MILANO - Il prezzo del petrolio risale dai livelli minimi da quasi sette anni, ma le Borse europee chiudono deboli: il quadro resta molto volatile, visto che permangono segnali di debolezza dalla Cina che lasciano presagire una difficile ripresa della domanda di materie prime. Non è, infatti, solo il greggio a patire questa situazione: tutte le principali commodity sono in un lungo periodo ribassista che sta mietendo vittime tra i grandi colossi minerari.
Oggi, come accennato, il greggio dà vita a un piccolo rialzo con i future sul Wti che recuperano quota 38 dollari e quelli del Brent che si riportano in area 41 dollari. A sostenere le quotazioni ci pensano anche i dati sulle scorte Usa, a sorpresa in ribasso per la prima volta in undici settimane. Piazza Affari, ieri la peggiore delle Borse Ue, oscilla più volte sopra e sotto la pari fino a chiudere in calo dello 0,17%. Dinamica simile per le altre: alla fine Londra lima lo 0,14%, Francoforte ha ceduto lo 0,76% nonostante il balzo di Volkswagen e Parigi cala dello 0,95%. L'indice francese Cac40, con altri europei dell'Euronext, è stato tra l'altro congelato per ragioni tecniche a metà pomeriggio, salvo poi riprendere a oscillare. Dopo due sedute pesanti, Wall Street procede contrastata: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dello 0,6%, mentre il Nasdaq cede lo 0,45%.
Dal fronte macroeconomico ci sono pochi spunti: l'inflazione cinese è risalita dell'1,5% su anno a novembre, leggermente sopra le attese (+1,4%) e contro l'1,3% di ottobre, mentre è rimasta ferma su mese. In Germania, la bilancia commerciale ha segnato un surplus di 20,8 miliardi a ottobre contro una previsione di 20,1 miliardi. L'export è sceso dell'1,2% su mese e l'import del 3,4%, secondo i dati destagionalizzati che certificano il rallentamento dell'attività economica fuori dai confini tedeschi, probabilmente legata alla fase di difficoltà dei mercati emergenti. L'Ocse ha certificato che il tasso di disoccupazione dell'area è sceso di 0,1 punti percentuali al 6,6% a ottobre, 1,5 punti sotto il picco di gennaio 2013. Negli Usa, le scorte all'ingrosso segnano un calo dello 0,1% ad ottobre, un dato peggiore delle attese.
Sul versante valutario, lo yuan si è deprezzato dopo che la Banca centrale cinese ha tagliato il cambio di riferimento della divisa cinese (riducendo dello 0,1% la banda di oscillazione, ai livelli minimi dall'agosto 2011), che si è abbassata a quota 6,47 verso il dollaro. L'euro torna a rafforzarsi chiudendo a 1,0966 dollari e a 133,84 yen. Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco si attesta a 98 punti base nei primi scambi di seduta. Il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è pari all'1,56 per cento.
L'oro si stabilizza: quando in Europa terminano gli scambi, segna 1.073 dollari l'oncia. Seduta negativa in mattinata per la Borsa di Tokyo, appesantita dal rialzo dello yen: il nikkei ha ceduto lo 0,98%, a 19.301 punti. Piatte Shanghai e Seul, Hong Kong ha limato lo 0,46%.
Oggi, come accennato, il greggio dà vita a un piccolo rialzo con i future sul Wti che recuperano quota 38 dollari e quelli del Brent che si riportano in area 41 dollari. A sostenere le quotazioni ci pensano anche i dati sulle scorte Usa, a sorpresa in ribasso per la prima volta in undici settimane. Piazza Affari, ieri la peggiore delle Borse Ue, oscilla più volte sopra e sotto la pari fino a chiudere in calo dello 0,17%. Dinamica simile per le altre: alla fine Londra lima lo 0,14%, Francoforte ha ceduto lo 0,76% nonostante il balzo di Volkswagen e Parigi cala dello 0,95%. L'indice francese Cac40, con altri europei dell'Euronext, è stato tra l'altro congelato per ragioni tecniche a metà pomeriggio, salvo poi riprendere a oscillare. Dopo due sedute pesanti, Wall Street procede contrastata: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dello 0,6%, mentre il Nasdaq cede lo 0,45%.
Dal fronte macroeconomico ci sono pochi spunti: l'inflazione cinese è risalita dell'1,5% su anno a novembre, leggermente sopra le attese (+1,4%) e contro l'1,3% di ottobre, mentre è rimasta ferma su mese. In Germania, la bilancia commerciale ha segnato un surplus di 20,8 miliardi a ottobre contro una previsione di 20,1 miliardi. L'export è sceso dell'1,2% su mese e l'import del 3,4%, secondo i dati destagionalizzati che certificano il rallentamento dell'attività economica fuori dai confini tedeschi, probabilmente legata alla fase di difficoltà dei mercati emergenti. L'Ocse ha certificato che il tasso di disoccupazione dell'area è sceso di 0,1 punti percentuali al 6,6% a ottobre, 1,5 punti sotto il picco di gennaio 2013. Negli Usa, le scorte all'ingrosso segnano un calo dello 0,1% ad ottobre, un dato peggiore delle attese.
Sul versante valutario, lo yuan si è deprezzato dopo che la Banca centrale cinese ha tagliato il cambio di riferimento della divisa cinese (riducendo dello 0,1% la banda di oscillazione, ai livelli minimi dall'agosto 2011), che si è abbassata a quota 6,47 verso il dollaro. L'euro torna a rafforzarsi chiudendo a 1,0966 dollari e a 133,84 yen. Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco si attesta a 98 punti base nei primi scambi di seduta. Il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è pari all'1,56 per cento.
L'oro si stabilizza: quando in Europa terminano gli scambi, segna 1.073 dollari l'oncia. Seduta negativa in mattinata per la Borsa di Tokyo, appesantita dal rialzo dello yen: il nikkei ha ceduto lo 0,98%, a 19.301 punti. Piatte Shanghai e Seul, Hong Kong ha limato lo 0,46%.