Economia

Listini cauti con le riforme greche. Sussidi per la disoccupazione Usa in picchiata

Tsipras incassa una quota di voti favorevoli superiore alle aspettative, riparte il lavoro della Troika per il terzo piano di salvataggio. Lo spread tra Btp e Bund in calo a 115 punti base. Banca Mondiale pessimista sull'andamento delle commodity, petrolio Wti sotto quota 50 dollari. Recupera Tokyo: +0,4%. Euro risale verso 1,1 dollari

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MILANO - La Grecia ha approvato il secondo pacchetto di riforme e il premier Alexis Tsipras ha incassato una fiducia superiore alle aspettative, limitando la presa dei 'ribelli' interni di Syriza e strappando il voto favorevole anche dell'ex ministro delle Finanze, ora sostenitore della linea intransigente, Yanis Varoufakis. Con questo passaggio, possono partire ufficialmente i negoziati e i lavori istruttori perché l'Esm, il meccanismo europeo di stabilità, insieme ai creditori (Ue, Bce e Fmi) possa lanciare il terzo piano di salvataggio, da oltre 80 miliardi. Questo significa anche che i funzionari internazionali torneranno ad Atene per valutare le riforme effettuate dal governo e il loro effettivo realizzo, con una riedizione della Troika che Tsipras aveva promesso di scongiurare a ogni costo.

La notizia fa piacere ai mercati, che a dire il vero già da qualche giorno scontano la 'normalizzazione' - se così si può chiamare - della situazione greca e sono tornati a preoccuparsi del rialzo dei tassi Fed (ormai probabile per oltre il 50% a settembre, secondo Bloomberg) e al calo delle materie prime. Su queste ultime resta una grande pressione, alimentata anche dal report rilasciato ieri dalla Banca Mondiale secondo la quale sarà di nuovo un brutto anno per le materie prime: i prezzi dei carburanti (greggio, gas naturale e carbone) sono visti in calo del 39% sul 2014, quelli di metalli e fertilizzanti del 12%.

I listini Ue chiudono così senza grandi scossoni: Milano - dopo una giornata positiva - chiude in calo dello 0,2%, Londra arretra dello 0,18%, Parigi riesce ad avanzare dello 0,08% mentre Francoforte segna un rosso dello 0,07%. A Piazza Affari si registrano i conti di St, in linea con le attese: ricavi per 1,76 miliardi di dollari e utili per 35 milioni. Lo spread Btp-Bund si stabilizza a 115 punti base, poco sotto i livelli della chiusura di ieri: il rendimento del Btp decennale è all'1,9%. Negativa Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,67%, il Nasdaq lo 0,49% e l'indice S&P500 lo 0,57%.

Gli investitori incassano i dati Istat sulla bilancia commerciale extra Ue, che ha segnato a giugno un avanzo commerciale di 2,3 miliardi. Dalla Gran Bretagna si registra l'inatteso calo delle vendite al dettaglio di giugno (-0,2% mensile), mentre la fiducia dei consumatori nell'Eurozona ha visto un calo dell'indice di luglio a quota -7,1. In Spagna la disoccupazione è scesa ai minimi da quasi quattro anni: nel secondo trimestre il tasso è calato al 22,37% dal 23,78% del trimestre precedente come non accadeva dal terzo trimestre del 2011. Negli Usa, le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione si sono ridotte di 26mila unità a quota 255mila, il livello più basso da novembre 1973 e ben oltre le attese degli analisti, che scommettevano su quota 278.000. L'indice della Fed di Chicago di giugno sale a +0,08 punti, il superindice economico è salito oltre le attese dello 0,6%. L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,09 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,0984 dollari e 136,18 yen (le valute).

Lieve ripresa anche per le quotazioni del prezzo dell'oro, che hanno recentemente visto i minimi da cinque anni, grazie anche alla pausa nella corsa del dollaro: al termine delle contrattazioni Ue, il metallo giallo tratta sopra quota 1.090 dollari l'oncia, dopo il calo dei giorni scorsi causato da una serie concomitante di fattori. Gli analisti oscillano fra uno scenario ribassista che potrebbe portare a un calo del prezzo a 800 dollari e uno di ripresa. Il petrolio resta debole sotto i 50 dollari al barile, ma nelle contrattazioni a New York risale comunque di una frazione di punto percentuale. Nelle ultime sei settimane le quotazioni hanno ceduto il 20% a seguito del perdurare della sovrapproduzione (le materie prime).

La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,44% grazie al recupero del biglietto verde verso lo yen e ai dati straordinari sulle presenze turistiche in Giappone nel primo semestre. L'indice Nikkei ha guadagnato lo 0,44% a 20.683,95 punti, malgrado il deficit commerciale di giugno e il calo di Wall Street. L'indice Topix ha guadagnato lo 0,57% (+9,51 punti) a 1.664,88. La seduta è stata molto dinamica con 1,84 miliardi scambiati sul primo mercato. Dal fronte macro, infatti, la bilancia commerciale giapponese ha visto, in giugno, le esportazioni aumentare del 9,5% tendenziale, al di sotto delle attese, ma comunque al ritmo più sostenuto da cinque mesi, e l'import diminuire del 2,9%: il risultato è stato un deficit di 69 miliardi di yen (mentre era atteso un surplus), comunque in calo rispetto al disavanzo di maggio a 217,2 miliardi. Il recupero è andato in scena anche sugli altri listini dell'Est, a cominciare da Shanghai (+2,5%) e Hong Kong (+0,5%).