MILANO - La Spagna e le materie prime mettono in affanno le Borse. Messe da parte per il momento le valutazioni sull'effetto delle scelte della Federal Reserve - che mercoledì scorso ha rialzato i tassi per la prima volta da sette anni -, gli investitori si concentrano da un lato sull'andamento del mercato delle materie prime, dall'altro sull'esito del voto spagnolo da cui non è uscita una chiara maggioranza in grado di governare.
Il petrolio, invece, continua a calare sulla scia dell'aumento delle scorte americane, cosa che alimenta i timori di un eccesso di offerta a livello globale. Il Brent scivola ai minimi da undici anni verso quota 36 dollari al barile, quotazione che non vedeva da metà luglio 2004: da inizio anno il greggio del mare del Nord ha perso il 37%. Si indebolisce anche il barile Wti, sceso sotto i 34 dollari al barile.
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D'altra parte la settimana di Natale - le Borse europee resteranno chiuse giovedì e venerdì - non presenta alcun evento eclatante di carattere congiunturale al netto della fiducia dei consumatori nell'Eurozona è "rimasta ampiamente stabile" a dicembre rispetto a novembre. I primi dati sensibili dal punto di vista macroeconomico per la Ue vanno attesi fino a giovedì 7 gennaio, quando usciranno le stime sull'Economic sentiment dell'Eurozona, atteso invariato, contemperando il leggero miglioramento del clima industriale col lieve peggioramento delle attese dei consumatori. Il 5 gennaio, invece, sono invece attesi i dati sull'inflazione nell'Eurozona. Negli Usa, si segnala il peggioramento sotto le attese dell'indice della Fed di Chicago, a -0,3 punti a novembre.
I mercati del Vecchio continente, complice il clima semifestivo, partono bene ma poi si indeboliscono, a causa soprattutto delle incerte prospettive aperte dal risultato delle elezioni in Spagna: come detto i popolari sono il primo partito, ma non hanno la maggioranza per governare, i dubbi sul futuro dell'esecutivo spingono la Borsa di Madrid in ribasso del 3,62%. Francoforte cede l'1,04%, Parigi lima l'1,3% e Londra lo 0,29%. Si tinge di rosso anche Piazza Affari, che chiude in calo dello 0,67% con Rcs sotto i riflettori dopo la presentazione del nuovo piano industriale. Wall Street, reduce da un venerdì di debolezza per il calo delle commodity, annulla i guadagni alla chiusura dei mercati Ue, con il Dow Jones che torna sulla pari mentre il Nasdaq e l'S&P 500 tengono a +0,2%.
L'euro chiude stabile in area 1,09 dollari, mentre contro lo yen la moneta unica passa di mano a 132. Il voto spagnolo mette sotto pressione i titoli del debito pubblico con lo spread tra Btp che Bunde tedeschi che sale poco sopra 100 punti base con il decennale italiano che rende l'1,59%, mentre i Bonos arrivano all'1,82%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso di nuovo in calo a causa del recupero dello yen e appesantita dagli annunci di Toshiba che prevede una perdita record e taglierà 6.800 posti di lavoro. L'indice Nikkei, che aveva già perso l'1,90% venerdì, ha ceduto lo 0,37% a 18.916,02 punti. Detto del petrolio, tra le materie prime, l'oro è in rialzo dello 0,2% a 1068,72 dollari l'oncia.
Il petrolio, invece, continua a calare sulla scia dell'aumento delle scorte americane, cosa che alimenta i timori di un eccesso di offerta a livello globale. Il Brent scivola ai minimi da undici anni verso quota 36 dollari al barile, quotazione che non vedeva da metà luglio 2004: da inizio anno il greggio del mare del Nord ha perso il 37%. Si indebolisce anche il barile Wti, sceso sotto i 34 dollari al barile.
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D'altra parte la settimana di Natale - le Borse europee resteranno chiuse giovedì e venerdì - non presenta alcun evento eclatante di carattere congiunturale al netto della fiducia dei consumatori nell'Eurozona è "rimasta ampiamente stabile" a dicembre rispetto a novembre. I primi dati sensibili dal punto di vista macroeconomico per la Ue vanno attesi fino a giovedì 7 gennaio, quando usciranno le stime sull'Economic sentiment dell'Eurozona, atteso invariato, contemperando il leggero miglioramento del clima industriale col lieve peggioramento delle attese dei consumatori. Il 5 gennaio, invece, sono invece attesi i dati sull'inflazione nell'Eurozona. Negli Usa, si segnala il peggioramento sotto le attese dell'indice della Fed di Chicago, a -0,3 punti a novembre.
I mercati del Vecchio continente, complice il clima semifestivo, partono bene ma poi si indeboliscono, a causa soprattutto delle incerte prospettive aperte dal risultato delle elezioni in Spagna: come detto i popolari sono il primo partito, ma non hanno la maggioranza per governare, i dubbi sul futuro dell'esecutivo spingono la Borsa di Madrid in ribasso del 3,62%. Francoforte cede l'1,04%, Parigi lima l'1,3% e Londra lo 0,29%. Si tinge di rosso anche Piazza Affari, che chiude in calo dello 0,67% con Rcs sotto i riflettori dopo la presentazione del nuovo piano industriale. Wall Street, reduce da un venerdì di debolezza per il calo delle commodity, annulla i guadagni alla chiusura dei mercati Ue, con il Dow Jones che torna sulla pari mentre il Nasdaq e l'S&P 500 tengono a +0,2%.
L'euro chiude stabile in area 1,09 dollari, mentre contro lo yen la moneta unica passa di mano a 132. Il voto spagnolo mette sotto pressione i titoli del debito pubblico con lo spread tra Btp che Bunde tedeschi che sale poco sopra 100 punti base con il decennale italiano che rende l'1,59%, mentre i Bonos arrivano all'1,82%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso di nuovo in calo a causa del recupero dello yen e appesantita dagli annunci di Toshiba che prevede una perdita record e taglierà 6.800 posti di lavoro. L'indice Nikkei, che aveva già perso l'1,90% venerdì, ha ceduto lo 0,37% a 18.916,02 punti. Detto del petrolio, tra le materie prime, l'oro è in rialzo dello 0,2% a 1068,72 dollari l'oncia.