MILANO - Le Borse del Vecchio continente restano nel limbo della Grecia. Le trattative tra Atene e i creditori internazionali sono arrivate a un binario morto, ma i funzionari ellenici hanno provato a smuovere di nuovo il tavolo inviando un documento con nuove proposte sugli obiettivi di bilancio. Solo ieri, era stato il ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha detto che sono gli stessi creditori "a sabotare l'intesa" ribadendo poi che senza una "rinegoziazione del debito non ci sarà alcun accordo". L'incontro con il tedesco Wolfgang Schaeuble si è così risolto in un nulla di fatto, così come il G7 che si è chiuso in Germania. Dagli Stati Uniti continuano gli inviti a raggiungere un accordo, ma le parti restano distanti ed entro fine mese Atene dovrà rimborsare 1,4 miliardi di euro al Fmi.
La Grecia però è solo una delle preoccupazioni che le Borse stanno scontando in queste sedute di fine primavera. Ad alimentare le incertezze degli investitori ci sono anche gli Stati Uniti e la Cina. Negli Usa si guarda alle prossime mosse della Fed che potrebbe decidere di avviare il rialzo dei tassi prima del previsto nonostante la richiesta del Fmi di aspettare la prima metà dell'anno prossimo, mentre a Pechino torna a far paura lo spettro della deflazione: l'indice di prezzi continua a rallentare.
A maggio, infatti, il Consumer Price Index è cresciuto dell'1,2% dal +1,5% di aprile: su base mensile, i prezzi hanno segnato un calo dello 0,2%, trainati dal calo dei prezzi dei generi alimentari come verdure, frutta e uova per fattori stagionali. In lieve calo anche l'indice dei prezzi alla produzione, al 4,6% a maggio, e segnando una contrazione su base mensile dello 0,1%, in discesa per il trentottesimo mese consecutivo. Gli analisti temono il rischio di deflazione in Cina, mentre Pechino è alle prese con la "nuova normalità", il cambio di modello della propria economia verso una produzione a più alto valore aggiunto.
A Milano Piazza Affari chiude in ribasso dello 0,51%, in linea con le altre: Londra perde lo 0,53%, Parigi lo 0,15%, mentre Francoforte arretra dello 0,58%. Atene risolleva timidamente la testa dopo i cali di ieri e in scia alla notizia di un nuovo approccio con i creditori: chiude in rialzo dello 0,6%. Debole Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,03%, il Nasdaq cede lo 0,15% mentre lo S&P 500 è invariato a 2.080 punti. L'euro chiude sopra quota 1,12 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1242 dollari, dopo aver oscillato tra 1,1213 dollari e 1,1345 dollari. Lo spread è fermo in area 135 punti base con i titoli del debito italiano che rendono poco più del 2,2% scontando l'atteso rialzo dell'inflazione.
Sul fronte macroeconomico, si registra la conferma del Pil dell'Eurozona: Eurostat ha confermato la crescita dello 0,4% nel primo trimestre rispetto al quarto trimestre 2014, stesso andamento nella Ue (l'agenda). Disoccupazione stabile nell'area Ocse: ad aprile, secondo i dati dell'Organizzazione, il tasso di senza lavoro è al 6,9%, come in marzo.
Pesante, in mattinata, la Borsa di Tokyo che ha perso l'1,76%, ai minimi di giornata scontando la debolezza dei listini europei e americani in scia all'incertezza sul futuro della Grecia nell'Eurozona e sul possibile rialzo dei tassi anticipato negli Usa da parte della Federal Reserve. Sul fronte delle materie prime l'oro è in rialzo sui mercati asiatici: il metallo con consegna immediata cresce dello 0,2%, a 1176,7 dollari l'oncia. Il prezzo del petrolio è in rialzo sulle speranze di maggiori stimoli all'economia in Cina alla luce dei dati sull'inflazione. Alla chiusura dei mercati del Vecchio continente, il Wti torna in area 60 dollari al barile e il Brent in area 65 dollari. L'oro è poco mosso sopra 1.175 dollari l'oncia.
La Grecia però è solo una delle preoccupazioni che le Borse stanno scontando in queste sedute di fine primavera. Ad alimentare le incertezze degli investitori ci sono anche gli Stati Uniti e la Cina. Negli Usa si guarda alle prossime mosse della Fed che potrebbe decidere di avviare il rialzo dei tassi prima del previsto nonostante la richiesta del Fmi di aspettare la prima metà dell'anno prossimo, mentre a Pechino torna a far paura lo spettro della deflazione: l'indice di prezzi continua a rallentare.
A maggio, infatti, il Consumer Price Index è cresciuto dell'1,2% dal +1,5% di aprile: su base mensile, i prezzi hanno segnato un calo dello 0,2%, trainati dal calo dei prezzi dei generi alimentari come verdure, frutta e uova per fattori stagionali. In lieve calo anche l'indice dei prezzi alla produzione, al 4,6% a maggio, e segnando una contrazione su base mensile dello 0,1%, in discesa per il trentottesimo mese consecutivo. Gli analisti temono il rischio di deflazione in Cina, mentre Pechino è alle prese con la "nuova normalità", il cambio di modello della propria economia verso una produzione a più alto valore aggiunto.
A Milano Piazza Affari chiude in ribasso dello 0,51%, in linea con le altre: Londra perde lo 0,53%, Parigi lo 0,15%, mentre Francoforte arretra dello 0,58%. Atene risolleva timidamente la testa dopo i cali di ieri e in scia alla notizia di un nuovo approccio con i creditori: chiude in rialzo dello 0,6%. Debole Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,03%, il Nasdaq cede lo 0,15% mentre lo S&P 500 è invariato a 2.080 punti. L'euro chiude sopra quota 1,12 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1242 dollari, dopo aver oscillato tra 1,1213 dollari e 1,1345 dollari. Lo spread è fermo in area 135 punti base con i titoli del debito italiano che rendono poco più del 2,2% scontando l'atteso rialzo dell'inflazione.
Sul fronte macroeconomico, si registra la conferma del Pil dell'Eurozona: Eurostat ha confermato la crescita dello 0,4% nel primo trimestre rispetto al quarto trimestre 2014, stesso andamento nella Ue (l'agenda). Disoccupazione stabile nell'area Ocse: ad aprile, secondo i dati dell'Organizzazione, il tasso di senza lavoro è al 6,9%, come in marzo.
Pesante, in mattinata, la Borsa di Tokyo che ha perso l'1,76%, ai minimi di giornata scontando la debolezza dei listini europei e americani in scia all'incertezza sul futuro della Grecia nell'Eurozona e sul possibile rialzo dei tassi anticipato negli Usa da parte della Federal Reserve. Sul fronte delle materie prime l'oro è in rialzo sui mercati asiatici: il metallo con consegna immediata cresce dello 0,2%, a 1176,7 dollari l'oncia. Il prezzo del petrolio è in rialzo sulle speranze di maggiori stimoli all'economia in Cina alla luce dei dati sull'inflazione. Alla chiusura dei mercati del Vecchio continente, il Wti torna in area 60 dollari al barile e il Brent in area 65 dollari. L'oro è poco mosso sopra 1.175 dollari l'oncia.