Economia

Petrolio in leggera ripresa, ma le Borse Ue chiudono deboli

Le quotazioni del greggio in recupero dopo i minimi da quasi sette anni, listini volatili e Milano chiude a -0,17%. Lo yuan si deprezza dopo il taglio del cambio da parte della Banca centrale cinese, l'euro torna sopra 1,09 dollari spinto dalla bassa propensione al rischio degli investitori. Black out su alcuni indici Ue, bloccati a metà pomeriggio

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MILANO - Il prezzo del petrolio risale dai livelli minimi da quasi sette anni, ma le Borse europee chiudono deboli: il quadro resta molto volatile, visto che permangono segnali di debolezza dalla Cina che lasciano presagire una difficile ripresa della domanda di materie prime. Non è, infatti, solo il greggio a patire questa situazione: tutte le principali commodity sono in un lungo periodo ribassista che sta mietendo vittime tra i grandi colossi minerari.

Oggi, come accennato, il greggio dà vita a un piccolo rialzo con i future sul Wti che recuperano quota 38 dollari e quelli del Brent che si riportano in area 41 dollari. A sostenere le quotazioni ci pensano anche i dati sulle scorte Usa, a sorpresa in ribasso per la prima volta in undici settimane. Piazza Affari, ieri la peggiore delle Borse Ue, oscilla più volte sopra e sotto la pari fino a chiudere in calo dello 0,17%. Dinamica simile per le altre: alla fine Londra lima lo 0,14%, Francoforte ha ceduto lo 0,76% nonostante il balzo di Volkswagen e Parigi cala dello 0,95%. L'indice francese Cac40, con altri europei dell'Euronext, è stato tra l'altro congelato per ragioni tecniche a metà pomeriggio, salvo poi riprendere a oscillare. Dopo due sedute pesanti, Wall Street procede contrastata: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dello 0,6%, mentre il Nasdaq cede lo 0,45%.

Dal fronte macroeconomico ci sono pochi spunti: l'inflazione cinese è risalita dell'1,5% su anno a novembre, leggermente sopra le attese (+1,4%) e contro l'1,3% di ottobre, mentre è rimasta ferma su mese. In Germania, la bilancia commerciale ha segnato un surplus di 20,8 miliardi a ottobre contro una previsione di 20,1 miliardi. L'export è sceso dell'1,2% su mese e l'import del 3,4%, secondo i dati destagionalizzati che certificano il rallentamento dell'attività economica fuori dai confini tedeschi, probabilmente legata alla fase di difficoltà dei mercati emergenti. L'Ocse ha certificato che il tasso di disoccupazione dell'area è sceso di 0,1 punti percentuali al 6,6% a ottobre, 1,5 punti sotto il picco di gennaio 2013. Negli Usa, le scorte all'ingrosso segnano un calo dello 0,1% ad ottobre, un dato peggiore delle attese.

Sul versante valutario, lo yuan si è deprezzato dopo che la Banca centrale cinese ha tagliato il cambio di riferimento della divisa cinese (riducendo dello 0,1% la banda di oscillazione, ai livelli minimi dall'agosto 2011), che si è abbassata a quota 6,47 verso il dollaro. L'euro torna a rafforzarsi chiudendo a 1,0966 dollari e a 133,84 yen. Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco si attesta a 98 punti base nei primi scambi di seduta. Il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è pari all'1,56 per cento.

L'oro si stabilizza: quando in Europa terminano gli scambi, segna 1.073 dollari l'oncia. Seduta negativa in mattinata per la Borsa di Tokyo, appesantita dal rialzo dello yen: il nikkei ha ceduto lo 0,98%, a 19.301 punti. Piatte Shanghai e Seul, Hong Kong ha limato lo 0,46%.