Economia

Volatilità padrona: Borse Ue deboli, Shanghai ancora in ribasso

(reuters)
Le decisioni della Banca centrale cinese non riescono a fermare le vendite della Borsa che chiude in calo dell'1,3% dopo una seduta sulle montagne russe. Milano alla fine perde lo 0,8%, mentre Tokyo è risalita del 3,2% con il maggior balzo dall'ottobre 2014. Wall Street vola. Bene gli ordini di beni durevoli Usa
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MILANO - Volatilità padrona sui mercati azionari, che avanzano in ordine sparso e in molti casi invertendo la rotta con repentini cambi di segno, tra il più e il meno. Pesano le incertezze sulle intenzioni della Fed sul rialzo del costo del denaro e la debacle della Borsa cinese che non si risolleva nemmeno con il taglio dei tassi. Shanghai ha provato a rialzare la testa dopo le turbolenze devastanti delle ultime due sedute, ma alla fine ha chiuso ancora in rosso dell'1,3%. Il taglio dei tassi e delle riserve obbligatorie che le banche devono detenere, deciso dalla Banca centrale cinese per aumentare la liquidità a sostegno dei corsi azionari, non è riuscito dunque a convincere gli investitori e la volatilità ha continuato a giocare la parte del leone. I mercati europei sono rimasti volatili, mentre le autorità di Pechino hanno aperto un'indagine su cinque broker per verificare il loro operato. Milano, dopo un passaggio in positivo, alla fine è tornata a cedere chiudendo in calo dello 0,81% sotto 21.500 punti. Francoforte ha perso l'1,21%, Parigi l'1,4%, Londra l'1,69%. Sul listino milanese si mette in evidenza Saipem, dopo l'annuncio di Schlumberger che rileverà Cameron per 14,8 miliardi di dollari. Ieri, il paniere Euro Stoxx 600 - rappresentativo del Vecchio continente - aveva recuperato il 4,2%, mentre oggi è scivolato di un punto e mezzo.

Per contrastare la volatilità, per il terzo giorno di fila il New York Stock Exchange ha invocato la rule 48, che consente di non disseminare i prezzi in vista dell'apertura delle contrattazioni. La scelta ha facilitato gli scambi e Wall Street vola: il Dow Jones sale del 3,96%, il Nasdaq avanza del 4,24% mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso del 3,90%. Il governatore di New York, William Dudley, ha riconosciuto che gli eventi internazionali degli ultimi giorni hanno "alimentato i rischi al ribasso" e che a questo punto "il rialzo dei tassi a settembre è meno convincente".

Chi ha strappato un convinto rimbalzo, dopo il bagno di sangue delle prime due sedute della settimana, è stata la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in rialzo del 3,2%. L'intervento della Banca centrale cinese ha permesso al Nikkei, dopo sei sedute negative consecutive, di tornare a 18,376.83 punti, registrando la maggior crescita percentuale dal 31 ottobre 2014. Nel corso delle sei precedenti sedute l'indice ha lasciato sul terreno 2.800 punti, una correzione del 13%. Nel resto dell'Asia-Pacifico, chiude in rosso Hong Kong (-1,52%), ieri in rialzo. Positive Taiwan (+0,52%), Seul (+2,57%) e Sidney (+0,69%), che già ieri avevano invertito la rotta.
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L'euro chiude in calo a 1,1423 dollari e 136,06 yen ma si allontana dai minimi di giornata sulla scia alle dichiarazioni di Dudley. Nonostante l'allentarsi delle tensioni sui mercati, lo yen continua a rafforzarsi e avanza a quota 119,09 rispetto al biglietto verde. Lo spread tra Btp e Bund è sostanzialmente stabile. Il differenziale tra il titolo italiano (che ha un rendimento poco sotto all'1,9%) e quello tedesco è in zona 125 punti base. Il Tesoro ha piazzato in asta Ctz a due anni per 3 miliardi, con una buona domanda (4,693 miliardi) e un rapporto di copertura, dunque, pari a 1,56. La prima tranche dei Ctz è stata collocata con un rendimento lordo dello 0,166%, in flessione di 4 punti base sull'asta precedente del 26 giugno. L'Ocse, intanto, ha certificato una leggera franata del Pil, che si è attestato a +0,4% nel secondo trimestre rispetto al +0,5% del primo trimestre. Anche in Italia il Pil rallenta a +0,2% nel secondo trimestre, in lieve peggioramento rispetto al +0,3% dei primi tre mesi.

Negli Stati Uniti, si registrano i dati in rialzo positivi degli ordini di beni durevoli: a luglio hanno registrato una crescita del 2%, facendo nettamente meglio delle attese, che erano per un limitato rialzo dello 0,1%. Il dato, esclusi gli ordini al settore trasporti, è salito dello 0,6%, mentre ex difesa dell'1%. E' stata rivista al rialzo la stima di giugno al +4,1% dalla lettura iniziale del +3,4%. Quanto ai nuovi mutui, la domanda settimanale è salita dello 0,2%.

Le scorte di petrolio negli Usa hanno segnato una flessione forte e inattesa: calo di 5,45 milioni di barili a quota 450,6 milioni di barili. Nonostante le notizie, il Wti resta debole in area 39 dollari al barile e anche il Brent gira in rosso in area 43 dollari. Segno meno per l'oro, che cede un punto percentuale e mezzo in area 1.118,5 dollari l'oncia.