Economia

Rimbalzi sulle Borse europee. L'inflazione Usa spinge verso il rialzo dei tassi

Domani la Federal Reserve comunica la decisione sul costo del denaro: atteso il primo rialzo dopo quasi otto anni ai minimi storici, ansia del mercato per capire il ritmo di innalzamento successivo. I mercati si rafforzano con il recupero del petrolio e la crescita della fiducia tedesca. Milano balza del 3,7%

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MILANO - I mercati azionari europei rimbalzano dopo un lunedì di profondi ribassi, in un clima di volatilità alla vigilia del responso da parte della Federal Reserve sull'aumento dei tassi Usa. Tohihiko Matsuno spiega a Bloomberg che gli "investitori si stanno concentrando" sulle mosse di Janet Yellen: "Vogliono vedere cosa verrà annunciato in materia di target sui tassi alla fine del 2016. C'è una aspettativa per un rialzo del costo del denaro, domani, ma non è chiaro cosa accadrà dopo". Il concetto, dunque, è che oltre a verificare la mossa della Fed nell'immediato, i mercati vogliono capire che indizi verranno dati sul successivo programma di innalzamento dei tassi, che dal 2008 sono al livello minimo vicino allo zero. Una spinta ulteriore all'azione di Yellen è arrivata oggi dall'inflazione, con i prezzi core in crescita su base annua del 2%, proprio il target della Fed.

L'altro grande focus degli investitori, in questi giorni, è dato dal petrolio, al centro di un periodo di ribassi che ha riportato il barile ai minimi dal 2008-2009. Già dalla serata di ieri il prezzo del Wti si è stabilizzato sopra 36 dollari al barile, dopo aver infranto al ribasso la soglia di 35 dollari, e oggi ha proseguito il recupero riportandosi verso 37 dollari, a New York. In crescita anche il Brent, che risale oltre 38 dollari alla chiusura dei mercati Ue. Anche in virtù di questi movimenti, tornano gli acquisti sui mercati azionari: Milano si rafforza fino a chiudere in rally del 3,74%. Parigi è salita del 3,16%, mentre Francoforte aggiunge il 3,07% e Londra il 2,45%. Pure Wall Street tratta in netto rialzo, sulla scia dei guadagni di ieri e del recupero del petrolio: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones avanza dell'1,2%, S&P 500 e Nasdaq salgono dell'1,1%.

Sul fronte macroeconomico si segnala che il numero di persone occupate nell'Eurozona nel terzo trimestre è salito dello 0,3% rispetto al secondo e dell'1,1% rispetto a un anno prima. In Italia l'occupazione è cresciuta di più della media dei 19 negli ultimi tre mesi, ma meno su anno, registrando rispettivamente +0,4% e +0,9%. In Gran Bretagna l'inflazione è tornata a salire con il +0,1% annuo a novembre, mentre in Germania l'indice Zew sulla fiducia delle imprese ha dato segnali di rafforzamento crescendo oltre le attese da 10,4 a 16,1 punti, a dicembre. Negli Usa, come accennato i prezzi al consumo sono rimasti invariati nel mese di novembre mentre al netto delle componenti volatili, rappresentati da prodotti energetici e alimentari, l'indice core è cresciuto dello 0,2%. I dati riportati dal governo sono in linea con le attese degli analisti. Su base annua sono cresciuti dello 0,5%, in deciso miglioramento rispetto al +0,2% tendenziale calcolato in ottobre, mentre la componente core è salita del 2% (dal +1,9% di un mese fa), in linea con il target inflazionistico di lungo periodo della Fed. L'indice Empire sull'attività manifatturiera nell'area di New York è rimasto invece negativo a dicembre e si attesta a -4,6 punti, contro gli attesi -5,9 punti e i -10,74 punti di novembre. L'euro chiude stabile sui mercati valutari: la divisa europea stazione intorno agli 1,1 dollari, contro gli 1,0996 registrati ieri sera dopo la chiusura di Wall Street. L'euro vale inoltre 133,3 yen. Il rublo continua invece la sua discesa su euro e dollaro, sotto la spinta del calo dei prezzi del petrolio.

L'attesa per il rialzo dei tassi Fed, con la riunione della Banca centrale Usa che prende il via oggi per terminare domani, sta portando agitazione sul mercato dei bond. Come nota il Ft, i maggiori Etf sui bond high-yeld (alto rischio e alto rendimento) sono scesi al minimo da sei anni nella giornata di lunedì. Il timore è che il primo irrigidimento della politica monetaria metta fine al periodo d'oro delle obbligazioni corporate. Lo spread tra Btp e Bund tratta in leggero ribaso: il differenziale di rendimento è poco sotto 105 punti base, con il rendimento del decennale italiano all'1,6%.

In mattinata è scivolato ancora l'indice nikkei della Borsa di Tokyo, lasciando sul terreno l'1,68% dopo un calo dell'1,8% registrato ieri. A pesare l'apprezzamento dello yen nei confronti del dollaro e l'atteggiamento prudente degli investitori in attesa di una stretta monetaria negli Stati Uniti dove è in programma la riunione del comitato monetario della Federal Reserve. Al termine degli scambi, l'indice Nikkei dei titoli guida ha perso 317,52 punti attestandosi a 18.565,90 Punti. Il più ampio indice Topix ha perso l'1,66% a 1.502,55 punti. Deboli anche le altre Borse asiatiche: Hong Kong ha chiuso in calo dello 0,17% e segnato la nona sessione consecutiva in perdita. E' arretrata dello 0,29% Shanghai.

Non si è fatta sentire, dunque, sui mercati dell'Est l'onda positiva di Wall Street, che dopo un avvio debole ieri ha chiuso positiva: con l'indice Dow Jones che a fine giornata ha segnato +0,60% a 17.368,50 punti. L'oro apre questa mattina a 1.063,88 dollari l'oncia, in leggero calo rispetto alle quotazioni di ieri. Nel 2015 il metallo prezioso ha perso il 10%.