Economia

Fmi, Grecia e Cina pesano sulla ripresa. Rialzate le previsioni sull'Italia

Il Fondo ha limato la stima di crescita globale dal +3,5 al +3,3% per quest'anno. Belpaese in ripresa, ma resta in coda alle economie dell'Eurozona. "Speriamo la Grecia resti nell'euro, la bolla finanziaria di Pechino è scoppiata solo in parte"

2 minuti di lettura
MILANO - Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) rivede al ribasso le stime di crescita mondiale per il 2015, alza quelle dell'Italia - che pure resta in coda alla zona euro per forza della ripresa - e mette in conto i potenziali pericoli che affliggono i mercati mondiali: la bolla speculativa scoppiata in Cina e il rischio di Grexit, uscita di Atene dall'Eurozona. "La prevista ripresa della crescita globale, sebbene ancora attesa, non si è finora pienamente materializzata", annota il Fondo.

 
Paesi 2015 2016 var. 2015
su stima
aprile
var. 2016
su stima
aprile
LE PREVISIONI SUL PIL DEL FMI PER IL 2015 E IL 2016
MONDO +3.3 +3.8 -0.2 -
USA +2.1 +2.4 -0.6 -0.1
EUROZONA +1.5 +1.7 - +0.1
Germania +1.6 +1.7 - -
Francia +1.2 +1.5 - -
Italia +0.7 +1.2 +0.2 +0.1
Spagna +3.1 +2.5 +0.6 +0.5
GIAPPONE +0.8 +1.2 -0.2 -
REGNO UNITO +2.4 +2.2 -0.3 -0.1
CINA +6.8 +6.3 - -

La ripresa globale rallenta. Secondo l'Organizzazione di Washington, il Pil globale crescerà quest'anno del 3,3%, meno del 3,5% stimato in aprile. Confermata una crescita del 3,8% per il 2016. Lieve miglioramento per l'Italia: nell'aggiornamento delle sue previsioni, il Fondo stima che il Pil salirà dello 0,7% nel 2015 per poi accelerare all'1,2% nel 2016, con una revisione al rialzo rispettivamente pari a 0,2 e a 0,1 punti rispetto ai numeri diffusi con il Rapporto economico mondiale di aprile. Il dato, pur in miglioramento, resta comunque inferiore rispetto alla media dell'area dell'euro, il cui Pil è stimato crescere dell'1,5% (dato invariato rispetto ad aprile) quest'anno e dell'1,7% (-0,1 punti) il prossimo.

Tra i grandi Paesi della zona euro, Germania e Francia vedono confermati i numeri della primavera scorsa: il Pil di Berlino aumenterà dell'1,6% nel 2015 e dell'1,7% nel 2016, quello di Parigi dell'1,2 e dell'1,5% rispettivamente. Un vero e proprio boom aspetta invece la Spagna: il Fondo ha rivisto le stime di Madrid al rialzo dello 0,6% quest'anno e dello 0,5% il prossimo, per un Pil destinato a salire rispettivamente del 3,1% e del 2,5%. "La ripresa economica nell'area euro sembra ampiamente sulla strada giusta, con una robusta ripresa della domanda interna e l'inflazione che inizia a crescere", annota in definitiva il Fmi sull'area con la moneta unica, prevedendo un Pil in crescita dell'1,5% quest'anno e dell'1,7% nel 2016 (+0,1 punti percentuali su aprile).

Il rischio Grexit. "Le recenti reazioni del mercato mostrano come il contagio dalla crisi in Grecia è al momento contenuto", rassicura il capo economista del Fmi, Olivier Blachard, nella conferenza stampa per l'aggiornamento delle stime del World Economic Outlook. "Continuiamo a sperare e lavorare per un accordo con la Grecia affinchè resti nell'area euro", aggiunge l'economista riconoscendo che si tratta di un "caso drammatico". Ragionando sulla Grexit, comunque, Blanchard ricorda che avrebbe effetti "limitati" sull'economia globale, e nell'Eurozona si avrebbe "un contenuto incremento degli spread nei Paesi periferici". Gli stress test degli ultimi 10 giorni "ci rassicurano, il resto del mondo resisterebbe abbastanza bene", spiega ancora ricordando che dopo il referendum in Grecia "c'è una probabilità di uscita incrementata" dall'Eurozona, di cui Atene rappresenta tuttavia "appena il 2% del Pil". In definitiva, "è fuori di dubbio che la Grecia soffra e abbia sofferto, ma soffrirebbe ancora di più se uscisse dall'euro". Dopo il mancato pagamento degli 1,6 miliardi di rimborsi previsti per giugno, il Fmi ora esclude il posticipo del dovuto da parte di Atene, "senza un piano preciso".

E il caso cinese. Sulla bolla finanziaria scoppiata sul mercato di Shanghai, che ha preoccupato tutti i listini, Blanchard riconosce che la "bolla è scoppiata, ma solo in parte", mettendo così in guardia da possibili nuovi scossoni. Per l'economista "sarebbe preoccupante una ulteriore correzione del mercato azionario", che ha già visto erodere 2.500 miliardi al valore dei titoli, ma "le autorità hanno gli strumenti per prevedere un rapido rallentamento dei corsi".