MILANO - I banchieri centrali americani della Fed non sono ancora convinti della forza della ripresa Usa e sono intimoriti dalla possibile evoluzione della situazione europea, dove pende la spada di Damocle della Grecia. Per queste ragioni andranno molto cauti con l'innalzamento dei tassi d'interesse, che manca ormai dal 2006: cresce la fronda di chi ritiene ne possa bastare uno solo nell'arco del 2015, per poi procedere a passi lenti l'anno prossimo. Così le parole di ieri di Janet Yellen, che ha scelto l'attesa via della prudenza, hanno fatto irruzione sui mercati concentrati sulla crisi ateniese: l'euro si è rafforzato fino a chiudere a 1,1406 dollari, dopo aver toccato il picco a 1,1427, con il biglietto verde che ha raggiunto i minimi da un mese nei confronti delle principali valute. La prospettiva di tassi a zero ancora per un po' ha schiacciato anche i rendimenti dei Treasury, mentre i richiami a possibili contagi dalla mina ellenica hanno portato una corsa a Bund tedeschi e yen, investimenti rifugio in mari finanziari agitati.
I mercati azionari europei trattano misti, mentre la partita ellenica approda sul tavolo dell'Eurogruppo. Viste le bordate della vigilia, da una parte e dall'altra, edulcorate dalle solite rassicurazioni sulla volontà di arrivare a un accordo, gli osservatori non si aspettavano passi avanti. E infatti non ce ne sono stati: la riunione dei ministri finanziari si è conclusa con l'ennesima fumata nera e con la convocazione di un vertice straordinario per lunedì prossimo a Bruxelles. Piazza Affari gira in rialzo e chiude la seduta a +1,06%, ben intonate anche le altre Borse del Vecchio che pure hanno vissuto una giornata in altalena: Francoforte recupera l'1,11%, Londra lo 0,41% e Parigi lo 0,27%. Atene apre in rialzo, poi arriva a perdere oltre tre punti prima di chiudere a +0,37%. A sostenere i listini Ue c'è anche Wall Street, che chiude bene. Il Dow Jones guadagna l'1% chiudendo a 18.115,78 punti, il Nasdaq avanza dell'1,34% a 5.132,95 punti e l'indice S&P 500 segna un +0,98% chiudendo a 2.121,23 punti.
Fino a questo momento, la saga greca è costata agli investitori europei dell'azionario oltre 830 miliardi di dollari (730 miliardi di euro), più del valore combinato dei mercati di Spagna, Portogallo e Irlanda, dice un'analisi di Bloomberg. L'incertezza su Atene sta infatti tarpando le ali a un periodo che, grazie alla droga di liquidità pompata dalle Banche centrali, sarebbe andato a gonfie vele per i mercati: crescita di almeno il 10% annuo garantita per tre anni, dicevano gli analisti. Invece, spiega l'agenzia Usa, quello che poteva essere un anno record rischia di cambiar segno: dopo il miglior trimestre dal 2009, l'indice europeo Stoxx Europe 600 Index sta registrando il peggior mese (giugno) da due anni a questa parte. Dal picco di metà aprile, l'indicatore ha perso il 7,3%. Insomma, il banchetto allestito da Mario Draghi sta subendo dei pesanti disturbi: l'indice di Atene, tra i miglior performer fino a maggio, è poi diventato il peggiore al mondo. Lo spread tra Btp e Bund tedesco si stabilizza: il differenziale segna quota 150 punti, ai livelli di ieri, con il rendimento del decennale tricolore in lieve discesa al 2,28%.
In Europa si registra che le vendite al dettaglio nel Regno Unito sono cresciute dello 0,2% in maggio su base mensile: un dato in rallentamento ma nelle attese. Eurostat segnala che il costo del lavoro orario è salito del 2,2% in Eurozona e del 2,5% tendenziale nell'Unione allargata a 28 paesi, nel primo trimestre 2015. La Bce scrive nel bollettino che la ripresa economica continua a rafforzarsi. Più ricca l'agenda Usa, dove scendono di 12mila, a 267mila, le richieste iniziali sussidi disoccupazione, sotto le attese. Sotto le previsioni anche l'andamento dei prezzi al consumo: +0,4%, con la componente core a +0,1%. Supera le aspettative il deficit delle partite correnti, che si attesta a 113,3 miliardi nel primo trimestre. Ancora, il superindice dell'economia americana è cresciuto in maggio dello 0,7%, ben oltre il rialzo dello 0,4% atteso dagli analisti; migliore del previsto anche l'indice Filadelfia Fed, a 15,2 punti.
Chiusura in deciso ribasso, in mattinata, per la Borsa di Tokyo che non riesce a festeggiare i toni accomodanti della Federal Reserve sotto il peso dello yen, che si è rafforzamento nei confronti del dollaro. L'indice Nikkei ha terminato la seduta di oggi con un calo dell'1,13% sotto la soglia dei 20mila punti a 19.990,82 punti, mentre il Topix ha perso oltre l'1% a 1.616,66 punti.
Per le materie prime, il prezzo del petrolio è in calo alle quotazioni elettroniche di New York. Il barile di greggio con consegna a luglio è scambiato a 59,51 dollari (-41 cents). In calo anche il Brent (per agosto) a 63,56 dollari (-0,5%). Il prezzo dell'oro con consegna immediata sale a 1.188,18 dollari l'oncia con un aumento dello 0,5%.
I mercati azionari europei trattano misti, mentre la partita ellenica approda sul tavolo dell'Eurogruppo. Viste le bordate della vigilia, da una parte e dall'altra, edulcorate dalle solite rassicurazioni sulla volontà di arrivare a un accordo, gli osservatori non si aspettavano passi avanti. E infatti non ce ne sono stati: la riunione dei ministri finanziari si è conclusa con l'ennesima fumata nera e con la convocazione di un vertice straordinario per lunedì prossimo a Bruxelles. Piazza Affari gira in rialzo e chiude la seduta a +1,06%, ben intonate anche le altre Borse del Vecchio che pure hanno vissuto una giornata in altalena: Francoforte recupera l'1,11%, Londra lo 0,41% e Parigi lo 0,27%. Atene apre in rialzo, poi arriva a perdere oltre tre punti prima di chiudere a +0,37%. A sostenere i listini Ue c'è anche Wall Street, che chiude bene. Il Dow Jones guadagna l'1% chiudendo a 18.115,78 punti, il Nasdaq avanza dell'1,34% a 5.132,95 punti e l'indice S&P 500 segna un +0,98% chiudendo a 2.121,23 punti.
Fino a questo momento, la saga greca è costata agli investitori europei dell'azionario oltre 830 miliardi di dollari (730 miliardi di euro), più del valore combinato dei mercati di Spagna, Portogallo e Irlanda, dice un'analisi di Bloomberg. L'incertezza su Atene sta infatti tarpando le ali a un periodo che, grazie alla droga di liquidità pompata dalle Banche centrali, sarebbe andato a gonfie vele per i mercati: crescita di almeno il 10% annuo garantita per tre anni, dicevano gli analisti. Invece, spiega l'agenzia Usa, quello che poteva essere un anno record rischia di cambiar segno: dopo il miglior trimestre dal 2009, l'indice europeo Stoxx Europe 600 Index sta registrando il peggior mese (giugno) da due anni a questa parte. Dal picco di metà aprile, l'indicatore ha perso il 7,3%. Insomma, il banchetto allestito da Mario Draghi sta subendo dei pesanti disturbi: l'indice di Atene, tra i miglior performer fino a maggio, è poi diventato il peggiore al mondo. Lo spread tra Btp e Bund tedesco si stabilizza: il differenziale segna quota 150 punti, ai livelli di ieri, con il rendimento del decennale tricolore in lieve discesa al 2,28%.
In Europa si registra che le vendite al dettaglio nel Regno Unito sono cresciute dello 0,2% in maggio su base mensile: un dato in rallentamento ma nelle attese. Eurostat segnala che il costo del lavoro orario è salito del 2,2% in Eurozona e del 2,5% tendenziale nell'Unione allargata a 28 paesi, nel primo trimestre 2015. La Bce scrive nel bollettino che la ripresa economica continua a rafforzarsi. Più ricca l'agenda Usa, dove scendono di 12mila, a 267mila, le richieste iniziali sussidi disoccupazione, sotto le attese. Sotto le previsioni anche l'andamento dei prezzi al consumo: +0,4%, con la componente core a +0,1%. Supera le aspettative il deficit delle partite correnti, che si attesta a 113,3 miliardi nel primo trimestre. Ancora, il superindice dell'economia americana è cresciuto in maggio dello 0,7%, ben oltre il rialzo dello 0,4% atteso dagli analisti; migliore del previsto anche l'indice Filadelfia Fed, a 15,2 punti.
Chiusura in deciso ribasso, in mattinata, per la Borsa di Tokyo che non riesce a festeggiare i toni accomodanti della Federal Reserve sotto il peso dello yen, che si è rafforzamento nei confronti del dollaro. L'indice Nikkei ha terminato la seduta di oggi con un calo dell'1,13% sotto la soglia dei 20mila punti a 19.990,82 punti, mentre il Topix ha perso oltre l'1% a 1.616,66 punti.
Per le materie prime, il prezzo del petrolio è in calo alle quotazioni elettroniche di New York. Il barile di greggio con consegna a luglio è scambiato a 59,51 dollari (-41 cents). In calo anche il Brent (per agosto) a 63,56 dollari (-0,5%). Il prezzo dell'oro con consegna immediata sale a 1.188,18 dollari l'oncia con un aumento dello 0,5%.