Economia

Il voto in Gran Bretagna condiziona le Borse Ue: mercati in altalena

(reuters)
Gli analisti sono preoccupati da un risultato che porti ingovernabilità. Nel medio-lungo termine, però, l'impatto del risultato elettorale sarà limitato. Spread in calo, ma sale il rendimento dei Btp. Wall Street chiude bene
2 minuti di lettura
MILANO - La Grecia esce, almeno per un giorno, dalle preoccupazioni degli investitori del Vecchio continente. Dopo la sfida lanciata da Atene alla Troika con 4mila assunzioni nel settore pubblico, la partita si sposta all'Eurogruppo di lunedì prossimo: un appuntamento che cade alla vigilia della scadenza del prestito da 760 milioni di euro che la Grecia deve rimborsare al Fmi. Gli analisti sono convinti che prima di far scattare il default tecnico potrebbe essere concesso un "periodo di grazia" di trenta giorni. Fiducioso il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis secondo cui un accordo è possibile "nei prossimi giorni o nelle prossime settimane". Segnali positivi anche dal commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici: "Le parti si sono avvicinate".

Frasi che hanno allentato la tensione sul rendimento dei titoli di Stato dell'Europa periferica, a cominciare da Italia e Spagna: i Btp rendono intorno all'1,75%, i Bonos l'1,73%. Lo spread è in calo a quota 115 punti base. In attesa di sviluppi, le attenzioni delle Borse sono tutte rivolte verso la Gran Bretagna: oggi il paese vota, ma il rischio è quello di un pareggio tra Conservatori e Laburisti che bloccherebbe il Parlamento. Sullo sfondo c'è anche lo scenario della Brexit, l'uscita dall'Unione europea, anche se in campagna elettorale nessuno ha parlato di Europa. David Cameron, il premier uscente, ha promesso - in caso di vittoria - un referendum sulla permanenza nella Ue entro il 2017. Lo sfidante, il laburista Ed Milliband, invece, propone di rivedere i trattati. Gli analisti si attendono comunque un impatto limitato nel medio-lungo periodo, ma sono concordi nel prevedere una forte volatilità nel prossimo mese in attesa di capire quale forma prenderà il governo inglese dopo la tornata elettorale. 

[[ge:rep-locali:repubblica:113658239]]

A Milano Piazza Affari, dopo una mattinata difficile, ha chiuso in rialzo dello 0,8%, Francoforte è salita dello 0,51%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,29% e Londra è arretrata dello 0,67%. Chiusura in rialzo per Wall Street col Dow Jones che guadagna lo 0,46% a 17.924,76 punti, il Nasdaq lo 0,53% a 4.945,54 punti. Bene anche l'indice S&P500 che sale dello 0,38% a 2.088,04 punti. A condizionare i listini contribuisce il nervosismo in vista del rapporto sull'occupazione di aprile che il governo americano diffonderà domani. I sussidi di disoccupazione settimanali, annunciati invece oggi, sono aumentati negli Usa di tre mila unità a quota 265mila, meglio delle attese degli analisti che si attendevano un rialzo a quota 275.000. La media mobile delle quattro settimane è scesa nella settimana di 4.250 unità a quota 279.500, Il livello più basso dal maggio del 2000.

I mercati guardano anche alle parole del governatore della Federal Reserve e del presidente della Fed di Atlanta. Nel primo caso, Janet Yellen ha detto che le valutazioni nell'azionario sono "abbastanza alte" anche se ha escluso la formazione di bolle. Nel secondo, Dennis Lockhart ha aperto la porta a un rialzo dei tassi di interesse a settembre: stando ai Fed Funds c'è il 60% di probabilità di una stretta a dicembre contro il 44% di ottobre. Lockhart ha poi alzato le aspettative per il rapporto di domani, dicendo che è "importante" per capire se l'economia americana si stia riprendendo dopo un primo trimestre condizionato dal maltempo. La premessa di ieri non è stata delle migliori: secondo Adp, il mese scorso sono stati creati 169.000 posti di lavoro nel settore privato, meno dei 205.000 attesi dagli analisti.

Dal punto di vista macroeconomico gli ordini dell'industria in Germania, a marzo, hanno registrato rialzi dello 0,9% su base mensile e del 6,2% su base annua. In Francia, invece, la produzione industriale è calata dello 0,3% a marzo rispetto a febbraio, quando la crescita era stata pari a zero. L'euro, intanto, è in netto rialzo rispetto al dollaro: la moneta unica europea è scambiata a 1,1361 dollari, mentre ieri la Bce l'ha rilevata a 1,1230 dollari.

Riapertura in rosso per Tokyo dopo la lunga pausa festiva della Golden Week: il listini giapponese ha terminato gli scambi in calo dell'1,23%, in scia alle perdite di Wall Street e ai commenti della presidente della Fed. L'indice Nikkei, con lo yen in risalita, cede 239,64 punti e si attesta a 19.291,99.

Sul fronte delle materie prime, si arresta il rally degli ultimi giorni delle quotazioni del petrolio che durante la seduta torna sotto i 60 dollari il barile. Il Brent cede 65 centesimi a 67,12 dollari. In calo l'oro: il metallo con consegna immediata scende a 1.184 dollari l'oncia.