Il voto spagnolo zavorra la Borsa di Madrid, tensione anche sui Btp
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERIArchiviato il rialzo dei tassi della Fed, gli investitori si concentrano sulla corsa al ribasso delle materie prime con il Brent che scende ai minimi da 11 anni. Nel Vecchio continente faro sulla Spagna, con la Borsa madrilena che crolla del 3,6%: preoccupa l'incertezza sulla formazione del nuovo governo dopo il voto di domenica
MILANO - La Spagna e le materie prime mettono in affanno le Borse. Messe da parte per il momento le valutazioni sull'effetto delle scelte della Federal Reserve - che mercoledì scorso ha rialzato i tassi per la prima volta da sette anni -, gli investitori si concentrano da un lato sull'andamento del mercato delle materie prime, dall'altro sull'esito del voto spagnolo da cui non è uscita una chiara maggioranza in grado di governare.
Il petrolio, invece, continua a calare sulla scia dell'aumento delle scorte americane, cosa che alimenta i timori di un eccesso di offerta a livello globale. Il Brent scivola ai minimi da undici anni verso quota 36 dollari al barile, quotazione che non vedeva da metà luglio 2004: da inizio anno il greggio del mare del Nord ha perso il 37%. Si indebolisce anche il barile Wti, sceso sotto i 34 dollari al barile.
D'altra parte la settimana di Natale - le Borse europee resteranno chiuse giovedì e venerd&igrav…
Il petrolio, invece, continua a calare sulla scia dell'aumento delle scorte americane, cosa che alimenta i timori di un eccesso di offerta a livello globale. Il Brent scivola ai minimi da undici anni verso quota 36 dollari al barile, quotazione che non vedeva da metà luglio 2004: da inizio anno il greggio del mare del Nord ha perso il 37%. Si indebolisce anche il barile Wti, sceso sotto i 34 dollari al barile.
D'altra parte la settimana di Natale - le Borse europee resteranno chiuse giovedì e venerd&igrav…
MILANO - La Spagna e le materie prime mettono in affanno le Borse. Messe da parte per il momento le valutazioni sull'effetto delle scelte della Federal Reserve - che mercoledì scorso ha rialzato i tassi per la prima volta da sette anni -, gli investitori si concentrano da un lato sull'andamento del mercato delle materie prime, dall'altro sull'esito del voto spagnolo da cui non è uscita una chiara maggioranza in grado di governare.
Il petrolio, invece, continua a calare sulla scia dell'aumento delle scorte americane, cosa che alimenta i timori di un eccesso di offerta a livello globale. Il Brent scivola ai minimi da undici anni verso quota 36 dollari al barile, quotazione che non vedeva da metà luglio 2004: da inizio anno il greggio del mare del Nord ha perso il 37%. Si indebolisce anche il barile Wti, sceso sotto i 34 dollari al barile.
D'altra parte la settimana di Natale - le Borse europee resteranno chiuse giovedì e venerdì - non presenta alcun evento eclatante di carattere congiunturale al netto della fiducia dei consumatori nell'Eurozona è "rimasta ampiamente stabile" a dicembre rispetto a novembre. I primi dati sensibili dal punto di vista macroeconomico per la Ue vanno attesi fino a giovedì 7 gennaio, quando usciranno le stime sull'Economic sentiment dell'Eurozona, atteso invariato, contemperando il leggero miglioramento del clima industriale col lieve peggioramento delle attese dei consumatori. Il 5 gennaio, invece, sono invece attesi i dati sull'inflazione nell'Eurozona. Negli Usa, si segnala il peggioramento sotto le attese dell'indice della Fed di Chicago, a -0,3 punti a novembre.
I mercati del Vecchio continente, complice il clima semifestivo, partono bene ma poi si indeboliscono, a causa soprattutto delle incerte prospettive aperte dal risultato delle elezioni in Spagna: come detto i popolari sono il primo partito, ma non hanno la maggioranza per governare, i dubbi sul futuro dell'esecutivo spingono la Borsa di Madrid in ribasso del 3,62%. Francoforte cede l'1,04%, Parigi lima l'1,3% e Londra lo 0,29%. Si tinge di rosso anche Piazza Affari, che chiude in calo dello 0,67% con Rcs sotto i riflettori dopo la presentazione del nuovo piano industriale. Wall Street, reduce da un venerdì di debolezza per il calo delle commodity, annulla i guadagni alla chiusura dei mercati Ue, con il Dow Jones che torna sulla pari mentre il Nasdaq e l'S&P 500 tengono a +0,2%.
L'euro chiude stabile in area 1,09 dollari, mentre contro lo yen la moneta unica passa di mano a 132. Il voto spagnolo mette sotto pressione i titoli del debito pubblico con lo spread tra Btp che Bunde tedeschi che sale poco sopra 100 punti base con il decennale italiano che rende l'1,59%, mentre i Bonos arrivano all'1,82%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso di nuovo in calo a causa del recupero dello yen e appesantita dagli annunci di Toshiba che prevede una perdita record e taglierà 6.800 posti di lavoro. L'indice Nikkei, che aveva già perso l'1,90% venerdì, ha ceduto lo 0,37% a 18.916,02 punti. Detto del petrolio, tra le materie prime, l'oro è in rialzo dello 0,2% a 1068,72 dollari l'oncia.
Il petrolio, invece, continua a calare sulla scia dell'aumento delle scorte americane, cosa che alimenta i timori di un eccesso di offerta a livello globale. Il Brent scivola ai minimi da undici anni verso quota 36 dollari al barile, quotazione che non vedeva da metà luglio 2004: da inizio anno il greggio del mare del Nord ha perso il 37%. Si indebolisce anche il barile Wti, sceso sotto i 34 dollari al barile.
D'altra parte la settimana di Natale - le Borse europee resteranno chiuse giovedì e venerdì - non presenta alcun evento eclatante di carattere congiunturale al netto della fiducia dei consumatori nell'Eurozona è "rimasta ampiamente stabile" a dicembre rispetto a novembre. I primi dati sensibili dal punto di vista macroeconomico per la Ue vanno attesi fino a giovedì 7 gennaio, quando usciranno le stime sull'Economic sentiment dell'Eurozona, atteso invariato, contemperando il leggero miglioramento del clima industriale col lieve peggioramento delle attese dei consumatori. Il 5 gennaio, invece, sono invece attesi i dati sull'inflazione nell'Eurozona. Negli Usa, si segnala il peggioramento sotto le attese dell'indice della Fed di Chicago, a -0,3 punti a novembre.
I mercati del Vecchio continente, complice il clima semifestivo, partono bene ma poi si indeboliscono, a causa soprattutto delle incerte prospettive aperte dal risultato delle elezioni in Spagna: come detto i popolari sono il primo partito, ma non hanno la maggioranza per governare, i dubbi sul futuro dell'esecutivo spingono la Borsa di Madrid in ribasso del 3,62%. Francoforte cede l'1,04%, Parigi lima l'1,3% e Londra lo 0,29%. Si tinge di rosso anche Piazza Affari, che chiude in calo dello 0,67% con Rcs sotto i riflettori dopo la presentazione del nuovo piano industriale. Wall Street, reduce da un venerdì di debolezza per il calo delle commodity, annulla i guadagni alla chiusura dei mercati Ue, con il Dow Jones che torna sulla pari mentre il Nasdaq e l'S&P 500 tengono a +0,2%.
L'euro chiude stabile in area 1,09 dollari, mentre contro lo yen la moneta unica passa di mano a 132. Il voto spagnolo mette sotto pressione i titoli del debito pubblico con lo spread tra Btp che Bunde tedeschi che sale poco sopra 100 punti base con il decennale italiano che rende l'1,59%, mentre i Bonos arrivano all'1,82%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso di nuovo in calo a causa del recupero dello yen e appesantita dagli annunci di Toshiba che prevede una perdita record e taglierà 6.800 posti di lavoro. L'indice Nikkei, che aveva già perso l'1,90% venerdì, ha ceduto lo 0,37% a 18.916,02 punti. Detto del petrolio, tra le materie prime, l'oro è in rialzo dello 0,2% a 1068,72 dollari l'oncia.