Economia

Una donna passa davanti alla Banca centrale greca, nel quartier generale di Atene (afp)

Grecia, domande e risposte sulle trattative con la Ue: i rischi e gli scenari per Atene e creditori

Cosa separa Atene e Bruxelles? Pensioni e riforma dell'Iva: pochi soldi, ma molte distanze ideologiche. Ecco punto per punto cosa sta accadendo intorno alla Grecia, quali sono le scadenze e le posizioni in campo. C'è chi tifa per una scissione di Syriza. Due i possibili default: con o senza euro, l'Italia esposta per 40 miliardi

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ATENE - La nuova battuta d'arresto nelle trattative tra Grecia e creditori sul piano di riforme da adottare in cambio di prestiti internazionali ha rigettato le Borse nel caos. Ecco cosa c'è realmente sul piatto, quali le scadenze impellenti e cosa accadrebbe in caso di default.
  • Quali sono le distanze reali tra la Grecia e i creditori?
 Finanziariamente non tante. All’appello mancano un paio di miliardi l’anno. Ideologicamente molte. Bruxelles, Bce e Fmi chiede tagli a pensioni ("sono il 16% del Pil, troppo") e riforma dell’Iva. Atene vuole raggiungere l’obiettivo aumentando le tasse sugli utili alle imprese, con un contributo di solidarietà per i più ricchi, nuove imposte su pubblicità Tv e videolotterie e lotta al contrabbando di tabacco e sigarette. Misure dal gettito vago e non strutturali per i creditori. Atene chiede pure una ristrutturazione immediata del debito. 
  • Entro quando si deve trovare un’intesa? 
Il 30 giugno. Quando la Grecia dovrà trovare 1,6 miliardi da restituire all’Fmi. Oggi Atene quei soldi non li ha. E anche li trovasse, nei due mesi successivi deve restituire quasi 7 miliardi alla Bce. "Se devo scegliere tra pagare stipendi e pensioni (1,5 miliardi al mese) e la Troika non ho dubbi su cosa fare", ha detto Tsipras.
  • Quali sono i prossimi appuntamenti?
Domani la Bce deve decidere se aumentare le linee di credito d’emergenza per le banche greche, l'unica fonte di finanziamento per il paese. Giovedì è previsto un Eurogruppo tra i ministri finanziari. Il 25-26 un summit tra i capi di Stato che sarà forse decisivo. Tsipras sarà giovedì al Forum economico di San Pietroburgo.
  • Che possibilità ci sono di trovare un accordo e di che tipo?
A giudicare dalle posizioni delle ultime ore, molto irrigidite, non molte. L'Fmi ha suggerito un compromesso: Atene taglia le pensioni più alte; Ue, Bce e Fmi accettano di iniziare a discutere una ristrutturazione del debito. Qualsiasi accordo strutturale deve passare il voto del Parlamento greco e di quello tedesco (oltre ad altri paesi Ue) sfidando i mal di pancia dell’ala radicale di Syriza da una parte e dei falchi del rigore dall’altra.
  • Tsipras può cercare un’altra maggioranza in Parlamento se l’ala radicale di Syriza si oppone?
Sì, avrebbe i voti (To Potami, Pasok e Nd li hanno garantiti). Molti osservatori sostengono che l'obiettivo reale della Ue è arrivare a un governo più filo europeo. Il pedaggio politico per il premier sarebbe però pesantissimo perché porterebbe alla scissione nel suo partito. E probabilmente lo costringerebbe a convocare subito nuove elezioni.
  • Cosa succede se e quando si raggiunge un'intesa?
Ue, Bce e Fmi sbloccano gli ultimi 7,2 miliardi di aiuti ad Atene e consentono a Tsipras di usare i 10 miliardi circa del fondo salva-banche per onorare i debiti. La Grecia rimborsa Washington ed Eurotower. La partita però non è finita: per puntellare i conti ellenici sarà necessario in autunno, dicono tutti, un terzo programma d'aiuti da 30 e 40 miliardi abbinato a qualche forma di ammorbidimento del debito.
  • Cosa succede se non si raggiunge un’intesa?
La Grecia non paga l'Fmi a fine giugno e scatta la procedura per il default. Si aprono due strade. O un "fallimento pilotato" tenendo il paese nell’euro, o un crac senza rete con il ritorno immediato alla dracma. In entrambi i casi l'economia greca crolla, con conseguenze sociali e politiche incalcolabili. Il governo mette rigidi controlli ai capitali (tetti ai prelievi ai bancomat e possibile chiusura delle banche per qualche giorno).
  • Cosa succede se la Grecia fa default "pilotato" ma rimane nell’euro?
La Ue può garantire prestiti straordinari di emergenza per evitare il crac dell’economia. La Bce tiene in vita le banche per non far collassare del tutto l’economia. Il debito viene pesantemente ristrutturato. L'euro rimane valuta corrente, ma Atene pagherebbe stipendi e pensioni con una valuta parallela, obbligando i commercianti ad accettarla come forma di pagamento. Questa moneta di carta si svaluta rapidamente. Probabile una grave e prolungata crisi economica e sociale. Ma Atene gestisce come attraversarla senza imposizioni di alcun tipo dai creditori. Alla fine della crisi, in teoria, la Banca centrale può riacquistare la nuova valuta e la Grecia è formalmente rimasta nell’euro.
  • Cosa succede in caso di default senza rete?
La Grecia riprende a stampare la dracma. La nuova svaluta si svaluta immediatamente (si parla del 40%) sull'euro. Crolla il sistema bancario – che a quel punto probabilmente viene nazionalizzato – e si ferma l’economia tra mille contenziosi legali con i fornitori. Impossibile immaginare il drammatico scenario politico e sociale che seguirebbe al fallimento e i tempi di ripresa di Atene, che (a eccezione del turismo) ha una struttura economica che dipende molto dalle importazioni.
  • Quale sarebbe il costo per l'Europa del default?
Dipende da come sarà ristrutturato il debito. Ue, Bce e Fmi hanno prestato alla Grecia 240 miliardi. L’Italia è esposta direttamente per 40 miliardi, la Germania per 56, la Francia per 42. Tanti soldi, ma perdite sopportabili con l'aiuto Ue. Il vero problema è il potenziale effetto-contagio della Grexit sui spread e tassi (destinati a crescere) dei titoli di Stato dei paesi più a rischio come il nostro. Il Quantitative easing (il piano d'acquisto di titoli, anche di Stato) dà alla Bce un'arma potentissima per contenerlo, comprando a mani basse titoli sul mercato. Ma nessuno ha la certezza che basti. E il ricordo delle conseguenze del crac della "piccola" Lehman è ancora fresco…
  • Tsipras corteggia Russia e Cina. Come e quanto possono davvero aiutarlo?
Non molto. Almeno finanziariamente e nell’immediato. E non gratis. Putin potrebbe garantire un paio di miliardi di utili anticipati per la costruzione del gasdotto Turkish Stream e aprire la porta ad Atene della Banca di sviluppo dei Brics. Pechino potrebbe garantire investimenti nelle infrastrutture (porti e ferrovie in particolare). Ma nessuno, con ogni probabilità, può garantire le decine di miliardi ancora necessari per sistemare definitivamente la partita di Atene.