MILANO - I listini cinesi chiudono ancora in recupero, dopo la rotta che ha fatto scoppiare la bolla di Shanghai; la Grecia è avviata verso il terzo piano di salvataggio, dopo che il Parlamento ha approvato le riforme chieste dai creditori, il Bundestag ha approvato la trattativa per il terzo piano di salvataggio e Alexis Tsipras ha anche incassato lo sblocco del prestito ponte da 7 miliardi per le esigenze finanziarie immediate. I mercati europei, tra questi due poli, chiudono poco mossi con qualche presa di beneficio dopo i rialzi della vigilia.
In Cina, come accennato, i pesanti interventi delle autorità hanno per il momento stabilizzato il mercato: Shanghai chiude gli scambi in rialzo del 3,51%, Shenzhen del 5,24% e l'ultima seduta settimanale va in archivio con il maggior balzo dell'ottava. Sul mercato, riporta Bloomberg, si è diffuso un report per il quale le banche cinesi hanno messo sul piatto oltre 320 miliardi di dollari per sostenere i corsi azionari: diciassette istituzioni hanno garantito linee di credito all'agenzia statale China securities finance corp. per pompare liquidità sul mercato. Le azioni ancora sospese risultano 545, il 19% del listino, ma in calo rispetto alle 1.300 circa della fine della scorsa settimana.
In questo contesto, i listini Ue chiudono poco mossi: Milano, dopo il +1,7% della vigilia, segna un calo dello 0,07% in linea con gli altri. Francoforte cede lo 0,37%, Londra termina a -0,31%, Parigi in rialzo dello 0,06%. Quando in Europa chiudono le contrattazioni, Wall Street avanza mista, con l'indice Dow Jones che perde lo 0,4%, lo S&P500 invariato e il Nasdaq che mostra un incremento dello 0,5%: ritocca ancora i livelli record della chiusura di ieri, spinta da titoli quali Netflix e Google reduci da trimestrali positive.
Lo spread tra il Btp e il Bund si porta in chiusura di settimana sotto la soglia dei 115 punti, con il rendimento dei decennali in calo verso l'1,9% poco sotto quello dei Bonos spagnoli. L'euro termina in lieve calo sul dollaro: la moneta del Vecchio Continente che chiude a 1,0855 biglietti verdi. In mattinata, la forza della divisa Usa, ai massimi da tre settimane nei confronti dello yen, ha spinto al rialzo la Borsa di Tokyo: +0,25% per il Nikkei.
L'agenda macro è piuttosto scarica: in Italia la Banca centrale alza le stime di crescita. Dagli Usa, l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% mensile in giugno, in linea con le attese, mentre ha fatto meglio delle aspettative l'avvio di nuovi cantieri: a giugno è volato del 9,8% rispetto al mese prima a 1,17 milioni di unità. Cala invece oltre le attese l'indice della fiducia dell'Università del Michigan: a luglio è sceso a 93,3 punti dai 94,6 punti di giugno e a fronte di previsioni degli analisti pari a 95,5 punti. Per le materie prime, il petrolio è poco mosso sui mercati asiatici a 50,91 dollari per il barile Wti e a 57,06 dollari per il Brent. Oro in calo a 1.144,56 dollari l'oncia, sui minimi del mese di novembre.
In Cina, come accennato, i pesanti interventi delle autorità hanno per il momento stabilizzato il mercato: Shanghai chiude gli scambi in rialzo del 3,51%, Shenzhen del 5,24% e l'ultima seduta settimanale va in archivio con il maggior balzo dell'ottava. Sul mercato, riporta Bloomberg, si è diffuso un report per il quale le banche cinesi hanno messo sul piatto oltre 320 miliardi di dollari per sostenere i corsi azionari: diciassette istituzioni hanno garantito linee di credito all'agenzia statale China securities finance corp. per pompare liquidità sul mercato. Le azioni ancora sospese risultano 545, il 19% del listino, ma in calo rispetto alle 1.300 circa della fine della scorsa settimana.
In questo contesto, i listini Ue chiudono poco mossi: Milano, dopo il +1,7% della vigilia, segna un calo dello 0,07% in linea con gli altri. Francoforte cede lo 0,37%, Londra termina a -0,31%, Parigi in rialzo dello 0,06%. Quando in Europa chiudono le contrattazioni, Wall Street avanza mista, con l'indice Dow Jones che perde lo 0,4%, lo S&P500 invariato e il Nasdaq che mostra un incremento dello 0,5%: ritocca ancora i livelli record della chiusura di ieri, spinta da titoli quali Netflix e Google reduci da trimestrali positive.
Lo spread tra il Btp e il Bund si porta in chiusura di settimana sotto la soglia dei 115 punti, con il rendimento dei decennali in calo verso l'1,9% poco sotto quello dei Bonos spagnoli. L'euro termina in lieve calo sul dollaro: la moneta del Vecchio Continente che chiude a 1,0855 biglietti verdi. In mattinata, la forza della divisa Usa, ai massimi da tre settimane nei confronti dello yen, ha spinto al rialzo la Borsa di Tokyo: +0,25% per il Nikkei.
L'agenda macro è piuttosto scarica: in Italia la Banca centrale alza le stime di crescita. Dagli Usa, l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% mensile in giugno, in linea con le attese, mentre ha fatto meglio delle aspettative l'avvio di nuovi cantieri: a giugno è volato del 9,8% rispetto al mese prima a 1,17 milioni di unità. Cala invece oltre le attese l'indice della fiducia dell'Università del Michigan: a luglio è sceso a 93,3 punti dai 94,6 punti di giugno e a fronte di previsioni degli analisti pari a 95,5 punti. Per le materie prime, il petrolio è poco mosso sui mercati asiatici a 50,91 dollari per il barile Wti e a 57,06 dollari per il Brent. Oro in calo a 1.144,56 dollari l'oncia, sui minimi del mese di novembre.