MILANO - La Cina guida al ribasso le azioni asiatiche, mentre i listini europei trattano poco mossi nella settimana breve di chiusura del 2015. Un anno che per Piazza Affari può andare in archivio con la maglia rosa d'Europa, nonostante la volatilità sia stata elevata. Negli ultimi tempi, a muovere gli scambi sono state soprattutto le quotazioni energetiche: oggi i prezzi del petrolio tornano in calo con l'Iran che conferma la sua intenzione di far leva sull'export di greggio, alimentando l'offerta in un mercato dove latita la domanda. Il Wti viaggia intorno ai 37 dollari al barile, di nuovo allineato al prezzo del Brent.
A Milano, Piazza Affari chiude la seduta in calo dello 0,26%, debole ma migliore delle altre Borse Ue: Parigi ha perso lo 0,96% e Francoforte lo 0,74%, mentre Londra resta chiusa per la festività del Boxing day. Wall Street chiude in territorio negativo, anche a causa dell'indice della Fed di Dallas, termometro dell'attività economica della regione, a dicembre nettamente peggiorato a quota -20,1 punti (il dato di novembre era -4,9): il Dow Jones ha ceduto lo 0,14%, il Nasdaq lo 0,15% e lo S&P 500 lo 0,22%.
Sul fronte valutario, l'euro è a 1,097 dollari. Contro lo yen la moneta unica vale 132,15. E' il rublo a soffrire nuovamente il calo del greggio: la moneta russa aggiorna il minimo da oltre un anno contro il dollaro, sopra quota 72. Lo spread tra Btp e Bund tratta invece poco mosso a 103 punti. Il rendimento è all'1,63%. Sul listino milanese si segnala la buona performance di Mps, che ha chiuso la cessione di un pacchetto di sofferenze da 1 miliardo a Deutsche Bank. Sempre tra le banche, Credem ha annunciato di aver ricevuto la comunicazione sui requisiti patrimoniali da rispettare nell'ambito del processo di revisione prudenziale (Srep): il Cet1 ratio minimo assegnato è pari a 7%, ampiamente superato dal Cet1 ratio registrato dal gruppo a fine settembre, al 13,64%. "Il margine di sicurezza di oltre 6,5 punti percentuali è il più elevato tra le banche italiane che hanno preso parte agli stress test della Bce dello scorso 2014, in cui Credem è inoltre risultata la migliore nello scenario 'avverso'".
Shanghai ha registrato in mattinata uno scivolone del 2,6%, il maggiore dalla fine di novembre, e Hong Kong ha perso l'1,7%. L'effetto è stato di abbattere l'indice Msci sui mercati emergenti, che ha segnato una battuta d'arresto per la prima volta in mezzo a una striscia positiva di sei giorni. A spiegare gli ordini di vendita sui listini cinesi c'è - secondo la ricostruzione a Bloomberg dell'analista di Kgi Securities da Shanghai, Ken Chen - il timore per l'eliminazione del bando alle vendite che Pechino impose sui maggiori azionisti delle società quotate, nel mezzo del crollo dei listini della scorsa estate. Non manca un nuovo caso giudiziario: China Telecom Corp., il terzo operatore wirless del Paese, ha perso l'1,9% a Hong Kong dopo che la Commissione centrale di ispezione sulla condotta dei manager ha rivelato che Chang Xiaobing, a capo di China Unicom per più di un decennio prima di passare alla stessa China Telecom nello scorso settembre, è sotto indagine per violazioni dei codici di disciplina.
In Giappone sono emersi dati macro rilevanti: l'inflazione è rimasta stabile a +0,3% a novembre su base annuale, mentre la produzione industriale ha segnato un netto e inatteso calo. A novembre la lettura mensile ha segnato una contrazione pari all'1%, dal +1,4% del mese precedente. Gli analisti si attendevano una flessione di mezzo punto percentuale. In linea con le attese, invece, il dato annualizzato che segna un rialzo pari all'1,6%, dal -1,4% precedente. Si è registrata comunque una chiusura in rialzo per la Borsa di Tokyo, con l'indice Nikkei salito a 18.873,35 punti a +0,56%. La Borsa nipponica era reduce da cinque sedute in calo; sul mercato sono passati di mano soltanto 1,55 miliardi di titoli, una delle giornate più fiacche dell'anno. L'oro scende dello 0,4% in Asia a 1.071,7 dollari l'oncia.
A Milano, Piazza Affari chiude la seduta in calo dello 0,26%, debole ma migliore delle altre Borse Ue: Parigi ha perso lo 0,96% e Francoforte lo 0,74%, mentre Londra resta chiusa per la festività del Boxing day. Wall Street chiude in territorio negativo, anche a causa dell'indice della Fed di Dallas, termometro dell'attività economica della regione, a dicembre nettamente peggiorato a quota -20,1 punti (il dato di novembre era -4,9): il Dow Jones ha ceduto lo 0,14%, il Nasdaq lo 0,15% e lo S&P 500 lo 0,22%.
Sul fronte valutario, l'euro è a 1,097 dollari. Contro lo yen la moneta unica vale 132,15. E' il rublo a soffrire nuovamente il calo del greggio: la moneta russa aggiorna il minimo da oltre un anno contro il dollaro, sopra quota 72. Lo spread tra Btp e Bund tratta invece poco mosso a 103 punti. Il rendimento è all'1,63%. Sul listino milanese si segnala la buona performance di Mps, che ha chiuso la cessione di un pacchetto di sofferenze da 1 miliardo a Deutsche Bank. Sempre tra le banche, Credem ha annunciato di aver ricevuto la comunicazione sui requisiti patrimoniali da rispettare nell'ambito del processo di revisione prudenziale (Srep): il Cet1 ratio minimo assegnato è pari a 7%, ampiamente superato dal Cet1 ratio registrato dal gruppo a fine settembre, al 13,64%. "Il margine di sicurezza di oltre 6,5 punti percentuali è il più elevato tra le banche italiane che hanno preso parte agli stress test della Bce dello scorso 2014, in cui Credem è inoltre risultata la migliore nello scenario 'avverso'".
Shanghai ha registrato in mattinata uno scivolone del 2,6%, il maggiore dalla fine di novembre, e Hong Kong ha perso l'1,7%. L'effetto è stato di abbattere l'indice Msci sui mercati emergenti, che ha segnato una battuta d'arresto per la prima volta in mezzo a una striscia positiva di sei giorni. A spiegare gli ordini di vendita sui listini cinesi c'è - secondo la ricostruzione a Bloomberg dell'analista di Kgi Securities da Shanghai, Ken Chen - il timore per l'eliminazione del bando alle vendite che Pechino impose sui maggiori azionisti delle società quotate, nel mezzo del crollo dei listini della scorsa estate. Non manca un nuovo caso giudiziario: China Telecom Corp., il terzo operatore wirless del Paese, ha perso l'1,9% a Hong Kong dopo che la Commissione centrale di ispezione sulla condotta dei manager ha rivelato che Chang Xiaobing, a capo di China Unicom per più di un decennio prima di passare alla stessa China Telecom nello scorso settembre, è sotto indagine per violazioni dei codici di disciplina.
In Giappone sono emersi dati macro rilevanti: l'inflazione è rimasta stabile a +0,3% a novembre su base annuale, mentre la produzione industriale ha segnato un netto e inatteso calo. A novembre la lettura mensile ha segnato una contrazione pari all'1%, dal +1,4% del mese precedente. Gli analisti si attendevano una flessione di mezzo punto percentuale. In linea con le attese, invece, il dato annualizzato che segna un rialzo pari all'1,6%, dal -1,4% precedente. Si è registrata comunque una chiusura in rialzo per la Borsa di Tokyo, con l'indice Nikkei salito a 18.873,35 punti a +0,56%. La Borsa nipponica era reduce da cinque sedute in calo; sul mercato sono passati di mano soltanto 1,55 miliardi di titoli, una delle giornate più fiacche dell'anno. L'oro scende dello 0,4% in Asia a 1.071,7 dollari l'oncia.