Borse incerte in vista delle elezioni Usa. Lo spread sale ai livelli di Brexit
La prima economia ha creato 161mila posti a ottobre, ne erano attesi 173mila. Intanto domina l'incertezza in vista delle elezioni per la Casa Bianca. Il petrolio cade sulle minacce dell'Arabia Saudita di aumentare la produzione
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MILANO - Prosegue la fase di incertezza sui listini, a pochi giorni dalle elezioni americane dell'8 novembre prossimo e con il carico di dubbi che il voto Usa porta con sé. La fuga dall'azionario ha caratterizzato gli scambi asiatici e anche i listini europei trattano in rosso, seppure in miglioramento nella fase finale della giornata grazie al supporto di Wall Street: Milano termina in calo dello 0,62%, con Mps ancora colpita dalle vendite. Parigi cede lo 0,78%, Londra l'1,43% e Francoforte lo 0,65%.
Come detto Wall Street migliora dopo l'apertura in rosso: alla chiusura dei mercati europei, il Nasdaq guadagna lo 0,5%, lo S&P500 e il Dow Jones lo 0,3%. Le azioni globali non vivevano una simile fase d'incertezza dai tempi del referendum sulla Brexit. Di contro, i beni rifugio come lo yen, i titoli di Stato dei Paesi core e l'oro continuano ad esser scelti dagli investitori in cerca di porti sicuri. Secondo Ashley Perrott, a capo del reddito fisso di Ubs in Asia, l'elezione tra Trump e Clinton è "semplicemente troppo incerta" per dare un chiaro segnalo ai mercati. "Siamo cauti", ha aggiunto a Bloomberg: "Se c'è qualcosa che i mercati non sono particolarmente bravi a valutare, è il rischio politico".
La risalita dell'indice Vix, termometro dell'incertezza dei mercati
L'agenda odierna, al di là di alcune trimestrali italiane quali Intesa, Telecom o Terna, si concentra sul rapporto sul mercato del lavoro Usa. Dalla prima economia al mondo arrivano numeri deludenti: i nuovi posti sono 161mila contro i 173mila attesi per ottobre. In calo la disoccupazione, calcolata su altre basi statistiche, al 4,9%. I numeri non sono forti come alcuni si aspettavano, ma nemmeno così lontani dalle attese da far spostare il focus dei mercati rispetto alle elezioni Usa. Sensibile invece la crescita dei redditi. Le possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed, nella riunione di dicembre, indicano il 78% di chances di una mossa di Janet Yellen entro fine anno. L'Istat ha intanto ribadito la debolezza della ripresa italiana nel suo bollettino mensile, mentre in Parlamento partono le audizioni sulla legge di Bilancio. Gli indicatori Pmi sul settore dei servizi di ottobre segnalano una crescita dell'Eurozona da 52,2 a 52,8 punti, mentre l'Italia sale da 50,7 a 51 punti, ma resta sotto le aspettative.
L'euro chiude in rialzo sul dollaro, che risente dell'incertezza sull'esito delle elezioni americane. La moneta europea passa di mano a 1,1122 dollari e 114,58 yen, in lieve rialzo. Sterlina sempre in rialzo a 1,2548 sul dollaro, dopo la decisione dell'Alta Corte di ieri che allontana l'avvio della Brexit. La lira turca ha toccato nuovi minimi storici dopo l'arresto del leader e di altri 10 parlamentari del Partito democratico del popolo (hdp), principale partito curdo. A metà seduta, è in calo a 3,15 contro il dollaro. Lo spreadfra il Btp e il Bund tedesco chiude a 162 punti base, ai massimi dal 27 giugno, nei giorni successivi al voto inglese sull'addio all'Ue di fine giugno. I titoli decennali italiani pagano un rendimento dell'1,751%.
Stamane, la Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni in calo, in un contesto di generale incertezza per l'esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, mentre continua a rivalutarsi lo yen al cambio con il dollaro: l'indice Nikkei ha segnato il minimo delle ultime 3 settimane con una variazione negativa dell'1,34% a quota 16.905.36. Ieri la Piazza asiatica era chiusa per festività. Sul fronte valutario lo yen prosegue la fase di apprezzamento sul dollaro, avvicinandosi sempre più a quota 103, da un valore di 105 registrato a inizio settimana. L'indice Pmi servizi giapponese di ottobre è intanto salito a 50,5 punti dai 48,2 del mese precedente: i dati di Markit riportano il Sol Levante nella fase di espansione dell'economia, rappresentata dalla soglia di 50 punti.
Il prezzo del petrolio resta sotto pressione: pesano le voci secondo cui l'Arabia Saudita avrebbe minacciato di aumentare la sua produzione se l'Iran non fermerà la sua a un tetto di 4 milioni di barili all'anno. Il Wti tratta in area 44,5 dollari al barile, il Brent è a quota 46 dollari. Il prezzo dell'oro mantiene invece i rialzi delle ultime settimane, portandosi sopra 1.300 dollari l'oncia per il metallo spot.