New York segue, ma anticipa la California: salario minimo a 15 dollari
A Londra debutta l'aumento degli stipendi voluto dal premier David Cameron. Dagli Stati Uniti all'Europa si tratta di un risultato concreto dopo anni di denunce sulle crescenti diseguaglianze economiche
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MILANO - New York mette la freccia e sorpassa la California sul salario minimo. Il governatore democratico, Andrew Cuomo, e i leader del Congresso locale hanno annunciato di aver raggiunto un accordo per aumentare la paga minima nello stato di New York a 15 dollari l'ora: nella Grande Mela l'aumento sarà a regime entro la fine del 2018, per le contee periferiche, invece, ci sarà tempo fino al 2022, proprio come in California.
Annunciando l'incremento del salario minimo - al momento fissato a 9 dollari - New York è diventato il secondo stato a garantire la soglia dei 15 dollari all'ora seguendo a distanza di poche ore la California. Eppure è proprio all'ombra della Statua della Libertà che alla fine del 2012 i dipendenti dei fast food cominciarono la battaglia per i 15 dollari che poi contagiò l'intero paese. A livello federale, il minimo salariale è di 7,25 dollari all'ora e da tempo il presidente Barack Obama chiede al Congresso, a maggioranza repubblicana, di alzarlo a 10,10 dollari.
Lo sciopero degli hamburger contro i salari da fame
Martedì scorso era stato il Golden State ad annunciare l'intesa per portare entro il 2022, con aumenti graduali di un dollaro l'anno, il salario minimo a 15 dollari l'ora. "E' una questione di giustizia economica" aveva detto il governatore democratico della California, Jerry Brown aggiungendo che "l'intesa permette di migliorare le condizioni dei lavoratori gradualmente, ma tutela anche le aziende in caso di recessione o problemi economici". Il salario minimo di 15 dollari l'ora, infatti, potrebbe slittare di un anno in caso di difficoltà economiche: "La California sta dimostrando che possiamo fare molto per i nostri lavoratori e per la nostra economia. E che possiamo farlo attraverso il processo legislativo".
Di più: la politica locale sta dimostrando di potere aggirare la paralisi di quella federale a Washington raggiungendo un risultato concreto dopo anni di denunce sulle crescenti diseguaglianze. Basti pensare al movimento di Occupy Wall Street e all'opera di Thomas Piketty "Il capitale del XXI secolo"attraverso il quale chiede una maggiore redistribuzione del reddito chiedendo un salario minimo e supertasse sugli stipendi dei manager.
Intanto, in Europa, proprio oggi debutta l'aumento del salario minimo in Inghilterra che con una serie di graduali incrementi da 6,7 sterline arriverà prima a 7,2 sterline, poi entro il 2020 salirà a 9 sterline l'ora: pari a uno stipendio lordo da 1.400 sterline al mese per un lavoro da 40 ore a settimana. La decisione è stata presa dal governo Cameron per rispondere alle accuse sul crescente gap tra ricchi e poveri nel paese, una sperequazione - dicono numerosi economisti - dannosa per la stabilità sociale.
Anche per questo in molti Paesi cresce la tendenza di varare un salario minimo e poi farlo crescere, come è avvenuto per esempio in Germania (ma non in Italia, dove non esiste al di fuori delle contrattazioni collettive). Tuttavia l'iniziativa inglese - come quella di New York e California - è seguita con qualche apprensione: secondo alcune associazioni di categoria si rischia di far diminuire la produttività causando la perdita di posti di lavoro. "La chiave - dice al Financial Times Alan Manning, docente della London School of Economics - è trovare l'equilibrio giusto: aumentare il salario minimo, ma non troppo".