Economia

Borse in rosso, pesano Tokyo e il lavoro Usa. Bene negli Usa

Negli Stati Uniti è risalita la disoccupazione, disattendendo le attese. Male anche l'attività manifatturiera giapponese che a marzo ha visto la contrazione più rapida da oltre tre anni, alimentando i timori che la terza economia mondiale possa scivolare di nuovo in recessione. Wall Street chiude in positivo

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MILANO - Giornata di passione per i mercati europei con Milano che chiude in calo dell'1,88% trascinata in rosso dalle banche. Sui listini pesano l'incognita giapponese e il lavoro Usa, peggiorato nell'ultimo mese. Londra cede lo 0,47%, Francoforte arretra dell'1,71% e Parigi dell'1,43%. In controtendenza Wall Street, che ha chiuso positiva. Il Dow
Jones ha registrato un incremento dello 0,61%, pari a 107,66 punti, e si è fermato a quota 17.792,75. Il Nasdaq ha registrato un aumento dello 0,92%.

A livello macroeconomico la situazione resta tesa e difficile da interpretare. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è salito a sorpresa in marzo al 5% dal 4,9% del mese precedente. Gli analisti si attendevano una conferma sui livelli di febbraio. Secondo i dati del dipartimento del lavoro inoltre nel mese sono stati creati 215.000 posti di lavoro, sostanzialmente in linea con le attese degli analisti (213.000). Nel mese il settore manifatturiero ha perso 29.000 posti dopo averne già persi 18.000 In febbraio. Nel periodo la settimana media di lavoro è rimasta invariata a 34,4 ore.  La fiducia dei consumatori, invece, misurata dall'Università del Michigan si è attestata a 91 punti alla fine di marzo, al di sopra delle attese degli analisti che erano per una performance a quota 90,4 punti.

In Europa i dati sulla disoccupazione dell'Italia che ha registrato un aumento del tasso all'11,7%. L'euro termina la settimana a 1,1358 dollari, dopo aver toccato un top di 1,1438 dollari. Lo spread è in lieve rialzo a quota 107 punti con i Btp che rendono l'1,21%: sul debito italiano non ci sono quindi ripercussioni dalle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, dopo la rivelazione delle intercettazioni con il compagno riguardo un emendamento alla Legge di Stabilità 2015 che lo avrebbe favorito.

Una volta archiviata la tornata di dati macroeconomici di giornata gli addetti ai lavori valuteranno le reazioni della banche centrali. La Fed ha promesso cautela nel rialzo dei tassi riducendo la stima sulle strette per il 2016 da quattro a due con la prima che potrebbe arrivare dopo l'estate: difficile che Janet Yellen decida di muoversi ad aprile, a meno di un boom dell'occupazione. Dal Giappone la BoJ ha messo a tacere le voci che mettevano in dubbio l'efficacia del quantitative easing nipponico: "Non c'è alcuna cifra limite, possiamo andare avanti finché vogliamo" ha detto il governatore Haruhiko Kuroda. In Europa, invece, Mario Draghi, numero uno della Bce, non esclude di tagliare ulteriormente i tassi e neppure lanciare l'helicopter money.  Per il momento, però, l'Eurozona resta in deflazione.

Questa mattina la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo del 3,55%. Il continuo rafforzamento dello yen sul dollaro e l'ulteriore segnale negativo della fiducia delle aziende nipponiche, ai minimi in 3 anni - comunicato questa mattina dall'indice Tankan - non incoraggiano l'investimento sulla piazza nipponica. Al contrario, l'attività manifatturiera in Cina a marzo è tornata a crescere per la la prima volta in nove mesi con l'indice che segna quota 50,2 punti (quota 50 e la linea di demarcazione tra espansione e contrazione) dopo che da luglio 2015, il settore manifatturiero non ha smesso di contrarsi, registrando a febbraio la più importante flessione da quattro anni. In Italia l'indice manifatturiero sale a 53,5 a marzo, in Germania avanza a 50,7 e a livello di Eurozona prosegue il recupero a 51,6 punti.

La reazione del petrolio è negativa: perde quota il Wti che scambia sotto i 38 dollari al barile e il Brent che cede quota 39. In discesa anche l'oro che passa di mano a 1.230,73 dollari l'oncia.

Sull'azionario milanese si confermano sotto pressione i bancari in particolare Mps, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Faro anche su Bpm e Banco Popolare dopo il via libera dei cda alla fusione e in attesa dell'ok delle rispettive assemblee. Male anche Cnh Industrial e Fca nel giorno delle immatricolazioni (il titolo del Lingotto, però, era stato ben comprato nei giorni scorsi).