MILANO - Giornata di pagelle per l'economia italiana, che incassa il responso (preliminare) dell'Istat sull'uscita dalla recessione (+0,3% il Pil nel primo trimestre) e, nonostante le raccomandazioni di Bruxelles a proseguire la strada delle riforme, ottiene il via libera dalla Commissione europea alla richiesta flessibilità. Sul fronte dell'Istituto di statistica si registra il primo passo verso quella crescita dello 0,7% che il governo ha messo per iscritto nel Def, condiviso da Istat che il 7 maggio si è espressa in linea con le previsioni di Palazzo Chigi.
Da Bruxelles, invece, arriva il via libera alla flessibilità sulla quale il governo ha improntato il Documento di economia e finanza, che resta comunque condizionata alla risoluzione del nodo pensioni. L'esecutivo ha scelto di correggere il deficit strutturale di 0,4 punti di Pil in meno rispetto alle previsioni europee (0,1 invece di 0,5), ottenendo di fatto uno spazio da oltre 6 miliardi di euro che serve a disinnescare le clausole di salvaguardia (aumento delle accise e dell'Iva) senza sottrarre risorse a programmi espansivi. I tecnici del Tesoro devono però trovare il modo di rimborsare i pensionati che per la Consulta hanno subito ingiustamente il congelamento dell'indicizzazione degli assegni al costo della vita, senza sforare per quest'anno il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil (il governo lo stima attualmente al 2,6% e ha detto di non volerlo spostare).
I mercati europei, però, dopo una buona seduta invertono la rotta e chiudono in rosso condizionati soprattutto dal deludente dato sulla vendite al dettaglio negli Stati Uniti. Milano si salva e chiude in rialzo dello 0,46% dopo essere arrivata guadagnare quasi l'1,5%. Parigi perde lo 0,26%, Francoforte addirittura l'1,05% con il dato sul Pil peggiore delle attese, mentre Londra aggiunge lo 0,23%. Debole Wall Street: il Dow Jones chiude in flessione dello 0,04%, il Nasdaq sale dello 0,11% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,03%.
Come nota un'analisi di Bloomberg, il programma di acquisto di titoli di Stato della Bce ha rafforzato la correlazione tra i movimenti del mercato azionario e obbligazionario: alla forte riduzione dei rendimenti dei bond sovrani di inizio anno ha corrisposto una galoppata dei mercati, che dal secondo semestre si è arrestata. Se a questo si aggiunge una fase di stabilizzazione, se non di apprezzamento, dell'euro, si capiscono le prese di beneficio che hanno caratterizzato le ultime giornate dei mercati Ue: fino al picco di aprile, l'Euro Stoxx 50 ha raggiunto un rally del 22% nell'anno e una valutazione di 16,5 volte la stima di utili dei suoi componenti. Ora è tornato a 15,5 volte.
Tra i singoli titoli di Piazza Affari, soffre Mediaset sul recupero troppo lento del mercato pubblicitario, scattano le popolari come il Banco e la Bper dopo le trimestrali. Sotto i riflettori Moncler, coperta di acquisti dopo i conti trimestrali. L'euro si rafforza sopra quota 1,13 verso il dollaro. E' stabile sui valori della giornata di ieri lo spread tra Btp e Bund che segna 118 punti. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,88%. Il Tesoro ha collocato tutti i 7 miliardi di euro di Btp a 3, 7, 15 e 30 anni, ma con tassi in rialzo. Il rendimento medio del triennale è salito allo 0,32% da 0,23% di aprile, quello del 7 anni all' 1,31% da 0,89% di un mese fa, quello del 15 anni al 2,32% da 1,64% di aprile e quello del 30 anni al 2,92% da 1,86% di marzo. Chiara Manenti giudica positivamente l'andamento delle aste: "Non ci sono state tensioni nonostante la concomitanza dell'asta di Bund decennali". L'esperta di Intesa Sanpaolo sottolinea che "con le aste odierne il MEF ha collocato il 49% dell’offerta lorda prevista per il 2015 e che nel 2015, "l'Italia ha collocato i Btp nominali ad un rendimento medio ponderato per le quantità emesse pari a 1,03%, in netto calo dal 2,15% medio del 2014".
Come detto, la serie di dati pubblicati è corposa. Oltre all'Italia, anche le altri grandi economie e l'intera Eurozona sono alla prova del Pil: delude la Germania, sorprende la Francia e nel complesso accelera l'area della moneta unica. Il Pil tedesco è cresciuto nel primo trimestre del 2015 dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e rispetto al +0,5% atteso dal panel di economisti di Bloomberg; quello francese ha segnato un recupero dello 0,7% sul trimestre precedente, quando la crescita fu dello 0,2%, battendo le aspettative per un più modesto +0,4%. L'Eurozona ha segnato una crescita dello 0,4%, sopra il +0,3% di marzo. Su base annuale la crescita è stata dello 0,6% rispetto al +0,1% di fine 2014. Si torna a Berlino per registrare il calo delle vendite all'ingrosso di aprile (-0,4% mensile e -0,9%) e lo stallo dell'inflazione, che è risultata ferma su mese e in recupero dello 0,5% su anno. Si tratta comunque di risultati superiori alle attese che indicavano un decremento dello 0,1% su mese e un incremento, più contenuto, dello 0,4% su anno. Sempre ad aprile, ma di nuovo in Francia l'inflazione è salita dello 0,1% su mese e su anno, in linea con le attese. Sono scesi invece ancora i prezzi in Spagna: -0,6% annuo ad aprile. In Italia, l'Istat ha confermato l'uscita dalla deflazione. Ottimi i dati sulla disoccupazione nel Regno Unito: ad aprile il tasso di senza lavoro è al 5,5%, più basso da 2008.
Intanto, l'Ocse rileva il nuovo calo della disoccupazione: a marzo, secondo i dati dell'organizzazione, il tasso è sceso di 0,1 punti percentuali dal 7% al 6,9 per cento. A febbraio si era riscontrata già una lieve flessione dal 7,1% al 7 per cento. Da gennaio 2013 si è registrato un calo cumulativo di 1,2 punti percentuali. In numeri assoluti, a marzo si contano 42,4 milioni di disoccupati nell'area ocse, 6,6 milioni in meno di gennaio 2013. Negli Usa le vendite al dettaglio sono rimaste invariate in aprile, dopo essere salite dell'1,1% in marzo. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che scommettevano su +0,2%.
Anche la giornata dei mercati orientali è stata guidata dai dati macroeconomici. Ad aprile, la produzione industriale cinese è salita del 5,9% su anno, leggermente sotto le attese degli analisti; le vendite al dettaglio sono salite del 10% su anno ad aprile, con leggero rallentamento rispetto a marzo (10,2%) e un poco sotto le attese degli analisti. Il Giappone ha registrato un avanzo mensile ai livelli più alti dal marzo 2008, a 2.795,3 miliardi di yen (20,7 miliardi di euro) contro i 130 miliardi di yen (meno di un miliardo di euro) di un anno prima. L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso così la seduta in rialzo dello 0,7% a 19.764 punti, mentre i listini di Shanghai e Hong Kong hanno segnato ribassi frazionali.
Le quotazioni del petrolio, dopo i rialzi della mattinata, si stabilizzano alla chiusura dei mercati Ue con il Wti che tratta in area 60,6 dollari al barile e il Brent a 67 dollari. Rialzo per l'oro, che supera la soglia di 1.200 dollari l'oncia.
Da Bruxelles, invece, arriva il via libera alla flessibilità sulla quale il governo ha improntato il Documento di economia e finanza, che resta comunque condizionata alla risoluzione del nodo pensioni. L'esecutivo ha scelto di correggere il deficit strutturale di 0,4 punti di Pil in meno rispetto alle previsioni europee (0,1 invece di 0,5), ottenendo di fatto uno spazio da oltre 6 miliardi di euro che serve a disinnescare le clausole di salvaguardia (aumento delle accise e dell'Iva) senza sottrarre risorse a programmi espansivi. I tecnici del Tesoro devono però trovare il modo di rimborsare i pensionati che per la Consulta hanno subito ingiustamente il congelamento dell'indicizzazione degli assegni al costo della vita, senza sforare per quest'anno il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil (il governo lo stima attualmente al 2,6% e ha detto di non volerlo spostare).
I mercati europei, però, dopo una buona seduta invertono la rotta e chiudono in rosso condizionati soprattutto dal deludente dato sulla vendite al dettaglio negli Stati Uniti. Milano si salva e chiude in rialzo dello 0,46% dopo essere arrivata guadagnare quasi l'1,5%. Parigi perde lo 0,26%, Francoforte addirittura l'1,05% con il dato sul Pil peggiore delle attese, mentre Londra aggiunge lo 0,23%. Debole Wall Street: il Dow Jones chiude in flessione dello 0,04%, il Nasdaq sale dello 0,11% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,03%.
Come nota un'analisi di Bloomberg, il programma di acquisto di titoli di Stato della Bce ha rafforzato la correlazione tra i movimenti del mercato azionario e obbligazionario: alla forte riduzione dei rendimenti dei bond sovrani di inizio anno ha corrisposto una galoppata dei mercati, che dal secondo semestre si è arrestata. Se a questo si aggiunge una fase di stabilizzazione, se non di apprezzamento, dell'euro, si capiscono le prese di beneficio che hanno caratterizzato le ultime giornate dei mercati Ue: fino al picco di aprile, l'Euro Stoxx 50 ha raggiunto un rally del 22% nell'anno e una valutazione di 16,5 volte la stima di utili dei suoi componenti. Ora è tornato a 15,5 volte.
Tra i singoli titoli di Piazza Affari, soffre Mediaset sul recupero troppo lento del mercato pubblicitario, scattano le popolari come il Banco e la Bper dopo le trimestrali. Sotto i riflettori Moncler, coperta di acquisti dopo i conti trimestrali. L'euro si rafforza sopra quota 1,13 verso il dollaro. E' stabile sui valori della giornata di ieri lo spread tra Btp e Bund che segna 118 punti. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,88%. Il Tesoro ha collocato tutti i 7 miliardi di euro di Btp a 3, 7, 15 e 30 anni, ma con tassi in rialzo. Il rendimento medio del triennale è salito allo 0,32% da 0,23% di aprile, quello del 7 anni all' 1,31% da 0,89% di un mese fa, quello del 15 anni al 2,32% da 1,64% di aprile e quello del 30 anni al 2,92% da 1,86% di marzo. Chiara Manenti giudica positivamente l'andamento delle aste: "Non ci sono state tensioni nonostante la concomitanza dell'asta di Bund decennali". L'esperta di Intesa Sanpaolo sottolinea che "con le aste odierne il MEF ha collocato il 49% dell’offerta lorda prevista per il 2015 e che nel 2015, "l'Italia ha collocato i Btp nominali ad un rendimento medio ponderato per le quantità emesse pari a 1,03%, in netto calo dal 2,15% medio del 2014".
Come detto, la serie di dati pubblicati è corposa. Oltre all'Italia, anche le altri grandi economie e l'intera Eurozona sono alla prova del Pil: delude la Germania, sorprende la Francia e nel complesso accelera l'area della moneta unica. Il Pil tedesco è cresciuto nel primo trimestre del 2015 dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e rispetto al +0,5% atteso dal panel di economisti di Bloomberg; quello francese ha segnato un recupero dello 0,7% sul trimestre precedente, quando la crescita fu dello 0,2%, battendo le aspettative per un più modesto +0,4%. L'Eurozona ha segnato una crescita dello 0,4%, sopra il +0,3% di marzo. Su base annuale la crescita è stata dello 0,6% rispetto al +0,1% di fine 2014. Si torna a Berlino per registrare il calo delle vendite all'ingrosso di aprile (-0,4% mensile e -0,9%) e lo stallo dell'inflazione, che è risultata ferma su mese e in recupero dello 0,5% su anno. Si tratta comunque di risultati superiori alle attese che indicavano un decremento dello 0,1% su mese e un incremento, più contenuto, dello 0,4% su anno. Sempre ad aprile, ma di nuovo in Francia l'inflazione è salita dello 0,1% su mese e su anno, in linea con le attese. Sono scesi invece ancora i prezzi in Spagna: -0,6% annuo ad aprile. In Italia, l'Istat ha confermato l'uscita dalla deflazione. Ottimi i dati sulla disoccupazione nel Regno Unito: ad aprile il tasso di senza lavoro è al 5,5%, più basso da 2008.
Intanto, l'Ocse rileva il nuovo calo della disoccupazione: a marzo, secondo i dati dell'organizzazione, il tasso è sceso di 0,1 punti percentuali dal 7% al 6,9 per cento. A febbraio si era riscontrata già una lieve flessione dal 7,1% al 7 per cento. Da gennaio 2013 si è registrato un calo cumulativo di 1,2 punti percentuali. In numeri assoluti, a marzo si contano 42,4 milioni di disoccupati nell'area ocse, 6,6 milioni in meno di gennaio 2013. Negli Usa le vendite al dettaglio sono rimaste invariate in aprile, dopo essere salite dell'1,1% in marzo. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che scommettevano su +0,2%.
Anche la giornata dei mercati orientali è stata guidata dai dati macroeconomici. Ad aprile, la produzione industriale cinese è salita del 5,9% su anno, leggermente sotto le attese degli analisti; le vendite al dettaglio sono salite del 10% su anno ad aprile, con leggero rallentamento rispetto a marzo (10,2%) e un poco sotto le attese degli analisti. Il Giappone ha registrato un avanzo mensile ai livelli più alti dal marzo 2008, a 2.795,3 miliardi di yen (20,7 miliardi di euro) contro i 130 miliardi di yen (meno di un miliardo di euro) di un anno prima. L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso così la seduta in rialzo dello 0,7% a 19.764 punti, mentre i listini di Shanghai e Hong Kong hanno segnato ribassi frazionali.
Le quotazioni del petrolio, dopo i rialzi della mattinata, si stabilizzano alla chiusura dei mercati Ue con il Wti che tratta in area 60,6 dollari al barile e il Brent a 67 dollari. Rialzo per l'oro, che supera la soglia di 1.200 dollari l'oncia.