MILANO - Non le turbolenze finanziarie provenienti dalla Cina, non la possibile stretta alla politica monetaria Usa, non la difficile ripresa che probabilmente porterà Mario Draghi a nuovi interventi dalla Bce: secondo l'agenzia di rating Standard&Poor's il maggior rischio al ribasso per i giudizi sul debito pubblico Ue vengono dalla crisi dei rifugiati. Non si tratta di valutazioni strettamente 'finanziarie': l'impatto della crisi umanitaria, pur enorme economicamente, non è tale da pregiudicare il giudizio sulla capacità degli Stati di ripagare il debito. Anzi, nel medio-lungo periodo molti economisti si aspettano impatti positivi dal flusso di nuovi lavoratori. "La maggiore incertezza", scrivono gli analisti, "riguarda la capacità dell'Europa di trovare soluzioni cooperative a questa sfida che riguarda l'interno continente". Insomma, come accadde quando per mesi si discusse di eurobond o meno, ancora una volta la compattezza di Bruxelles è ciò contro cui puntano il dito gli osservatori internazionali.
I risvolti economici, come accennato, per S&P potrebbero essere positivi perché andranno a mitigare i trend demografici che penalizzano il futuro delle maggiori economie continentali. Anche se, aggiunge l'agenzia, "l'influsso (di rifugiati) non risolverà i problemi di sostenibilità futura dei sistemi pensionistici e della sanità". Il caso della Germania (che spenderà almeno 6 miliardi per l'accoglienza, lo 0,2% del Pil), è ritenuto paradigmatico e altrove non si vedono spese più ingenti rispetto alla struttura economica dei Paesi in questione.
Ma quel che teme maggiormente l'analista Moritz Kraemer è che il mero interesse nazionale costituisca ancora un ostacolo sufficientemente alto da impedire il raggiungimento di una risposta collettiva al problema. "Ciò potrebbe essere rilevante in futuro per i rating sovrani Ue, nelle prossime crisi finanziarie. La risposta al problema dei rifugiati potrebbe estendere il seguito di partiti populisti se non addirittura xenofobi", che distoglierebbero l'attenzione dall'attuazione dell'agenda di riforme fiscali ed economiche. In pratica, per S&P gli attuali governi potrebbero essere distratti da un'ascesa di partiti d'opposizione popoluista, vedendosi costretti a distogliere le energie dal risanamento delle finanze pubbliche o dallo sforzo per accelerare la crescita.
I risvolti economici, come accennato, per S&P potrebbero essere positivi perché andranno a mitigare i trend demografici che penalizzano il futuro delle maggiori economie continentali. Anche se, aggiunge l'agenzia, "l'influsso (di rifugiati) non risolverà i problemi di sostenibilità futura dei sistemi pensionistici e della sanità". Il caso della Germania (che spenderà almeno 6 miliardi per l'accoglienza, lo 0,2% del Pil), è ritenuto paradigmatico e altrove non si vedono spese più ingenti rispetto alla struttura economica dei Paesi in questione.
Ma quel che teme maggiormente l'analista Moritz Kraemer è che il mero interesse nazionale costituisca ancora un ostacolo sufficientemente alto da impedire il raggiungimento di una risposta collettiva al problema. "Ciò potrebbe essere rilevante in futuro per i rating sovrani Ue, nelle prossime crisi finanziarie. La risposta al problema dei rifugiati potrebbe estendere il seguito di partiti populisti se non addirittura xenofobi", che distoglierebbero l'attenzione dall'attuazione dell'agenda di riforme fiscali ed economiche. In pratica, per S&P gli attuali governi potrebbero essere distratti da un'ascesa di partiti d'opposizione popoluista, vedendosi costretti a distogliere le energie dal risanamento delle finanze pubbliche o dallo sforzo per accelerare la crescita.