Economia

Cina, nuovi segnali di rallentamento. Le Borse Ue in rialzo con la Germania

Sia le importazioni che le esportazioni del colosso asiatico sono calate sensibilmente ad agosto. Come accaduto ieri, i listini Ue tengono alle brutte notizie e chiudono in recupero. Eurostat rivede al rialzo il Pil del secondo trimestre. Giova agli scambi la forte bilancia commerciale tedesca, insieme al rimbalzo di Shanghai del 3%. Male invece Tokyo (-2,4%) che sconta anche il segno negativo del Pil nel secondo trimestre: -0,3%. Calano il petrolio e l'oro

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MILANO - L'export cinese rallenta e preoccupa di nuovo gli investitori sulla situazione economica globale. Quella che viene riconosciuta come la 'fabbrica del mondo' trova meno canali di sbocco verso i partner occidentali, che ad eccezione degli Stati Uniti vivono una fragilissima ripresa: le esportazioni cinesi sono calate del 6,1% su base annua ad agosto. Di contro, il netto calo delle importazioni (-14,3%) dimostra che lo stesso motore della seconda economia globale si è inceppato: si tratta dell'ennesimo segnale di rallentamento del colosso asiatico, che proprio ieri ha rivisto al ribasso l'andamento del Pil del 2014. I mercati europei, come accaduto ieri, si confermano in buon rialzo nonostante i dati negativi provenienti da Oriente: a fine seduta Milano si conferma in rialzo dell'1,48%, Francoforte sale dell'1,61%, Parigi segue a +1,07% e Londra a +1,18%. Wall Street, alla riapertura dopo il Labor Day, segna un rialzo convinto: l'indice Dow Jones è cresciuto del 2,42% fino a 16.492,02 punti, l'indice Nasdaq del 2,73% a 4.811,93 punti, l'S&P500 del 2,51% a 1.969,39 punti.

A giovare agli scambi europei ha contribuito la buona lena di Shanghai, che dopo una giornata volatile ha recuperato nel finale il 2,9%. Secondo un'analisi di Goldman Sachs, Pechino avrebbe speso ben 236 miliardi di dollari per arginare la fuga di capitali dai suoi listini. Male invece la Borsa di Tokyo, che in mattinata ha perso il 2,43%, azzerando i guadagni realizzati in tutto il 2015. L'indice Nikkei dei titoli guida ha terminato le contrattazioni termina a 17.427,08 punti, sotto il livello segnato a fine dicembre e ai minimi dallo scorso mese di febbraio. Oltre agli scambi commerciali cinesi, anche il dato sul Pil giapponese, tornato negativo nel secondo trimestre con una contrazione dello 0,3% dopo l'incremento registrato nel primo periodo, ha pesato sugli scambi. Il dato è stato comunque rivisto al rialzo rispetto al -0,4% della prima lettura e delle stime degli analisti, ma ciò non è bastato agli investitori per recuperare ottimismo. In deciso recupero anche Hong Kong (+3,28%) e Sydney (+1,7%), dove il settore delle materie prime appare in ripresa sull'onda delle trattative di fusione tra Woodside Petroleum e Oil Search.

A sostenere l'andamento dei listini in Europa contribuisce pure il nuovo balzo della bilancia commerciale tedesca: a luglio ha registrato un surplus destagionalizzato di 22,8 miliardi secondo i dati diffusi dall'Ufficio federale di statistica. Rispetto a giugno le esportazioni sono aumentate del 2,4% a 103,4 miliardi, mentre le importazioni del 2,2% a 80,6 miliardi. I due valori sono "i più elevati mai registrati per un solo mese" nota nel comunicato l'Ufficio federale di statistica. Significa che, nonostante tutte le criticità a livello internazionale, la locomotiva Ue è in buona salute; resta però l'apprensione per quanto accaduto nei mesi successivi, con il crollo della Cina che potrebbe aver impattato sulle imprese tedesche, grandi esportatrici nel colosso asiatico.

Segnali positivi da Eurostat che sua seconda stima sull'Eurozona ha rivisto al rialzo il dato sul Pil del secondo trimestre 2015 pubblicato il 14 agosto: quello della zona euro sale da +0,3% a +0,4%, quello dell'Italia da +0,2% a +0,3%. Nel primo trimestre il Pil dell'Ue-19 era stato di +0,5% e quello italiano di +0,4%. Tra gli incrementi maggiori Lettonia (+1,2%), Malta (+1,1%), Spagna (+1%), Grecia (+0,9%), Slovacchia (+0,8%). Francia al palo, in Germania su di +0,4%. Si apprezza l'euro nei confronti del dollaro sui mercati asiatici: la valuta europea torna in area 1,12 dollari. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in calo a 115 punti base, con il rendimento dei decennali italiani all'1,85% circa.

La cautela e la volatilità sui listini restano alte, soprattutto in vista della riunione della Fed del 16 e 17 settembre prossimi. L'eventuale decisione di alzare i tassi (per la prima volta dal 2006) non spiazzerebbe a questo punto i mercati in maniera eccessiva. Secondo l'analisi dei Fed Funds, che anticipano la possibilità di movimenti di politica monetaria, il mercato prezza un 30% di possibilità di una mossa fin da settembre, mentre si sale al 58% entro fine anno.

Il rallentamento del commercio estero cinese pesa sui prezzi del petrolio, che tratta in calo a New York: alla chiusura dei mercati Ue il Wti si riporta in area 45 dollari al barile (-2%). Il prezzo dell'oro resta sui minimi delle ultime tre settimane: il metallo prezioso è stabile in area 1.120 dollari l'oncia.