MILANO - L'annuncio di un accordo unanime sul salvataggio della Grecia, arrivato dall'Eurosummit pochi istanti prima delle nove italiane, fa partire gli acquisti sui mercati finanziari. Fino a quel punto, con la paralisi delle trattative, i future erano deboli. In realtà i listini non sono in rally, a testimonianza di come gli investitori preferiscano una cautela di fondo, visti i repentini cambi di rotta ai quali li ha abituati la trattativa e i numerosi passaggi tecnici che ancora cambiano. Milano chiude sotto i massimi con un rialzo dell'1%; Francoforte sale dell'1,49%, Parigi dell'1,98% e Londra dello 0,85%. Bene anche Wall Street, con il Dow Jones in progresso dell'1,22%, il Nasdaq che avanza dell'1,48% e lo S&P 500 che guadagna l'1,1%.
L'euro parte forte nei confronti del dollaro, superato il rischio di rottura dell'Eurozona, poi si indebolisce e scende sotto quota 1,1 contro il biglietto verde (le valute). Andamento simile per lo spread, che prima scende fin sotto 120 punti base, ai minimi da due mesi, poi risale in area 125 punti con il rendimento dei decennali italiani al 2,2%. Il Tesoro ha intanto collocato 7,3 miliardi di Btp a 3, 7, 15 e 30 anni scegliendo di assegnare poco meno del target massimo di 7,5 miliardi, con tassi in calo. Il rendimento medio del triennale è sceso allo 0,48% da 0,5% di giugno, quello del 7 anni all'1,6% da 1,76% di un mese fa, quello del 15 anni al 2,63% da 2,77% e quello del 30 anni al 3,24% da 3,36%.
Al netto delle evoluzioni sul fronte greco, la giornata non presenta spunti di rilievo sul fronte macroeconomico (l'agenda dei mercati), le attenzioni sono rivolte verso la riunione della Bce, giovedì prossimo: verranno definite le prossime manovre di politica monetaria, ma soprattutto Draghi farà il punto sulla situazione dell'Eurozona, alla luce anche di quanto sta accedendo in Grecia.
La Borsa di Tokyo, la prima ad aprire, ha chiuso in rialzo dell'1,57% scommettendo sul fatto che alla fine un'intesa in Europa convenga a tutti. L'Asia guarda più allo stabilizzarsi dei mercati cinesi, dopo lo scoppio della bolla finanziaria, che ai fatti del Vecchio continente; i listini dell'Est sono poi reduci da una chiusura in rosso, venerdì scorso, quindi gli investitori vanno a caccia di occasioni a buon mercato. Le Borse cinesi, infatti, hanno segnato il terzo giorno di recupero, con l'indice Composite di Shanghai in crescita del 2,4%. Sul mercato hanno tornato a scambiare i titoli di oltre 350 aziende, sospese la scorsa settimana, ma restano 1.016 società fuori dalle contrattazioni. Sul fronte macroeconomico, la Cina ha registrato la caduta del commercio con l'estero nei primi sei mesi dell'anno: la contrazione è del 6,9%, con le esportazioni in aumento dello 0,9% su base annua, ma con un crollo del 15,5% nelle importazioni. La produzione industriale in Giappone a maggio ha registrato un calo del 2,1% su base mensile. Si tratta del dato definitivo che modifica un preliminare leggermente peggiore: -2,2%.
A sostenere le quotazioni concorrono anche le parole del governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, che venerdì ha confermato il rialzo dei tassi entro fine anno, sottolineando, però, che la stretta avverrà solo se la crescita confermerà la propria solidità. Sul fronte delle materie prime, le quotazioni dell'oro sono stabili dopo i rialzi sui mercati asiatici: quando in Europa terminano gli scambi, il metallo prezioso viene quotato a 1.153 dollari l'oncia, in rosso dello 0,4%. Il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono poco meno dell'1% alla chiusura dei mercati europei, in area 52,3 dollari al barile.
L'euro parte forte nei confronti del dollaro, superato il rischio di rottura dell'Eurozona, poi si indebolisce e scende sotto quota 1,1 contro il biglietto verde (le valute). Andamento simile per lo spread, che prima scende fin sotto 120 punti base, ai minimi da due mesi, poi risale in area 125 punti con il rendimento dei decennali italiani al 2,2%. Il Tesoro ha intanto collocato 7,3 miliardi di Btp a 3, 7, 15 e 30 anni scegliendo di assegnare poco meno del target massimo di 7,5 miliardi, con tassi in calo. Il rendimento medio del triennale è sceso allo 0,48% da 0,5% di giugno, quello del 7 anni all'1,6% da 1,76% di un mese fa, quello del 15 anni al 2,63% da 2,77% e quello del 30 anni al 3,24% da 3,36%.
Al netto delle evoluzioni sul fronte greco, la giornata non presenta spunti di rilievo sul fronte macroeconomico (l'agenda dei mercati), le attenzioni sono rivolte verso la riunione della Bce, giovedì prossimo: verranno definite le prossime manovre di politica monetaria, ma soprattutto Draghi farà il punto sulla situazione dell'Eurozona, alla luce anche di quanto sta accedendo in Grecia.
La Borsa di Tokyo, la prima ad aprire, ha chiuso in rialzo dell'1,57% scommettendo sul fatto che alla fine un'intesa in Europa convenga a tutti. L'Asia guarda più allo stabilizzarsi dei mercati cinesi, dopo lo scoppio della bolla finanziaria, che ai fatti del Vecchio continente; i listini dell'Est sono poi reduci da una chiusura in rosso, venerdì scorso, quindi gli investitori vanno a caccia di occasioni a buon mercato. Le Borse cinesi, infatti, hanno segnato il terzo giorno di recupero, con l'indice Composite di Shanghai in crescita del 2,4%. Sul mercato hanno tornato a scambiare i titoli di oltre 350 aziende, sospese la scorsa settimana, ma restano 1.016 società fuori dalle contrattazioni. Sul fronte macroeconomico, la Cina ha registrato la caduta del commercio con l'estero nei primi sei mesi dell'anno: la contrazione è del 6,9%, con le esportazioni in aumento dello 0,9% su base annua, ma con un crollo del 15,5% nelle importazioni. La produzione industriale in Giappone a maggio ha registrato un calo del 2,1% su base mensile. Si tratta del dato definitivo che modifica un preliminare leggermente peggiore: -2,2%.
A sostenere le quotazioni concorrono anche le parole del governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, che venerdì ha confermato il rialzo dei tassi entro fine anno, sottolineando, però, che la stretta avverrà solo se la crescita confermerà la propria solidità. Sul fronte delle materie prime, le quotazioni dell'oro sono stabili dopo i rialzi sui mercati asiatici: quando in Europa terminano gli scambi, il metallo prezioso viene quotato a 1.153 dollari l'oncia, in rosso dello 0,4%. Il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono poco meno dell'1% alla chiusura dei mercati europei, in area 52,3 dollari al barile.