La Cina minaccia la ripresa dei prezzi. Berlino taglia la crescita, Borse in calo
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDIRallenta oltre le attese l'andamento dell'inflazione nel Paese asiatico, diffondendo i timori per un ritorno alla deflazione. Segnali di frenata anche nell'Eurozona, dove la produzione industriale segna il passo. Il rialzo dei tassi Fed sembra sempre più lontano e l'euro torna a rafforzarsi sopra 1,14 sul dollaro
MILANO - La Cina rappresenta la principale minaccia alla lotta alla deflazione e i mercati temono che la situazione economica del Paese asiatico comprometta la ripresa globale. A suscitare nuovamente questi pensieri, con la seguente tendenza a vendere azioni, sono stati i dati sul rallentamento dei prezzi, giunti al 43esimo mese di calo consecutivo. Solo pochi giorni fa era emerso un tracollo delle importazioni, chiaro sintomo di rallentamento della produzione. A settembre, secondo l'ufficio di statistica di Pechino, i prezzi sono cresciuti dell'1,6% rispetto allo stesso mese del 2014, meno del +2% registrato ad agosto e sotto le attese del mercato che stimavano un +1,8%. Su base mensile, l'inflazione è stata pari allo 0,1%.
Anche nel Vecchio continente l'agenda macroeconomica registra i dati sull'inflazione nelle principali economie, con altrettanti segnali di rallentamento. In Francia, i prezzi di settembre sono scesi dello 0,4% su agosto (quando erano cr…
Anche nel Vecchio continente l'agenda macroeconomica registra i dati sull'inflazione nelle principali economie, con altrettanti segnali di rallentamento. In Francia, i prezzi di settembre sono scesi dello 0,4% su agosto (quando erano cr…
MILANO - La Cina rappresenta la principale minaccia alla lotta alla deflazione e i mercati temono che la situazione economica del Paese asiatico comprometta la ripresa globale. A suscitare nuovamente questi pensieri, con la seguente tendenza a vendere azioni, sono stati i dati sul rallentamento dei prezzi, giunti al 43esimo mese di calo consecutivo. Solo pochi giorni fa era emerso un tracollo delle importazioni, chiaro sintomo di rallentamento della produzione. A settembre, secondo l'ufficio di statistica di Pechino, i prezzi sono cresciuti dell'1,6% rispetto allo stesso mese del 2014, meno del +2% registrato ad agosto e sotto le attese del mercato che stimavano un +1,8%. Su base mensile, l'inflazione è stata pari allo 0,1%.
Anche nel Vecchio continente l'agenda macroeconomica registra i dati sull'inflazione nelle principali economie, con altrettanti segnali di rallentamento. In Francia, i prezzi di settembre sono scesi dello 0,4% su agosto (quando erano cresciuti dello 0,3%), in linea con le attese del mercato. In Spagna è stato confermato il -0,9% annuo del dato preliminare. L'Istat ha rivisto al ribasso per l'Italia la dinamica dei prezzi con un -0,4% mensile e un +0,2% annuo. La disoccupazione in Gran Bretagna, nel trimestre concluso ad agosto, è scesa al 5,4% rispetto al 5,5% del trimestre chiuso a luglio (-79 mila disoccupati): è il livello più basso dal 2008. A livello di Eurozona si guarda all'andamento della produzione industriale: ad agosto è scesa dello 0,5%, mentre nell'Unione a 28 dello 0,3%. Su base annua la produzione è salita dello 0,9% nell'area euro e dell'1,9% nell'Ue. L'Ocse ha censito per l'Italia un aumento del tasso di occupazione al 56,2% nel secondo trimestre (l'area è al 66,1%), mentre la Germania ha tagliato la stima di crescita del Pil 2015 all'1,7%, dal precedente +1,8%. Negli Usa le vendite al dettaglio di settembre segnano un +0,1% che delude le attese; le scorte di magazzino sono rimaste invariate lo scorso agosto, mentre gli analisti si aspettavano che crescessero dello 0,1%. In serata, infine, la Fed pubblica il beige book sullo stato dell'economia americana, dal quale magari filtreranno indicazioni sul possibile rialzo del costo del denaro.
In questo contesto, i listini Ue hanno chiuso in ribasso per il terzo giorno consecutivo: Milano ha ceduto lo 0,95%, Francoforte l'1,17%, Londra l'1,15% e Parigi lo 0,74%. Tra i titoli di Piazza Affari si segnala Pirelli: ha aderito l'87% del capitale all'Opa, ora servirà una finestra ulteriore per superare il 90% e avviare il delisting. E se Pirelli se ne va, arriva Poste Italiane, che in due giorni avrebbe già coperto l'offerta lanciata dal Tesoro e pari al 38,2% del capitale. Servirà, invece, più tempo al Gambero Rosso, che ha esteso i termini del collocamento da oggi al 6 novembre. Alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones perde lo 0,5%, lo S&P500 cede lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,2%. Male i conti di Jp Morgan, che ha deluso le attese, mentre BofA e Wells Fargo fanno meglio.
L'euro ha trattato in rialzo sul dollaro: la moneta unica torna sopra 1,14 dollari, sui massimi toccati ieri dopo tre settimane. Lo spread tra il Btp e il Bund a dieci anni si attesta a 108 punti con un rendimento all'1,63%. Bankitalia ha tracciato il calo del debito pubblico in agosto.
Già sulla Borsa di Tokyo la giornata di scambi era terminata in terreno fortemente negativo: complice la chiusura debole dei listini americani, il Nikkei è arretrato dell'1,89% a 17.891 punti. In Giappone, l'indice dei prezzi alla produzione ha registrato a settembre una contrazione del 3,9% su base annua dal precedente -3,6%, mentre su base mensile il dato ha evidenziato un calo dello 0,5% dal -0,6% della passata rilevazione. Le attese erano per una contrazione del 3,9% su base annua e dello 0,4% su base mensile. Calo sul finale anche per Shanghai, con un ribasso dello 0,93%.
Quanto infine alle materie prime, il petrolio è in leggera flessione a 46,3 dollari e risente del rapporto dell'Aie, secondo il quale le forniture eccessive sui mercati sono destinate a continuare anche l'anno prossimo. L'oro sale ai massimi da inizio luglio a 1.177 dollari l'oncia.
Anche nel Vecchio continente l'agenda macroeconomica registra i dati sull'inflazione nelle principali economie, con altrettanti segnali di rallentamento. In Francia, i prezzi di settembre sono scesi dello 0,4% su agosto (quando erano cresciuti dello 0,3%), in linea con le attese del mercato. In Spagna è stato confermato il -0,9% annuo del dato preliminare. L'Istat ha rivisto al ribasso per l'Italia la dinamica dei prezzi con un -0,4% mensile e un +0,2% annuo. La disoccupazione in Gran Bretagna, nel trimestre concluso ad agosto, è scesa al 5,4% rispetto al 5,5% del trimestre chiuso a luglio (-79 mila disoccupati): è il livello più basso dal 2008. A livello di Eurozona si guarda all'andamento della produzione industriale: ad agosto è scesa dello 0,5%, mentre nell'Unione a 28 dello 0,3%. Su base annua la produzione è salita dello 0,9% nell'area euro e dell'1,9% nell'Ue. L'Ocse ha censito per l'Italia un aumento del tasso di occupazione al 56,2% nel secondo trimestre (l'area è al 66,1%), mentre la Germania ha tagliato la stima di crescita del Pil 2015 all'1,7%, dal precedente +1,8%. Negli Usa le vendite al dettaglio di settembre segnano un +0,1% che delude le attese; le scorte di magazzino sono rimaste invariate lo scorso agosto, mentre gli analisti si aspettavano che crescessero dello 0,1%. In serata, infine, la Fed pubblica il beige book sullo stato dell'economia americana, dal quale magari filtreranno indicazioni sul possibile rialzo del costo del denaro.
In questo contesto, i listini Ue hanno chiuso in ribasso per il terzo giorno consecutivo: Milano ha ceduto lo 0,95%, Francoforte l'1,17%, Londra l'1,15% e Parigi lo 0,74%. Tra i titoli di Piazza Affari si segnala Pirelli: ha aderito l'87% del capitale all'Opa, ora servirà una finestra ulteriore per superare il 90% e avviare il delisting. E se Pirelli se ne va, arriva Poste Italiane, che in due giorni avrebbe già coperto l'offerta lanciata dal Tesoro e pari al 38,2% del capitale. Servirà, invece, più tempo al Gambero Rosso, che ha esteso i termini del collocamento da oggi al 6 novembre. Alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones perde lo 0,5%, lo S&P500 cede lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,2%. Male i conti di Jp Morgan, che ha deluso le attese, mentre BofA e Wells Fargo fanno meglio.
L'euro ha trattato in rialzo sul dollaro: la moneta unica torna sopra 1,14 dollari, sui massimi toccati ieri dopo tre settimane. Lo spread tra il Btp e il Bund a dieci anni si attesta a 108 punti con un rendimento all'1,63%. Bankitalia ha tracciato il calo del debito pubblico in agosto.
Già sulla Borsa di Tokyo la giornata di scambi era terminata in terreno fortemente negativo: complice la chiusura debole dei listini americani, il Nikkei è arretrato dell'1,89% a 17.891 punti. In Giappone, l'indice dei prezzi alla produzione ha registrato a settembre una contrazione del 3,9% su base annua dal precedente -3,6%, mentre su base mensile il dato ha evidenziato un calo dello 0,5% dal -0,6% della passata rilevazione. Le attese erano per una contrazione del 3,9% su base annua e dello 0,4% su base mensile. Calo sul finale anche per Shanghai, con un ribasso dello 0,93%.
Quanto infine alle materie prime, il petrolio è in leggera flessione a 46,3 dollari e risente del rapporto dell'Aie, secondo il quale le forniture eccessive sui mercati sono destinate a continuare anche l'anno prossimo. L'oro sale ai massimi da inizio luglio a 1.177 dollari l'oncia.