Economia

L'economia italiana rallenta: +0,2% nel terzo trimestre, a rischio l'obiettivo per fine anno

Il governo stima una crescita dello 0,9%, ma gli ultimi dati indicano una frenata dell'Italia: la crescita acquisita per il 2015 è solo dello 0,6%. A questo punto, servirebbe un +1% del Pil per centrare l'obiettivo. Renzi: "Forse chiudiamo a +0,8%". Deludono gli investimenti, tiene la domanda interna, che però potrebbe pagare l'effetto-Parigi

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MILANO - L'Istat conferma il rallentamento dell'economia italiana e allontana l'obiettivo indicato dal governo nella legge di Stabilità, con una crescita del Pil dello 0,9%. Quel che preoccupa è che - a un solo trimestre dalla chiusura dell'anno - la variazione acquisita per il 2015 (cioè quella che si verificherebbe se non ci fosse alcuna variazione del Pil tra ottobre e dicembre) è al +0,6%. A questo punto, il Pil dovrebbe accelerare fino al +1% nell'ultimo trimestre dell'anno, secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, per arrivare all'asticella fissata dal governo. Ma è più probabile che la crescita si limiti alla metà di quel dato e allora che la crescita finale del 2015 sia dello 0,7-0,8%.

Eppure il presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, manifesta fiducia: "L'Istat ha immaginato" che il Pil nel 2015 sia a "+0,9%. Mi ha chiamato Padoan, la nostra linea resta a +0,9%. Forse chiudiamo a +0,8%, non lo so. I dati comunque saranno migliori rispetto alle previsioni di inizio anno".

Secondo l'Istituto di Statistica, nel terzo trimestre del 2015 il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti del terzo trimestre del 2014. Nella stima preliminare del 13 novembre scorso si era rilevata la stessa variazione congiunturale e una crescita tendenziale dello 0,9%. Non c'è stato, dunque, quel contributo dal settore dei servizi che alcuni si aspettavano rispetto alla prima stima, anzi - a differenza di quanto si aspettavano dalla Ca' de Sass - c'è stata una revisione al ribasso della crescita annua.

Altre aspettative sono andate deluse. I dettagli dell'andamento dell'economia, sul fronte interno, parlano di una crescita dello 0,4% dei consumi finali nazionali, mentre gli investimenti fissi lordi hanno segnato una flessione dello 0,4% contro previsioni per una loro espansione. Non sorprende invece la debolezza dei rapporti con l'esterno del Paese. Riguardo alle componenti estere, infatti, le importazioni sono aumentate dello 0,5% e le esportazioni sono diminuite dello 0,8%.

Ecco perché i recenti fatti di Parigi spaventano: ormai la domanda interna (le spese delle famiglie) rappresenta il vero motore della ripresa, mentre la crisi dei mercati emergenti (a cominciare da Cina e Parigi) sta deprimendo il nostro export. Se il terrorismo riuscirà ad abbattere la fiducia delle famiglie, è il timore al quale hanno fatto espressamente riferimento anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e il premier Matteo Renzi, ci potrebbe essere un contraccolpo sui consumi. Solo ieri, in ogni caso, il titolare delle Finanze ha ribadito che la stima di crescita è confermata. Oggi, Padoan ha commentato i dati dicendo che "la fiducia in Italia era crollata come in altri Oaesi come conseguenza di una crisi finanziaria terrificante che ci ha fatto perdere 10 punti di Pil. Ora la fiducia delle imprese e delle famiglie sta tornando a galla. Poi c'è la sfiducia legata alla paura - ha riconosciuto -, che probabilmente fa più effetto, ma è temporaneo e limitato. Il fatto che la fiducia delle famiglie e delle imprese stia tornando mi fa stare relativamente tranquillo, ma è vero che l'economia mondiale sta andando meno bene quanto pensavano sei mesi fa per causa del rallentamento delle economie emergenti".

Sulla domanda interna, d'altra parte, agiva positivamente un clima di fiducia ai massimi; per gli investimenti fissi lordi, invece, si aspetta l'impatto delle misure contenute nella legge di Stabilità, che agevola con super-ammortamenti l'acquisto di macchinari ma ha rinviato al 2017 il taglio dell'Ires. Tornando ai dati Istat, infatti, il dettaglio della domanda nazionale (al netto delle scorte) è di un contribuito positivo per 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil (+0,2 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, +0,1 la spesa della Pubblica Amministrazione e -0,1 gli investimenti fissi lordi). La variazione delle scorte ha contribuito positivamente 0,3 punti percentuali, mentre l'apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,4 punti percentuali.

Il valore aggiunto cresce in tutti i comparti a livello congiunturale: l'Istat traccia incrementi del 2,3% nell'agricoltura, 0,3% nell'industria e 0,1% nei servizi. Si registrano variazioni positive del valore aggiunto anche in termini tendenziali: 3,7% nell'agricoltura, 0,9% nell'industria e 0,5% nei servizi. Da Intesa notano ancora: "L'andamento inferiore alle attere della crescita reale è in parte compensato dalla dinamica del deflatore del Pil, cresciuto di ben 0,5% trimestrali: il Pil nominale, perciò, potrebbe essere in linea con la stima della nota di aggiornamento al Def (+1,2% annuo)".