Economia

Borse, bene Milano: +1,5%. Moody's promuove le banche italiane

(afp)
Gli investitori sono convinti che a dicembre arriverà il primo rialzo dei tassi Usa, ma i dati macroeconomici restano preoccupanti. Rallenta l'inflazione in Cina e la Francia non cresce. In calo l'euro contro il dollaro, stabili spread e Btp
3 minuti di lettura
MILANO - Le Borse europee faticano a rimbalzare dopo lo scivolone della vigilia, con l'eccezione di Piazza Affari che chiude ratta in netto rialzo. Gli investitori si avviano verso una chiusura d'anno improntata al nervosismo e alla volatilità: per gli addetti il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre è empre più probabile, specialmente dopo l'ottimo rapporto sull'occupazione di ottobre diffuso venerdì scorso. Le incognite sono piuttosto legate alla congiutura globale: ieri l'Ocse ha tagliato le stime di crescita mondiale, oggi è arrivato l'allarme di Moody's che mette l'accento sulla debolezza della Cina e degli emergenti.

Se Moody's guarda con preoccupazione a oriente, in Italia, invece, ha previsioni ottimistiche. L'agenzia di rating, infatti, migliora l'outlook sul sistema bancario italiano da negativo a stabile. Una decisione, spiega, che "riflette la previsione di una riduzione dei prestiti problematici e il ritorno a una modesta redditività nel 2015-2016". A livello operativo la situazione resta piena di sfide, spiega l'agenzia di rating. Ma, aggiunge, "ci attendiamo che il miglioramento delle prospettive economiche del Paese ridurranno il livello degli accantonamenti sui prestiti nei prossimo 12-18 mesi".

Anche i processi di fusioni tra le banche popolari, e in capo ad alcune banche più deboli, "dovrebbero accrescere le possibilità di tagliare ulteriormente i costi operativi nel 2016". Un ulteriore sollievo potrebbe arrivare, dal lato dei prestiti deteriorati, se l'Italia dovesse raggiungere un accordo con la Commissione Europea sulla questione della cosiddetta bad bank, osserva l'agenzia di rating.

Il rapporto di Moody's sottolinea poi come le "condizioni di raccolta rimangano buone per le banche italiane e la loro capitalizzazione probabilmente adeguata, mentre resta limitate le capacità di generazione interna di patrimonio". La decisione di portare l'outlook da negativo a stabile considera anche il recepimento della direttive Ue sulla crisi bancarie (brdd e meccanismo unico di risoluzione).

Per quanto riguarda i mercati esteri, ad alimentare le incertezze sono poi i dati macroeconomici in arrivo da tutto il pianeta. In Cina si registra la brusca frenata dell'inflazione a ottobre: secondo i dati ufficiali, il rialzo dei prezzi al consumo ad ottobre è stato pari all'1,3% sull'anno contro il +1,6% di settembre e il 2% registrato in agosto. Il dato è inferiore alle stime degli analisti (1,5%) ed è il livello minimo di inflazione dallo scorso mese di maggio. In Francia, invece, la produzione industriale ha registrato a settembre una crescita minima mensile dello 0,1 per cento (l'agenda dei mercati). Migliori i dati dall'Italia, con la produzione in rialzo dell'1,7% a settembre, anche se resta il dato negativo sull'erogazione di prestiti da parte delle banche. Secondo i future sui Fed Funds, usati dai trader per fare scommesse sulla politica monetaria della banca centrale americana, le probabilità di una stretta sono comunque salite al 72%. Proprio negli Usa, i prezzi alle importazioni sono calati in ottobre dello 0,5% rispetto al mese precedente risentendo della forza del dollaro, di prezzi del greggio ancora su bassi livelli e della debole crescita nei paesi Bric.

A Milano Piazza Affari si rafforza sul finale e chiude in rialzo dell'1,52%, mentre gli altri mercati terminano deboli: Londra cede lo 0,32%, Parigi sale dello 0,02% e Francoforte dello 0,16%. Riduce le perdite Lisbona (-0,5%) appesantita dai rischi per il nuovo governo, incapace di trovare stabilità. L'euro chiude la sua corsa sotto a 1,07 dollari, dopo aver toccato il nuovo minimo da aprile. Il calo è legato alle attese di un'estensione del programma di Qantitative easing della Bce e all'aspettativa di un rialzo dei tassi Usa a dicembre. La moneta europea passa di mano a 1,0695 dollari, dopo un minimo dalla fine di aprile di 1,0673 dollari e a 131,84 sullo yen. Il biglietto verde invece si attesta a 123,25 sullo yen. Lo spread si attesta poco sopra 105 punti base, con il rendimento dei Btp decennalio all'1,7%. In altalena Wall Street. Il Dow Jones va su dello 0,17% a 17.759,74 punti, il Nasdaq scende dello 0,24% a 5.083,25 punti;  lo S&P 500 avanza dello 0,2% a 2.082 punti.

In mattinata, seduta debole per le Borse asiatiche dopo le previsioni di Moody's sulla crescita globale, attesa fiacca nei prossimi due anni a causa del rallentamento di Cina e Paesi emergenti. Il dato sull'inflazione cinese ad ottobre (+1,3% contro l'1,5% atteso) fa inoltre temere un indebolimento della domanda. Hong Kong cede l'1,5%, Shanghai ha perso lo 0,2%, Seul l'1,4% e Sydney lo 0,4% mentre tiene Tokyo (+0,1%).

Tra le materie prime, il petrolio Wti si muove a corrente alternata nella prima parte della seduta al Nyse e si attesta al momento in modesto rialzo (+0,66% a 44,16 dollari al barile, contro la chiusura a 43,87 dollari di ieri), mentre a Londra il Brent è invece in calo dello 0,2% a 47,08 dollari al barile. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) la decisione dell'Opec di non ridurre la produzione potrebbe mettere il freno ai prezzi fino alla fine del decennio. Poco mosso l'oro sui minimi degli ultimi tre mesi a 1.093,09 dollari l'oncia.