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Lavoro, ferme le retribuzioni contrattuali a maggio

L'Istat rileva, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un aumento dell'1,1%. Sul fronte dei rinnovi contrattuali, l'attesa media si allunga oltre i quattro anni: il 40% è ancora in attesa

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MILANO - A maggio l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente, ma registra un aumento dell'1,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un trend confermato anche allargando l'analisi dei dati ai primi cinque mesi dell'anno. Con riferimento ai principali macrosettori, il mese scorso, le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,6% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a maggio presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: agricoltura (4%), energia e petroli e estrazione minerali (3%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (2,8%). Si registrano variazioni nulle in tutti i comparti della pubblica amministrazione e nel settore alimentari, bevande e tabacco.

Alla fine di maggio, inoltre, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 59,7% degli occupati dipendenti e corrispondono al 55,3% del monte retributivo. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo risulta pari al 40,3% nel totale dell'economia e al 22,9% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 51,2 mesi per l'insieme dei settori e di 33,7 mesi per quelli del settore privato.