottolinea l'istituto - per il quarto mese consecutivo aumenta. Il livello di occupazione del settore cresce al tasso maggiore in più di quattro anni. In Francia, però, il manifatturiero resta debole: l'indice scende a 48 punti, dai 48,8 marzo, e resta quindi ben sotto la soglia di 50 che separa la contrazione dall'espansione economica. Anche in Germania si registra una leggera flessione, da 52,8 a 52,1 punti. Si contrae, così, il Pmi dell'Eurozona nel suo complesso: scende da 52,2 a 52 punti. Delusione, in mattinata, anche dal Pmi calcolato da Hsbc sulla Cina: al netto dei fattori stagionali, il Pmi manifatturiero è sceso a 48,9 da 49,6 di marzo. Il dato segnala un peggioramento del settore per il secondo mese consecutivo e il più forte in un anno. Gli ordini hanno segnato il il calo maggiore in 13 mesi, la produzione è in stagnazione e la domanda interna è relativamente debole, mentre l'occupazione continua a diminuire.
Negli Usa, sono cresciuti oltre le attese gli ordini alle fabbriche: a marzo la variazione rispetto al mese precedente segna un +2,1% a fronte di attese degli analisti per +1,9%. Al netto del settore trasporti gli ordini sono rimasti stabili. Al netto invece degli ordini relativi al settore difesa si è registrato +1,3%. Rivisto in peggioramento il dato di febbraio: -0,1% rispetto alla precedente lettura di +0,2%. Boom anche per l'Indice Ism manifatturiero di New York: in aprile arriva a quota 58,1 punti, nettamente sopra i 50 punti di marzo.
I mercati asiatici hanno trattato deboli in scia ai dati di Pechino. In Giappone si celebra la Giornata della natura e per questo la Borsa di Tokyo è rimasta chiusa; gli investitori restano alla finestra in attesa di capire se arriveranno nuovi stimoli per l'economia cinese e così Hong Kong tratta poco sopra la parità, mentre Shanghai aggiunge circa mezzo punto percentuale.
Quanto infine alle materie prime, quando in Europa si prepara la chiusura delle contrattazioni il petrolio a giugno scivola dello 0,8% in area 58,6 dollari al barile. L'oro recupera oltre un punto percentuale a 1.190 dollari l'oncia.