MILANO - Sui mercati prosegue la fase di volatilità con i gli investitori condizionati dalla parole - discordanti - dei banchieri americani. William Dudley, il presidente della Fed di New York, non è sicuro di quando ci sarà un rialzo dei tassi anche perché l'inflazione continua a restare sotto il target della Fed e un dollaro forte impatta su export e crescita. Sulla stessa lunghezza d'onda Charles Evans, numero uno della Fed di Chicago. Tra i falchi si schiera, invece, il vicepresidente della Federal Reserve Stanley Fischer secondo cui il dollaro forte sta tenendo a freno l'inflazione e le esportazioni americane, cosa che giustifica un rialzo dei tassi di interesse particolarmente graduale, ma in generale l'economia Usa sta gestendo bene questa situazione e quindi "potrebbe essere appropriato" alzare i tassi a dicembre. Non prende posizione il governatore Janet Yellen che si è limitata a ricordare come la crisi abbia cambiato "il modo di pensare la politica monetaria".
Dichiarazioni di difficile interpretazione per i mercati che faticano a prendere posizione. Milano chiude in calo dello 0,08%, Londra cede lo 0,98%, Francoforte lo 0,69% e Parigi arretra dell'1%. L'euro chiude in leggero calo a 1,0735 dollari e 131,81 yen sulla scia dei dati inferiori alle attese sulla crescita dell'Eurozona e dell'inatteso balzo della fiducia dei consumatori Usa. Lo spread è stabile sotto quota 100 punti, mentre i Btp rendono l'1,55%. Negativa Wall Street: il Dow Jones perde l'1,16%, il Nasdaq cede l'1,54% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,1%. A sostenere gli acquisti non basta la crescita della fiducia dei consumatori: preoccupano di più le vendite al dettaglio che a ottobre sono salite dello 0,1%, sotto le attese degli analisti (+0,3%).
A complicare le scelte degli investitori sono anche i dati macroeconomici in arrivo dal Vecchio continente. Il Pil francese è cresciuto dello 0,3% nel terzo trimestre dell'anno mettendo a segno un +1,2% sul 2014, mentre gli occupati non agricoli, nello stesso periodo sono cresciuti dello 0,1%. In Germania l'economia ha registrato una leggera decelerazione nel terzo trimestre con un progresso dello 0,3% rispetto al mese precedente (quand era cresciuta dello 0,4%): la crescita annua è dell'1,7%. In Spagna rallenta la deflazione ad ottobre: i prezzi al consumo hanno registrato una crescita mensile dello 0,6% che porta il tasso annuo a -0,7% da -0,9% del mese di settembre. Delude il Pil italiano, mentre l'inflazione mostra segnali di ripresa.
La Borsa di Tokyo ha chiuso a quota sette la serie di sedute positive di fila, terminando oggi gli scambi in calo dello 0,51% in scia alle perdite registrate da Wall Street sull'incertezza delle mosse in materia di tassi che la Federal Reserve potrebbe prendere. L'indice Nikkei cede 100,86 punti e si attesta a ridosso dei massimi intraday di 19.596,91, grazie al parziale rafforzamento del dollaro sullo yen.
Sul fronte delle materie prime prosegue il calo delle quotazioni del petrolio: il prezzo cede 1,20 dollari a New York scendendo a un minimo da tre mesi di 40,45 dollari al barile. Le spinte al ribasso sono state aggravate dal rafforzamento del dollaro e dai dati dell'Aie, secondo la quale le scorte di greggio dei Paesi Ocse hanno toccato un record storico. a dicembre cedono 37 centesimi a 41,5 dollari sul mercato after hour di New York. Il brent scende a 44,08 dollari. L'oro si presenta debole a 1.082,5 dollari l'oncia dopo aver toccato ieri un minimo da sei anni a 1.074,26 dollari l'oncia. Il tonfo del metallo giallo si inserisce nella forte tendenza ribassista delle materie prime ma, a differenza di quanto sta avvenendo con il rame (sceso anch'esso ieri ai minimi da sei anni), l'arretramento non è strettamente legato al rallentamento della Cina. La prospettiva di un rialzo dei tassi Usa a dicembre spinge infatti gli investitori a vendere i beni difensivi per acquistare attività che garantiscano rendimenti.
Dichiarazioni di difficile interpretazione per i mercati che faticano a prendere posizione. Milano chiude in calo dello 0,08%, Londra cede lo 0,98%, Francoforte lo 0,69% e Parigi arretra dell'1%. L'euro chiude in leggero calo a 1,0735 dollari e 131,81 yen sulla scia dei dati inferiori alle attese sulla crescita dell'Eurozona e dell'inatteso balzo della fiducia dei consumatori Usa. Lo spread è stabile sotto quota 100 punti, mentre i Btp rendono l'1,55%. Negativa Wall Street: il Dow Jones perde l'1,16%, il Nasdaq cede l'1,54% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,1%. A sostenere gli acquisti non basta la crescita della fiducia dei consumatori: preoccupano di più le vendite al dettaglio che a ottobre sono salite dello 0,1%, sotto le attese degli analisti (+0,3%).
A complicare le scelte degli investitori sono anche i dati macroeconomici in arrivo dal Vecchio continente. Il Pil francese è cresciuto dello 0,3% nel terzo trimestre dell'anno mettendo a segno un +1,2% sul 2014, mentre gli occupati non agricoli, nello stesso periodo sono cresciuti dello 0,1%. In Germania l'economia ha registrato una leggera decelerazione nel terzo trimestre con un progresso dello 0,3% rispetto al mese precedente (quand era cresciuta dello 0,4%): la crescita annua è dell'1,7%. In Spagna rallenta la deflazione ad ottobre: i prezzi al consumo hanno registrato una crescita mensile dello 0,6% che porta il tasso annuo a -0,7% da -0,9% del mese di settembre. Delude il Pil italiano, mentre l'inflazione mostra segnali di ripresa.
La Borsa di Tokyo ha chiuso a quota sette la serie di sedute positive di fila, terminando oggi gli scambi in calo dello 0,51% in scia alle perdite registrate da Wall Street sull'incertezza delle mosse in materia di tassi che la Federal Reserve potrebbe prendere. L'indice Nikkei cede 100,86 punti e si attesta a ridosso dei massimi intraday di 19.596,91, grazie al parziale rafforzamento del dollaro sullo yen.
Sul fronte delle materie prime prosegue il calo delle quotazioni del petrolio: il prezzo cede 1,20 dollari a New York scendendo a un minimo da tre mesi di 40,45 dollari al barile. Le spinte al ribasso sono state aggravate dal rafforzamento del dollaro e dai dati dell'Aie, secondo la quale le scorte di greggio dei Paesi Ocse hanno toccato un record storico. a dicembre cedono 37 centesimi a 41,5 dollari sul mercato after hour di New York. Il brent scende a 44,08 dollari. L'oro si presenta debole a 1.082,5 dollari l'oncia dopo aver toccato ieri un minimo da sei anni a 1.074,26 dollari l'oncia. Il tonfo del metallo giallo si inserisce nella forte tendenza ribassista delle materie prime ma, a differenza di quanto sta avvenendo con il rame (sceso anch'esso ieri ai minimi da sei anni), l'arretramento non è strettamente legato al rallentamento della Cina. La prospettiva di un rialzo dei tassi Usa a dicembre spinge infatti gli investitori a vendere i beni difensivi per acquistare attività che garantiscano rendimenti.