Economia

Borse Ue, colpo di coda finale. Atene crede nell'accordo il 21 maggio

Gli economisti danno al massimo tre settimane di tempo alle banche elleniche, dopo di ché non potranno più attingere liquidità per sopravvivere. Juncker: "Atene, servono più sforzi". Syriza: "Puntiamo ad accordo a Riga". Milano tratta in ribasso, ma pesa l'effetto-cedole: perde l'1,2%, ma lo stacco dei dividendi pesa per -1,6%. Lo spread tra Btp e Bund viaggia a 125 punti base, l'euro chiude sotto quota 1,14 dollari. Nuovo record per il Dow Jones

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MILANO - Mentre il governo Renzi corre a mettere una pezza sulla grana delle pensioni e stanzia 2,1 miliardi per i rimborsi disposti dalla Consulta, i mercati internazionali tornano a mettere la Grecia al centro dei loro pensieri. Dopo il tormentone del rimborso al Fondo monetario internazionale, un nuovo indicatore-limite viene individuato dagli analisti come termometro per misurare l'avvicinarsi del default di Atene: si tratta del collaterale che le banche possono reperire per ottenere la liquidità della Banca centrale europea.

Con il flusso di depositi in uscita dagli istituti greci, JP Morgan sostiene che le possibilità di sostentamento delle banche elleniche siano agli sgoccioli: ne hanno al massimo per tre settimane. "La pressione sulla cassa del governo, quella sul sistema bancario e l'agenda della politica: tutto converge verso la fine di maggio, l'inizio di giugno", dicono gli analisti della banca d'affari Malcolm Barr e David Mackie in una nota di cui dà conto Bloomberg. Il 21 e 22 di maggio, a Riga, si terrà un vertice Ue che probabilmente includerà in agenda anche un passaggio sulla Grecia. Un portavoce dell'esecutivo di Syiriza ha detto che il governo di Tsipras punta ad un accordo proprio in quell'occasione. Anche perché dal 5 giugno tornerà attuale il calendario di rimborsi al Fmi e alla Bce. Intanto il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, continua a sferzare Atene: "Come ha detto l'Eurogruppo, servono più tempo e sforzi maggiori per colmare il gap che ancora esiste nei negoziati".

Gli investitori internazionali continuano poi a interrogarsi sul trend dei rendimenti dei titoli di Stato: la crescita osservata nelle ultime settimane pare essersi interrotta alla fine della scorsa ottava, ma resta la forte connessione tra le correzioni sul mercato obbligazionario e quelle del mercato azionario ad agitare i trader. Secondo BofA, ora i Treasury, i titoli di Stato Usa, hanno una valutazione corretta, anche in considerazione delle prospettive d'inflazione degli Stati Uniti e del fatto che gli ultimi segnali sull'economia sono stati al di sotto delle aspettative (da ultima, la produzione industriale in calo pubblicata venerdì).

In questo contesto, Milano chiude in calo dell'1,17%: su Piazza Affari pesa l'effetto cedole, che vale un -1,6% sul solo Ftse Mib dove ben 21 titoli quotano ex dividendo. Al netto di questa flessione tecnica, quindi, l'indice sarebbe di fatto positivo. Chiudono in timido rialzo gli altri listini Ue: Francoforte avanza dell'1,18%, Londra sale dello 0,12% e Parigi aggiunge lo 0,37%. Chiusura positiva per la Borsa di Atene, con la prospettiva di un accordo sul debito: segna un rialzo dell'1,62% a 825 punti, con lo sprint dei bancari.

Tra i singoli titoli milanesi, si guarda a Saipem: ha annunciato che la joint venture con Chiyoda e Cb&i (Ccs jv) è stata selezionata come contrattista per lo sviluppo iniziale di un parco onshore in Mozambico. Molto pesante Mps, che passa anche da una sospensione per eccesso di ribasso. L'euro chiude in calo a 1,1356 dollari e 136,03 yen, allontanandosi dal massimo da quattro mesi sul biglietto verde toccato la scorsa settimana. Sulla moneta comune pesano le incertezze sul destino della Grecia. Il biglietto verde continua intanto a guadagnare terreno sulla divisa nipponica a 119,81 yen. Lo spread si muove in rialzo: il differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e tedeschi sale in area 125 punti base, con il decennale italiano che rende l'1,9%.

Chiusura in rialzo per Wall Street col Dow Jones che guadagna lo 0,14% e mette a segno un nuovo record a 18.298,88 punti. Il Nasdaq sale dello 0,60% e l'indice S&P500 guadagna lo 0,30%.

L'agenda macro registra la bilancia commerciale italiana, che presenta un surplus di 4 miliardi a marzo. Nel frattempo l'Italia ha anche incassato la revisione al rialzo del Pil da parte del Fmi. La fiducia dei costruttori edili americani è scesa in maggio a 54 da 56 di aprile.

I listini asiatici hanno trattato deboli, gli ordini di macchinari del settore privato hanno avuto in Giappone un rialzo del 2,9% a marzo sul mese precedente: in base ai dati diffusi dal governo nipponico, sono saliti a 869,4 miliardi di yen, quasi 6,5 miliardi di euro. Da segnalare, inoltre, che la produzione industriale del Sol Levante è diminuita dello 0,8% mese su mese a marzo, un calo più marcato dello 0,3% stimato inizialmente. La Borsa di Tokyo ha comunque beneficiato dei buoni risultati annuali delle società giapponesi e del nuovo record a Wall Street di venerdì, sperando in una continuazione della politica monetaria accomodante negli Usa. Alla chiusura degli scambi, l'indice Nikkei ha guadagnato lo 0,80%, mentre il più ampio indice Topix è salito dell'1,22%.

Dopo l'iniziale rafforzamento, in scia alle tensioni geopolitiche in Yemen e Iraq, il prezzo del petrolio si stabilizza: alla chiusura dei mercati del Vecchio continente, il light crude Wti tratta poco sotto quota 60 dollari al barile. Il Brent cede invece quasi un punto percentuale a 66 dollari al barile. Le quotazioni dell'oro sono confermano i rialzi visti sui mercati asiatici: il metallo spot segna 1.225 dollari l'oncia.