MILANO - Provate a immaginare la vita senza più ascoltare il fruscio delle banconote, senza poter contare quel mucchietto di spiccioli che gonfia il portafoglio, senza quelle monetine che dilagano sul fondo della borsa o che si infiltrano sotto i cuscini del divano, risorsa estrema per l'arrotondamento della paghetta degli adolescenti. È un modello di vita a cui tendono i paesi più avanzati in Europa ma che in Italia fatica ad affermarsi. Già, perché mentre la Svezia, la Danimarca e il Regno unito cercano di disfarsi del cash a favore di un sistema basato sempre più sulla moneta elettronica, gli italiani recalcitrano alla sola idea di moderare l'uso delle banconote.
Il #NoCashTrip di quest'anno, il terzo, vede ancora quattro uomini in viaggio che tenteranno di sopravvivere in Italia senza contanti. Una prova di resistenza che serve a mettere in luce i paradossi dell'attrazione fatale per il cash, svelare i tic degli italiani alle prese con i pagamenti elettronici e la impearmibilità alla vita resa facile da strumenti utili, rapidi, poco costosi e molto sicuri. Con il 90% di tutte le transazioni effettuate in contanti, siamo ancora - anche se ci lasciamo sedurre sempre più volentieri dalla diffusione di internet, degli smartphone e dei servizi che l'e-money rende possibili - il paese che usa di meno la moneta elettronica, dopo la Grecia. Un dato che suona paradossale in questi giorni in cui vige, per i greci, una limitazione severa al ritiro di contanti.
Il nostro amore per monete e banconote, tuttavia, non è dovuto alla crisi. È un istinto quasi primordiale basato su convincimenti troppo spesso irrazionali. Gli argomenti più forti - e più sbagliati - sono sempre gli stessi.
IL LIVEBLOG
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Sicurezza. "Il cash lo tengo sotto il mattone e non me lo tocca nessuno". Ma la realtà è che chi perde o subisce il furto di mille euro in contanti ha probabilità di recuperarli prossime allo zero mentre chi subisce il furto o lo smarrimento della carta di credito o una truffa per un pos manomesso non rischia alcunché.
I costi. "La carta di credito la pago, mentre il cash no". Una certezza che poggia anch'essa su una pura illusione. I costi del contante sono enormi anche se non si vedono. La Bce ha calcolato che l'Europa spende ogni anno lo 0,46% del Pil, 60 miliardi, per trasportare, verificare e proteggere il contante. In Italia la spesa, in proporzione, è anche superiore: circa 10 miliardi pari allo 0,52% del Pil. Ci sono paradossi noti, come la monetina da 1 centesimo la cui prduzione costa circa 4 centesimi che sommati agli altri costi produce un onere di 200 euro a testa l'anno. A questi si devono aggiungere i costi della corruzione, che vive di contante, e di freno allo sviluppo economico. Un peso enorme che non è difficile indovinare su quali spalle pesi. Non certo sui banchieri o finanzieri bensì sui singoli cittadini.
Quest'anno però faremo di più: parleremo con numerosi sindaci per sapere cosa stanno facendo a favore dei loro concittadini in tema di e-payment. Li staneremo per verificare in che modo la moneta elettronica può migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione e gente comune. Domani ci svuoteremo le tasche e non toccheremo più denaro contante mentre in giro per la Penisola proveremo sopravvivere con una carta prepagata che incorpora utilità consuete e nuovissime come lo scambio in tempo zero di denaro tra i possessori. Ci nutriremo grazie ai nuovi buoni pasto elettronici, il cui regime fiscale è cambiato proprio oggi. Saremo quattro uomini senza contanti che tenteranno di pagare con carta di credito e telefonini bollette della luce, autobus, metropolitane, parcheggi, certificati anagrafici.
Sperimenteremo servizi che senza epayment non potrebbero esistere. Acquisteremo anche prodotti delle terre sottratte alla camorra per vedere come funziona il primo temporary shop totalmente cashless e poi caffè, frutta, verdura e tutto il necessario per la sopravvivenza per otto giorni. Ce la faremo? Seguite il diario quotidiano delle nostre avventure su Repubblica.it e lo scoprirete.
Il #NoCashTrip di quest'anno, il terzo, vede ancora quattro uomini in viaggio che tenteranno di sopravvivere in Italia senza contanti. Una prova di resistenza che serve a mettere in luce i paradossi dell'attrazione fatale per il cash, svelare i tic degli italiani alle prese con i pagamenti elettronici e la impearmibilità alla vita resa facile da strumenti utili, rapidi, poco costosi e molto sicuri. Con il 90% di tutte le transazioni effettuate in contanti, siamo ancora - anche se ci lasciamo sedurre sempre più volentieri dalla diffusione di internet, degli smartphone e dei servizi che l'e-money rende possibili - il paese che usa di meno la moneta elettronica, dopo la Grecia. Un dato che suona paradossale in questi giorni in cui vige, per i greci, una limitazione severa al ritiro di contanti.
Il nostro amore per monete e banconote, tuttavia, non è dovuto alla crisi. È un istinto quasi primordiale basato su convincimenti troppo spesso irrazionali. Gli argomenti più forti - e più sbagliati - sono sempre gli stessi.
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Sicurezza. "Il cash lo tengo sotto il mattone e non me lo tocca nessuno". Ma la realtà è che chi perde o subisce il furto di mille euro in contanti ha probabilità di recuperarli prossime allo zero mentre chi subisce il furto o lo smarrimento della carta di credito o una truffa per un pos manomesso non rischia alcunché.
I costi. "La carta di credito la pago, mentre il cash no". Una certezza che poggia anch'essa su una pura illusione. I costi del contante sono enormi anche se non si vedono. La Bce ha calcolato che l'Europa spende ogni anno lo 0,46% del Pil, 60 miliardi, per trasportare, verificare e proteggere il contante. In Italia la spesa, in proporzione, è anche superiore: circa 10 miliardi pari allo 0,52% del Pil. Ci sono paradossi noti, come la monetina da 1 centesimo la cui prduzione costa circa 4 centesimi che sommati agli altri costi produce un onere di 200 euro a testa l'anno. A questi si devono aggiungere i costi della corruzione, che vive di contante, e di freno allo sviluppo economico. Un peso enorme che non è difficile indovinare su quali spalle pesi. Non certo sui banchieri o finanzieri bensì sui singoli cittadini.
Quest'anno però faremo di più: parleremo con numerosi sindaci per sapere cosa stanno facendo a favore dei loro concittadini in tema di e-payment. Li staneremo per verificare in che modo la moneta elettronica può migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione e gente comune. Domani ci svuoteremo le tasche e non toccheremo più denaro contante mentre in giro per la Penisola proveremo sopravvivere con una carta prepagata che incorpora utilità consuete e nuovissime come lo scambio in tempo zero di denaro tra i possessori. Ci nutriremo grazie ai nuovi buoni pasto elettronici, il cui regime fiscale è cambiato proprio oggi. Saremo quattro uomini senza contanti che tenteranno di pagare con carta di credito e telefonini bollette della luce, autobus, metropolitane, parcheggi, certificati anagrafici.
Sperimenteremo servizi che senza epayment non potrebbero esistere. Acquisteremo anche prodotti delle terre sottratte alla camorra per vedere come funziona il primo temporary shop totalmente cashless e poi caffè, frutta, verdura e tutto il necessario per la sopravvivenza per otto giorni. Ce la faremo? Seguite il diario quotidiano delle nostre avventure su Repubblica.it e lo scoprirete.