Economia

Le materie prime zavorrano le Borse. Ancora vendite ad Atene

Il listino greco non riesce a rimbalzare dopo il -16% della vigilia e si muove in rosso. Deludono i dati in arrivo da Usa e Cina: gli investitori temono una frenata dalla ripresa economia globale. Il rallentamento della domanda cinese mette pressione ai prezzi del petrolio: l'ex impero celeste, infatti, è il secondo consumatore mondiale di greggio. Stabile lo spread, in calo il rendimento dei Btp. Prove di rimbalzo per Twitter dopo il crollo

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MILANO - Seduta in altalena per i mercati del Vecchio continente tenuti sotto pressione dai titoli legati alle materie prime e, in particolare, al petrolio e dalla crisi greca: mentre proseguono le trattative tra Atene e la troika per il via libera entro il 20 agosto al nuovo piano di aiuti da 86 miliardi, il listino ellenico prosegue la sua caduta a picco e non riesce a rimbalzare neppure dopo il -16% della vigilia. La Borsa di Atene affonda in avvio perdendo oltre il 4% per poi chiudere a -1,2%.

Sugli altri listini si aggiungono le preoccupazioni per il calo del prezzo del greggio e la bassa domanda della Cina: in una giornata priva di eventi macroeconomici di rilievo, gli investitori restano condizionati dall'insieme di dati arrivati da Pechino e dagli Stati Uniti che hanno riacceso le preoccupazioni sull'andamento dell'economia globale. L'attività manifatturiera cinese a luglio è scesa sui minimi di due anni andando a offuscare l'outlook del secondo maggiore consumatore al mondo di petrolio. Nello stesso mese, l'Ism manifatturiero in Usa è calato più delle stime. Ciò non fa altro che alimentare il dibattito sulla tempistica con cui la Federal Reserve alzerà i tassi di interesse per la prima volta dal 2006. A questo punto sarà cruciale la lettura dei dati sull'occupazione americana luglio che verranno diffusi venerdì prossimo (l'agenda dei mercati). 

Dopo una mattinata in altalena, Londra chiude in calo dello 0,1%, Francoforte recupera lo 0,1%, mentre Milano chiude in calo dell'1,02% e Parigi cede lo 0,16%. L'euro è chiude debole sotto quota 1,10 dollari: la moneta unica è scambiata a 1,0960 dollari. Prosegue, intanto la luna di miele tra l'Italia e gli investitori internazionali con il rendimento dei Btp decennali che scende all'1,76% sui minimi da maggio (gli omologhi Bonos spagnoli vengono scambiati a un tasso dell'1,93% dopo aver reso a lungo meno dei titoli italiani) con lo spread verso i Bund tedeschi in lieve calo in area 112 punti base. A Wall Street, quando chiudono i mercati europei, il Dow Jones cede lo 0,1% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq arretra dello 0,2%. Sotto i riflettori Twitter dopo il crollo della vigilia: il titolo del sito di microblogging scambia in rialzo dello 0,7%.

L'Ocse, intanto, ha rilevato che a giugno il tasso di inflazione nell'area è rimasto fermo allo 0,6% su base annuale rispetto a maggio. La crescita tendenziale dei prezzi al consumo in Italia aumenta leggermente dallo 0,1% allo 0,2%, mentre nell'Eurozona passa dallo 0,2% allo 0,3%. Stabile il tasso di inflazione in Francia allo 0,3% e in frenata in Germania dove si riduce da +0,7% a +0,3%. In Spagna, intanto, la disoccupazione a luglio è scesa per il sesto mese consecutivo pur rimanendo i senza lavoro 4,05 milioni.

S'interrompe lo sgonfiamento della bolla speculativa a Shanghai. La borsa principale cinese avanza dell'1,8%, dopo aver perso circa il 30% da giugno, invertendo il precedente trend al rialzo. A puntellare i listini cinesi sono i limiti posti alle short selling, le vendite a breve. I principali broker hanno temporaneamente bloccato i loro servizi di short selling. Anche la Csrc, la Consob cinese ha dichiarato guerra a quelle che definisce le "maligne" vendite a breve e posto sotto esame le strategie di trading automatico degli hedge fund, utilizzate per trarre profitto dalla volatilità dei mercati. Ieri ha congelato le contrattazioni dell'hedge fund Usa Citadel, sospendo per la prima volta una società straniera. La Borsa di Tokyo, invece, resta debole con il Nikkei che arretra dello 0,14%.

Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio è in rialzo, dopo essere sceso ieri di oltre il 5%, ma gli analisti si aspettano nuovi cali: i future sul Light crude Wti avanzano di 32 cent a 45,49 dollari, mentre quelli sul Brent restano sotto quota 50, in rialzo di 17 cent a 49,69 dollari al barile. Prosegue, invece, il calo delle quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,5% e viene scambiato a 1.081 dollari l'oncia.