Economia

Listini positivi con il rimborso di Atene alla Bce. Dollaro forte, l'oro a picco

In Grecia riaprono le banche, ma restano i controlli sui capitali. Milano chiude a +1,1%: rivede i massimi dal 2009. Lo spread scende sotto 110 punti e poi si stabilizza in area 115. Crollo per le materie prime, colpite dal rafforzamento del dollaro e dalla crescita inferiore alle aspettative delle riserve cinesi

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MILANO - Atene ha rimborsato la Bce, la Banca centrale greca e il Fmi con 6,8 miliardi, mentre le banche greche riaprono i battenti dopo tre settimane, per quanto restino in piedi i limiti ai prelievi di contanti: per evitare la corsa agli sportelli restano attivi i controlli sui capitali, sebbene il limite di 60 euro di ritiro dai bancomat sia stato ampliato a 420 euro a settimana. Alexis Tsipras ha potuto affrontare la data odierna di pagamenti grazie al prestito ponte garantito dai partner europei, per oltre 7 miliardi di euro, ma gli analisti riconoscono che proprio il pagamento dovuto oggi alla Bce è stato determinante nell'abbattere le resistenze di Syriza e del premier greco all'accettazione di un accordo duro per il Paese: senza il rimborso di oggi, la Bce non avrebbe potuto continuare a supportare le banche greche e di lì al caos finanziario sarebbe bastato poco. Ora, l'attenzione politica già si sposta alla necessità di 'alleggerire' il debito, alla quale ha aperto anche Angela Merkel.

I mercati trattano con ottimismo dopo un periodo di forte volatilità legato all'evoluzione della partita greca, mentre sul fronte obbligazionario non si registrano particolari scossoni. Milano si conferma positiva e chiude in maglia rosa con un rialzo dell'1,12%, rivedendo quota 24mila punti e quindi i massimi dal 2009. Londra sale dello 0,2%, Francoforte dello 0,53% e Parigi dello 0,24%. Resta invece chiusa la Borsa di Atene. Andamento cauto per Wall Street: quando in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones e lo S&P500 salgono dello 0,5%, il Nasdaq rafforza ancora i livelli record con una crescita dello 0,3%.

E' soprattutto alle materie prime che oggi guardano gli investitori: le quotazioni dell'oro sui mercati asiatici sprofondano insieme alle altre commodity, sotto la pressione del rafforzamento del dollaro legato all'approssimarsi del taglio dei tassi da parte della Federal Reserve: oggi lo stesso Bullard ha detto che c'è oltre 50% di probabilità di rialzo del costo del denaro a settembre. Toccando i minimi da cinque anni, il lingotto ha trascinato l'indice Bloomberg delle materie prime ai minimi da 13 anni (le materie prime): l'oro spot è scivolato a 1.088 dollari l'oncia. A giocare contro il metallo prezioso è stata anche la notizia che la Banca centrale cinese ha reso noto che le proprie riserve auree ammontavano a 53,32 milioni di once troy, sì in aumento del 57% rispetto alla fine del 2009 ma sotto di circa la metà di quanto stimato dagli osservatori. Anche il petrolio procede in calo: alla chiusura dei mercati Ue, a New York le quotazioni segnano un calo di quasi un punto percentuale con il Wti in area 50 dollari al barile.

L'euro chiude sotto quota 1,09 dollari: la moneta unica tocca 1,0870 dollari, sui massimi di seduta, e quindi passa di mano a 1,0857, dopo aver aperto intorno a 1,0841 dollari. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi, passato anche sotto 110 punti base, nel finale di giornata risale in area 115 punti con il rendimento dei decennali all'1,9%. In Germania, nell'ambito di una giornata scarica, si registra che i prezzi alla produzione sono scesi a giugno dello 0,1% congiunturale e dell'1,4% tendenziale. Al netto dell'energia, i prezzi alla produzione sono cresciuti dello 0,1% su mese e scesi solo dello 0,2% su anno. Assenti dati di rilievo negli Usa, dove tengono banco le trimestrali: si attendono i conti di Morgan Stanley (l'agenda).

Nella mattinata non si sono avviate le contrattazioni alla Borsa di Tokyo, perché il mercato è rimasto chiuso per la festività dell'Ocean Day. Senza la guida giapponese, Shanghai, Hong Kong e Sidney trattano volatili: alla fine, l'indice Shanghai Composite sale dello 0,88%, l'indice Hang Seng chiude poco sotto la parità a -0,09% e lo S&P/Asx 200 sale dello 0,3%.