NEW YORK - Il passaggio della Pininfarina sotto controllo indiano è l'ultimo segnale dell'ascesa di un gigante economico che quest'anno batte anche la Cina in velocità di crescita. Le multinazionali indiane da tempo sono a caccia di "tesori" europei, come la Mittal nella siderurgia francese e la Tata nell'auto inglese. E' una scorciatoia intelligente e lungimirante per acquisire un know-how avanzato, attingendo direttamente ai migliori talenti industriali del Vecchio continente. In questo senso Mahindra fa un colpo magistrale, si prende un gioiello del design automobilistico con una fama straordinaria in Occidente, e può applicarne il talento anche ai mercati emergenti dove il boom dell'auto è ancora agli stadi iniziali.
Dal punto di vista dell'interesse italiano non è una brutta notizia: meglio un azionista industriale straniero con un interesse di lungo periodo, rispetto ai banchieri italiani oppure a qualche "vulture fund" angloamericano che punta a speculare e rivendere.
L'India non ha avuto buona immagine negli ultimi anni, almeno nel nostro paese. Da qualche anno gli italiani hanno in mente solo il caso dei marò, terribile storia che avvelena i rapporti bilaterali. Non ha migliorato le cose la vittoria elettorale di Narendra Modi, premier nazionalista vicino agli ambienti dell'integralismo induista. Ma in India l'economia e la politica seguono percorsi autonomi, i rapporti non sono stretti come nel sistema capital-comunista cinese.
L'India è un'economia tuttora molto più piccola di quella cinese, ma capace di esprimere da tempo una classe imprenditoriale di alto livello. Non può aspirare ad essere una potenza manifatturiera di stazza analoga a quella cinese perché è meno competitiva: ha una manodopera sindacalizzata, costi salariali più alti, un settore energetico e infrastrutture di trasporti più arretrate di molti concorrenti asiatici. Ha però delle punte avanzate di modernità - il software - e una domanda interna molto resiliente che ha reso l'India meno vulnerabile agli shock esterni. In questa fase incassa tutti i benefici del contro-shock petrolifero essendo un paese importatore netto di energia.
La Jugaad Innovation è quel particolare filone d'invenzioni che l'imprenditoria indiana ha seguito per sfornare prodotti adatti al "consumo frugale" dei mercati emergenti, dove il potere d'acquisto anche del ceto medio è modesto rispetto agli standard occidentali. Non a caso la penetrazione indiana è avanzata soprattutto nell'emisfero Sud del pianeta. Ma alcune multinazionali leader da tempo cercano di spiccare il volo affrancandosi dai vincoli del mercato indiano. Dopo Tata, Infosys e Mittal, Mahindra è un altro esempio di questa strategia. Il "concept car" per l'auto elettrica, già sviluppato da Pininfarina per Mahindra, è un esempio di dove può portare quest'acquisizione, in una fase dove anche i mercati emergenti devono porsi il problema delle riduzioni di emissioni carboniche.
Dal punto di vista dell'interesse italiano non è una brutta notizia: meglio un azionista industriale straniero con un interesse di lungo periodo, rispetto ai banchieri italiani oppure a qualche "vulture fund" angloamericano che punta a speculare e rivendere.
L'India non ha avuto buona immagine negli ultimi anni, almeno nel nostro paese. Da qualche anno gli italiani hanno in mente solo il caso dei marò, terribile storia che avvelena i rapporti bilaterali. Non ha migliorato le cose la vittoria elettorale di Narendra Modi, premier nazionalista vicino agli ambienti dell'integralismo induista. Ma in India l'economia e la politica seguono percorsi autonomi, i rapporti non sono stretti come nel sistema capital-comunista cinese.
L'India è un'economia tuttora molto più piccola di quella cinese, ma capace di esprimere da tempo una classe imprenditoriale di alto livello. Non può aspirare ad essere una potenza manifatturiera di stazza analoga a quella cinese perché è meno competitiva: ha una manodopera sindacalizzata, costi salariali più alti, un settore energetico e infrastrutture di trasporti più arretrate di molti concorrenti asiatici. Ha però delle punte avanzate di modernità - il software - e una domanda interna molto resiliente che ha reso l'India meno vulnerabile agli shock esterni. In questa fase incassa tutti i benefici del contro-shock petrolifero essendo un paese importatore netto di energia.
La Jugaad Innovation è quel particolare filone d'invenzioni che l'imprenditoria indiana ha seguito per sfornare prodotti adatti al "consumo frugale" dei mercati emergenti, dove il potere d'acquisto anche del ceto medio è modesto rispetto agli standard occidentali. Non a caso la penetrazione indiana è avanzata soprattutto nell'emisfero Sud del pianeta. Ma alcune multinazionali leader da tempo cercano di spiccare il volo affrancandosi dai vincoli del mercato indiano. Dopo Tata, Infosys e Mittal, Mahindra è un altro esempio di questa strategia. Il "concept car" per l'auto elettrica, già sviluppato da Pininfarina per Mahindra, è un esempio di dove può portare quest'acquisizione, in una fase dove anche i mercati emergenti devono porsi il problema delle riduzioni di emissioni carboniche.